Da quel Natale del 2023 ormai sono passati due anni. Chiara Ferragni è stata prosciolta, il Pandoro Gate si è chiuso, ora è libera di firmare contratti con Guess e piano piano ricostruire la sua immagine, ma tutto l’incubo iniziò con le lacrime sui social e la repentina devoluzione di 1 milione di euro al Regina Margherita per scusarsi di aver commesso un errore. L’attenzione mediatica si concentrò da subito sul suo nome, sulla sua immoralità, ma non venne dato particolare spazio ai debiti milionari che gravavano sulla Città della Salute torinese e in particolare al grande polo a cui Ferragni fece la donazione, uno scandalo ben più grave. Il disavanzo dell’ospedale di piazza Carducci, come ammesso in quel dicembre dall’assessore della sanità Luigi Icardi, sarebbe stato pari a 2,7 milioni di euro (anche se i giornali parlavano di circa 20 milioni) e la donazione dell’allora moglie del rapper originario di Rozzano Federico Maria Lucia, in arte Fedez, appose una bella toppa e regalò una buona dose d’ossigeno a quei dissestati bilanci di cui ci si è trascinati a parlare fino al 2025, come venne fatto notare ai tempi dalla testata locale Lo Spiffero. Questo per insinuare assolutamente nulla eh, sia chiaro, Chiara Ferragni è stata prosciolta, ci teniamo davvero tanto a ricordarlo! Ad ogni modo è comunque interessante parlare del contesto in cui si svolse una parte della vicenda, ovvero lo scorporo del Regina Margherita dall’enorme azienda della Città della Salute torinese, la più grande d’Italia con più di 10 mila dipendenti e certamente la più difficile da amministrare, ma anche dove in dieci anni è successo davvero di tutto.
Il fatto è che proprio allora venne fuori uno scandalo sulla Città della Salute i cui conti sarebbero stati in rosso di addirittura 122 milioni di euro, che non sono proprio un dettaglio, no? Sempre nel Natale 2023 iniziò ad emergere che la Città della Salute non avesse incassato nei due anni precedenti dei crediti nei confronti di un’onlus per circa un milione e 200 mila euro, ma il marcio, quello vero, è venuto fuori solo dopo. A gennaio dell’anno scorso (2025) i pubblici ministeri Giulia Rizzo e Mario Bendoni hanno aperto altre due inchieste derivanti da quella principale sul rosso dei conti inaugurata nell’ottobre 2024 che aveva visto, al concludersi delle indagini preliminari, inviare notifiche a 25 persone e che aveva fatto emergere, effettivamente, quel buco da 122 milioni di euro di cui venne imputato Giovanni Lavalle (non c’è ancora nessuna sentenza di condanna), ovvero l’ultimo direttore generale dell’azienda ospedaliera. Il buco in questione sarebbe stato, secondo gli inquirenti, frutto dell’operato dei direttori sanitari e amministrativi, oltre ad altre figure manageriali insieme a parti del collegio sindacale, che tra 2013 e 2022 avrebbero falsificato i conti degli ultimi dieci anni per alleggerire il passivo, in particolare per quanto riguardava le voci della libera professione.
Tradotto, nessuno per circa dieci anni aveva verificato il versamento di una quota del 5% sulle prestazioni sanitarie intramoenia ai medici che le eseguivano. Dalle due nuove indagini sarebbe emerso che alcuni medici avrebbero fatto visite private in orario d’ufficio, senza timbrare il cartellino all’uscita e quindi risultando ufficialmente ancora in servizio per il sistema sanitario nazionale. Ma non solo, l’altra indagine, invece, per peculato riguarda l’utilizzo improprio delle carte di credito per spese non proprio necessarie. Queste due indagini sono ancora aperte, mentre la principale ha rinviato a giudizio nel novembre 2025 16 dirigenti ed ex dirigenti con l’accusa di falso in atto pubblico e truffa, anche se le indagini rimangono aperte. Alla fine il bilancio 2025 della Città della Salute è stato approvato, nonostante un anno intero di liti e nonostante chi continui a dire che i conti, nonostante tutto, ancora non tornino.