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21 novembre 2025

"Ogni colpo di minchia un ancòra", riflessioni finali sulla legge sul consenso sessuale

  • di Ottavio Cappellani Ottavio Cappellani

21 novembre 2025

La legge Boldrini cambia le regole del sesso: tacere non basta più, serve un consenso espresso, libero e “attuale”. Dal vecchio “no è no” all’"ancòra" che guida ogni colpo. Il nuovo codice dell’amore contemporaneo, tra flessioni, sospensioni temporali e colpi di minch*a eraclitei
"Ogni colpo di minchia un ancòra", riflessioni finali sulla legge sul consenso sessuale

È stata approvata dalla Camera dei Deputati all’unanimità, con 227 sì, la proposta di legge Boldrini in materia di violenza sessuale e di libera manifestazione del consenso. La novità sostanziale introdotta è “il consenso libero e attuale”.
Cosa c’è di nuovo rispetto a prima? Che la precedente legge si fondava, in assenza di specificazioni, sulla manifestazione del “dissenso”, da cui la frase “un no è un no”. Dall’assenza della manifestazione del dissenso, in altre parole, derivava la manifestazione del consenso, come l’altro famoso detto “chi tace acconsente”.
Da adesso, ove la proposta di legge passasse anche al Senato, il tacere non è più “un bel tacere” ma bisognerà esprimere espressamente (scusate il bisticcio di parole, ma l’amore non è bello se non è litigarello) il consenso. Non solo: bisognerà anche che questo consenso espresso sia “attuale”.
Adesso, facciamo attenzione: cosa vuol dire “attuale”? Attuale, secondo il dizionario, significa “nel momento presente”, che, come si sa, è diverso dal momento, mettiamo, di un minuto fa. Avete presente il Panta Rei? Peggio.

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aspettando il consenso in un rapporto di gruppo

Mentre prima, per così dire, per fermare in corso un atto sessuale non gradito bisognava esprimere un dissenso (il no che significa no), ossia, proprio come in bicicletta, bisognava dare una “frenata”, da adesso bisognerà, al contrario, dare una “pedalata”, incoraggiare, consentire, incitare diremmo, l’avanzamento dell’atto sessuale fino al suo naturale compimento.
Per dirla in parole comprensibili a tutti, perché anche questo è il compito del giornalismo, tradurre ossia in vulgata il leguleo: “A ogni colpo di mincha, un ancòra”, mi raccomando l’accento. Lontani sono infatti oramai i tempi in cui ogni colpo di mincha era un’àncora, tesa a fissare un amore, ad ancorarlo appunto nei perigliosi flutti della vita (flutti flutti che Dio perdona tutti), a renderlo profondo affondando, per così dire, nella sabbia di un sentimento reciproco.
No, l’àncora è diventata “ancòra”, perché, e state bene attenti, nel momento in cui l’“ancòra” non si fa sentire, libera e attuale, allora sarebbe meglio fermarsi, freezarsi per così dire, a mezz’aria, come un missionario che fa le flessioni, poiché, come si sa, come insegnava già Eraclito con il “tutto scorre”, il colpo di mincha prossimo è diverso dal colpo di mincha precedente e noi viviamo così, in sospensione, tra un futuro incerto e un passato che oramai non ci appartiene più.
 

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Anche le donne devono aspettare il consenso libero e attuale

Inutili sono i dibattiti che certamente non mancheranno, inutile ragionare su colpa e discolpa e su processo inquisitorio contro processo inquisitorio. Se dalla presunzione di innocenza si passi adesso alla presunzione di colpevolezza, per me più paletti mettete per evitare qualsiasi forma di concupiscenza meglio è e anzi mi stupisco ancora come a qualcuno venga in mente di praticare.
No, è il concetto stesso di questa legge che io trovo sublime e metafisico perché rappresenta in qualche modo la condizione umana stessa, piegati a terra, in una flessione infinita sulle braccia, aspettando un ancòra che, qualora arrivasse, sarebbe effimero come l’attimo fuggente.

Tag

  • violenza sessuale
  • consenso
  • legge

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