Nessuna retorica. Nessuna posa eroica. Ma parole da kamikaze. Oppure, visto che il tempo dei kamikaze è finito da un pezzo e è di un professionista che stiamo parlando, parole che arrivano dall’assoluta certezza di non poter essere smentite. E pure dall’assenza di paura circa possibili (ulteriori) conseguenze in qualche aula di tribunale. Alessandro De Giuseppe, la iena che ormai da anni si occupa dell’omicidio di Chiara Poggi, ancora una volta è andato dritto, a testa bassa, dentro la zona più radioattiva della cronaca giudiziaria italiana: il delitto di Garlasco. E il sistema Garlasco. Questa volta (dopo quello che avevamo già raccontato) lo ha fatto da Bugalalla , nell’ultima puntata del podcast pubblicato da Francesca Bugamelli.
Il punto di partenza è chiaro e non viene edulcorato: per De Giuseppe la condanna di Alberto Stasi non coincide automaticamente con la verità storica dell’omicidio di Chiara Poggi. E la frattura tra la verità di una sentenza e la verità vera sarebbe stata costruita pezzo dopo pezzo da chi aveva interesse a incastrare il fidanzato di Chiara. Solo che oggi quei pezzi iniziano a consumarsi. C’è, come è noto, un servizio de Le Iene pronto da settimane, ma che non va in onda. Non per strategia televisiva, bensì per una richiesta esplicita della Procura di Pavia, che starebbe verificando elementi emersi dalle nuove indagini giornalistiche. “In questa vicenda – racconta De Giuseppe - sono state fatte cose inquietanti. Abbiamo trovato la testimonianza diretta di una persona che ha visto qualcuno in un luogo preciso e in un orario esatto, il giorno del delitto. E’ una testimonianza circostanziatissima”.
Ma “circostanziatissima” rispetto a cosa? All’orario della morte di Chiara? Non quello cristallizzato nei processi, ma quello che potrebbe essere riscritto. “Lei ha visto questa persona intorno alle nove e mezza, nove e trentacinque - racconta De Giuseppe - quando è morta la povera Chiara, all’inizio, si parlava delle undici, undici e venti”. La testimone sarebbe stata contattata tramite una familiare “che da 18 anni sentiva una cosa”, ma per anni ha avuto paura e ha maturato solo negli ultimi mesi la reale consapevolezza del peso di ciò che aveva visto. “Non aveva mai pensato – ha aggiunto l’inviato delle iene -che potesse essere collegabile. La persona di cui mi ha parlato è stata già collegata più o meno da altri testimoni. Ma questa è una testimonianza diretta. Poi ne ho trovata un’altra direttissima. Le persone attenzionate sono sempre quelle”.
Fin qui, comunque, tutte cose che si sapevano già e che su MOW avevamo anticipato. Ma De Giuseppe è passato alla dinamite da Bugallalla tornando anche sulla questione del DNA di Chiara Poggi9 sui pedali della bicicletta di Alberto Stasi. “Arriva una telefonata in cui si dice che serve qualcosa per incastrare Stasi – dice – poi subito dopo appaiono due grammi e mezzo di dna pulito sul pedale, che è stato detto che era sangue. Di solito sui pedali si trovano quantità modiche, e sono sporche, che provengono dalle suole delle scarpe. Qui si parla di due grammi e mezzo. Pulito. Il sospetto è che ce l’abbiano messo. Non è una certezza, ma le indagini del 2027 sono state catastrofiche”.
L’impressione è che la Procura di Pavia, oggi, stia sì cercando i veri assassini di Chiara Poggi, ma contestualmente voglia smantellare definitivamente una rete di potere che c’era già nel 2007 a Garlasco, che coinvolgeva “anche uomini dello Stato”, e che s’è stretta intorno a Alberto Stasi per evitare che si guardasse altrove. "Sempio? - dice ancora De Giuseppe parlando sempre al plurare rispetto a chi ha ucciso Chiara Poggi - Non voglio dire che sia colpevole,ma secondo me era lì". Quel “altrove”, quindi, è diventato oggetto di attenzione adesso e De Giuseppe non ha dubbi: “potrebbero accadere delle cose in tempi molto brevi”. Sul perché non siano accadute prima, invece, si lascia andare a un commento che resta senza nomi espliciti: “A Garlasco tutti hanno molta paura di una famiglia e di una persona. Molta paura”. Il video completo pubblicato da Francesca Bugamelli è qui sotto.