L'ammissione di colpa non basta, anzi...
La Naba, Nuova Accademia di Belle Arti, ateneo privato, ha deciso di licenziare il filosofo Leonardo Caffo (37 anni) che, condannato a quattro anni per maltrattamenti nei confronti della sua ex compagna (e madre della figlia), aveva chiuso a dicembre un accordo con il tribunale – ammissione di colpa, rinuncia all’appello, obbligo di seguire un percorso di recupero – grazie al quale si era visto dimezzare la pena e aveva ottenuto la non iscrizione nella fedina penale della condanna.
L'insegnante di "fallibilità"
Tanto non è bastato alla Naba, dove Leonardo Caffo insegnava Estetica, che lo ha licenziato per “motivi disciplinari”. “Scelta vendicativa e anticostituzionale”, ha dichiarato Caffo che, annunciando il ricorso, ha spiegato: “Un provvedimento sproporzionato e contrario ai principi dell’articolo 27 della Costituzione che impone che la pena sia rieducativa e non vendicativa”. Ancora secondo il filosofo, il licenziamento risulterebbe come “una sanzione ulteriore per fatti già definiti in sede penale” che finisce per danneggiare “chi ha sbagliato invece di favorire il suo reinserimento nella società”.
“Ho chiesto scusa – ha continuato Caffo – e mi sono impegnato a cambiare e migliorare”. Ma oggi, aggiunge: “Si preferisce la gogna mediatica e la punizione perpetua alla possibilità che una persona continui a contribuire alla società”. “Come filosofo di professione – ha spiegato – potrei insegnare Kant o Hegel, ma anche la fallibilità umana, il valore del perdono, la capacità di rialzarsi e di rispettare le leggi della Repubblica anche quando non coincidono con le proprie idee”.
La Naba preferisce non commentare
Leonardo Caffo sostiene di avere avuto proposte di lavoro all’estero che a questo punto si vedrebbe costretto ad accettare, ma con il risultato di allontanarlo dalla figlia con la quale sta cercando di ricucire un rapporto. Infine: “Come potrei spiegare un giorno a lei o agli studenti che mi chiedono di tornare in aula, che la società premia il giudizio affrettato e non la riparazione? Come può un’istituzione universitaria prestigiosa non comprendere il valore delle differenze, del perdono, della capacità di non punire doppiamente qualcuno? Le istituzioni – chiosa Caffo – se si fanno influenzare “dalla paura del giudizio altrui, o da qualche rumore di sottofondo sui social” finiscono per perdere ogni forma di rilevanza e natura. La Naba preferisce non commentare.