Papaveri, papere e bavetta...
bbassare la qualità, mettersi al livello dello spettatore medio (ma voi lo avete visto, lo spettatore medio?), accarezzare gli intestini che digeriscono la cena, cullare tra la bavetta che scende dall’angolo della bocca e un improvviso ronfare in quattro quarti. Ormai è certo: l’abbassamento soporifero della qualità di TUTTO non è un caso, non è incapacità: è studiato e perseguito scientemente. Lo prova l’uso, a Sanremo, dell’intelligenza artificiale curata dalla TIM, perché le cose sono due: 1) o anche in TIM si viene assunti per raccomandazione politica e quindi sono incapaci 2) oppure l’uso bimboinchiesco dell’IA è voluto. Le paperocchie impastrocchiate che sono apparse sullo schermo sembravano fatte con la versione base (non a pagamento) di una qualsiasi app scarsa di intelligenza artificiale. Forse Sanremo non vale neanche un abbonamento di venti euro, ma ci sembra difficile.
Elvis Presley ospite a sorpresa di Carlo Conti
Più che altro, si suppone, sia la TIM sia gli autori di Sanremo conoscono il loro pubblico, composto da sacchi organici riempiti di cibo che sui social commentano foto e testi generati dalla IA senza capire che non c’è un individuo dietro, teste vuote e canticchianti che litigano con i bot, fan di Elvis Presley convinti di vederlo mangiare la pasta e parlare in siciliano e persuasi che quella sia la prova definitiva che Elvis è vivo e si nasconde in Sicilia per mangiare pasta con le melenzane. Non ricordo bene se sia Dio o il diavolo a nascondersi nei dettagli, ma l’uso della intelligenza artificiale a Sanremo, sponsorizzata da un’azienda che di tecnologia dovrebbe capirne, dà la misura del nostro Paese e di quello che pensano di noi coloro i quali, per così dire, tirano i fili della comunicazione.
Meme scarsi
Mentre il mondo si interroga seriamente se staccare la spina all’intelligenza artificiale (ammesso che non sia troppo tardi), mentre la cosiddetta singolarità tecnologica — ossia il punto di non ritorno — sembra già essere stata raggiunta, mentre i CEO delle grandi multinazionali e dei fondi di investimento stornano gli investimenti sulla IA perché a rischio non ci sono solo i posti di lavoro degli operai ma quelli dello stesso management, mentre un agente di intelligenza artificiale potrebbe benissimo essere il direttore e il caporedattore di un giornale online e fare più click e view di una redazione umana (esistono già, chi è del mestiere li conosce e sa che vanno dritti su Google Discover perché sono super ottimizzati per la SEO) — ecco che l’IA a Sanremo viene rappresentata come una generatrice di meme scarsi.
Canticchiando sul bidet
Voi dite che si tratta di incapacità? Io la penso diversamente. Mostrare quello che può fare davvero l’intelligenza artificiale durante Sanremo vorrebbe dire togliere il sonno agli italiani. Renderla innocua, prenderla in giro, far ridere lo spettatore di una stupidaggine significa perseguire lo spegnimento del cervello dello spettatore, che nessuno vuole acceso. No, non è incapacità. E c’è poco da sfottere. Sanremo deve essere un ronzio di fondo, due note da canticchiare sul bidet, una battuta in ufficio davanti alla macchina del caffè. La TIM lo ha capito. Voi no.