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26 dicembre 2025

Il Tribunale che vieta a papà Nathan di partecipare al pranzo di Natale della famiglia nel bosco è tutto il contrario della giustizia

  • di Riccardo Canaletti Riccardo Canaletti

26 dicembre 2025

Una decisione che è servita a non creare un precedente, dice il Tribunale, ma scegliere di dare un padre solo due ore per stare con i propri figli e sua moglie il giorno di Natale non ha nulla a che fare con la giustizia. Né, tantomeno, con il bene dei bambini

Foto: Ansa

Il Tribunale che vieta a papà Nathan di partecipare al pranzo di Natale della famiglia nel bosco è tutto il contrario della giustizia

Si badi, non serve condividere lo stile di vita primitivo e ascetico (apparentemente, visto che le sedute di guarigione spirituale della madre erano a pagamento) della famiglia nel bosco per difenderla. Si può anche credere che esista un limite alla libertà di comportarsi in modo stupido, rifiutando tutto ciò che dall’industrializzazione a oggi il mondo ci ha donato, dall’acqua all’elettricità. Il problema è che quel limite non può porlo di certo uno Stato. In economia - vedi Von Mises - si sa che lo Stato non sa fare i conti. È come un bambino che ha bisogno di toccarsi le dita per arrivare a dieci. Lo Stato, però, ci vede anche doppio e quindi i calcoli li sbaglia lo stesso (e questo si trasforma facilmente in una mala gestione dei soldi degli individui estratti dai loro conti privati con la forza, cioè le tasse). Questa incapacità di gestire in modo centrale la vita reale delle persone innesca tutta una serie di fenomeni immorali. È una dura legge del mondo che non è chiaro perché non si applichi anche ad altre realtà, tra cui la legge. 

La casa nel bosco vicino a Chieti della famiglia
La casa nel bosco vicino a Chieti della famiglia Ansa

Il Tribunale dei minorenni dell'Aquila ha vietato a “papà Nathan” di pranzare a Natale con la famiglia. Per lui, ora rinchiuso in una struttura a Vasto, solo due ore, prima di pranzo, per stare con la famiglia. Il Tribunale, dice, voleva evitare il precedente. Ma un precedente lo ha creato. La legge cieca di fronte a una festa che si porta dietro tutto uno strascico di simboli, rituali familiari e significati e che crede davvero sia giusto non lasciare che dei bambini di sei e otto anni pranzino con i propri genitori. La prima delle due obiezioni è relativa, perché non ho so se la famiglia nel bosco abbia mai festeggiato il Natale. La seconda obiezione mi sembra sufficientemente generale invece. Si dice spesso che i figli non siano proprietà dei genitori. È giusto, ma questo li rende proprietà dello Stato o delle leggi? 

Nathan e Catherine
Nathan e Catherine

Una giurisprudenza grinch a chi fa del bene? Mentre si discute se i ragazzi abbiano ricevuto la giusta istruzione (perché i ragazzi italiani che frequentano la scuola dell’obbligo la ricevono?), la giusta forma di contatto umano (perché i ragazzi italiani che sono sempre al telefono, che vanno in discoteca fino a tardi, che bevono alcool dalla mattina alla sera, tutte cose legittime e piacevoli per carità, sono il giusto modello di socializzazione che il nostro Paese persegue?), la giusta attenzione per la salute (perché l’esposizione dei ragazzi italiani allo smog, all’inquinamento urbano, ai rumori, alle luci di notte, al fumo e così via è un toccasana per il corpo di un essere umano?), il tribunale fa di certo una scelta sbagliata. La verità è che non esiste festa senza che si faccia un torto a qualcuno e stavolta il torto hanno scelto di farlo con cinismo burocratico, con rivendicata antipatia notarile. Della serie: stiamo solo svolgendo il nostro lavoro. Ci sarebbe da chiedersi se, arrivati a questo punto, il loro lavoro sia garantire il meglio ai tre bambini oppure no.  

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Foto:

Ansa

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