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17 aprile 2026

La rapina a Napoli è “come quelle di una volta. Quando ho visto che erano fuggiti ho sorriso, spero la facciano franca”. Parla Tino Stefanini, storico rapinatore della banda Vallanzasca

  • di Gianmarco Serino Gianmarco Serino

17 aprile 2026

La rapina a Napoli ha lasciato tutti a bocca aperta, ma Tino Stefanini, storico rapinatore di banche e membro storico della banda di Renato Vallanzasca ci ha raccontato che ai suoi tempi i giornali buttavano giù due o tre righe. Oggi una rapina è un fatto eclatante perché nelle filiali non ci sono più i soldi. "L'avevano cobinata da tempo. Spero che la facciano franca e che gli sia andata bene, non hanno fatto male a nessuno. Nelle cassette di sicurezza puoi trovare soldi, gioielli, ma pure un sacco di scartoffie"
La rapina a Napoli è “come quelle di una volta. Quando ho visto che erano fuggiti ho sorriso, spero la facciano franca”. Parla Tino Stefanini, storico rapinatore della banda Vallanzasca

Il Gis arriva dopo 4 ore in elicottero da Livorno. L’antiterrorismo non è preparato a sufficienza per fare irruzione nella filiale della Crédit Agricole in piazza Medaglie d’oro, al Vomero. Ci sono 25 ostaggi, meglio non rischiare. “Non passate da qui, se no vi sparano”. Cinque o sei colpi sparati in aria. Nella piazza però accorrono almeno un centinaio di correntisti preoccupati per le loro cassette di sicurezza dove ci sono già le forze dell’ordine insieme al procuratore generale Nicola Gratteri. E’ un colpo in banca vecchio stile. Quattro o cinque uomini dal marcato accento napoletano, maschere di attori di Hollywood e armi spianate per prendere in ostaggio una filiale. L’obiettivo sono le cassette di sicurezza, che però sono pure un bel terno all’otto. “I contanti non ci sono più in banca come una volta e nelle cassette può esserci di tutto, documenti, gioielli, ma può pure andarti male e trovarci delle caz**tine”. Così ci spiega Tino Stefanini, che nella sua vita di rapine ne ha messe a segno parecchie ed è stato uno degli storici banditi parte della banda della Comasina insieme a Renato Vallanzasca. Erano la banda della Comasina, il terrore di tutta Milano. “La via di fuga doveva già pronta da tempo, perché per restare all’interno di una banca asserragliati doveva per forza esserci una via di fuga”.

Tino Stefanini da giovane Corriere
Tino Stefanini da giovane Corriere

Un piano così, più o meno in quanto si prepara, quanto tempo ci vuole? Giorni, settimane, mesi? “A Napoli non ci sono mai stato, non conosco la sua rete fognaria, però sono riusciti a scappare. Spero che gli sia andata bene e che non li becchino. Non mi interessa più quel genere di vita, però dato che non hanno fatto del male a nessuno spero che se la cavino”. Ma adesso nel 2026 chi è che fa ancora le rapine in banca? Non è forse un mestiere che ha fatto il suo tempo? “Nelle banche soldi non ce ne sono più, a meno che non rimani dentro un’ora, attendi che si apra la cassa continua, la cassaforte a tempo (che anche oggi avrà le sue falle)s, poi prendi i soldi e scappi. Però oggi le rapine sono rare. Ci sono sistemi d’allarme sia per l’entrata, sia per i caveau, e poi l’enorme problema delle telecamere. Ci sono telecamere ovunque, non solo dentro le banche. Sono davvero in pochi quelli che ancora vanno a rapinare le banche”. Qui i rapinatori hanno puntato alle cassette di sicurezza. “Per questo ti dicevo che la via di fuga doveva essere già pronta, perché le cassette di sicurezza sono gli unici posti dove puoi trovare la sorpresa. Soldi o gioielli. Per lavorare le cassette di sicurezza ci vuole del tempo, non è una cosa veloce. Devi scardinarle una alla volta sperando di trovare quella piena”. Quindi secondo te sapevano già a quali cassette puntare? “Questo non te lo so dire. Bisogna vedere quello che hanno portato via, perché oltre a soldi e gioielli in quelle cassette spesso ci sono anche tante scartoffie. E’ stata una rapina come di quelle che si facevano una volta, insomma”. Secondo te è un ritorno in grande stile di un tempo che non c’è più? “Non credo sai, anche dalle mie parti le rapine in banca sono molto rare. Capitano ogni tanto, ma vengono tutti arrestati per il fatto delle telecamere per la città. Per cosa poi? Non ci sono più tutti i soldi che si trovavano un tempo. Devi essere fortunato. E poi non vale neanche la pena di farsi 6-8 anni di carcere, perché poi cosa ci porti via? Anche se aspetti l’apertura della cassa continua ci sono, al massimo, quei 60 mila euro, ma non di più. Che fai poi, ti prendi quei 10 mila euro a testa? A i miei tempi eravamo degli scapestrati, era diverso. Siamo cresciuti in un quartiere molto degradato e siamo cresciuti in quel modo perché era anche una lotta contro il sistema. Mi hanno fatto vedere la diretta, ‘un fatto eclatante’ per i giornalisti, e ancora oggi se ne scrive su tutti i quotidiani, ma ai miei tempi si buttavano giù due o tre righe perché erano un fatto comune”.

Tino Stefanini nel 2026 Sky
Tino Stefanini oggi Sky

Il Gis poi, è arrivato dopo quattro ore da Livorno, che ne pensi? “Perché non c’è stato nessun tipo d’allarme anche se loro erano all’interno. Hanno lavorato tranquilli, sapendo che erano asserragliati e quelli aspettavano l’uscita degli ostaggi. Poi sono fuggiti e hanno lasciato tutti (insomma, le forze dell’ordine) a bocca aperta quando hanno scoperto che non c’era più nessuno”. Quando hai appreso la notizia dal telegiornale qual’è il primo ricordo che ti è venuto in mente? “L’ho seguita quasi con simpatia perché ho sentito che se ne erano andati. All’inizio pensavo che li avrebbero presi, perché vedendoli asserragliati ho pensato ‘ecco, adesso li beccano’. Poi invece quando ho visto che hanno scoperto che non c’era più nessuno e hanno trovato il tombino da dove se ne sono andati, mi è venuto un sorriso”.

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