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25 febbraio 2026

Omicidio a Rogoredo, ora i colleghi di Cinturrino raccontato la verità sul poliziotto che ha ammazzato Mansouri: martellate, schiaffi e umiliazioni andavano avanti da tempo. E allora perché parlano solo ora?

  • di Riccardo Canaletti Riccardo Canaletti

25 febbraio 2026

Cinturrino era un riferimento per i più giovani, un poliziotto aggressivo con i suoi colleghi e un agente che si accaniva con tossici e spacciatori, che prendeva a schiaffi e a martellate. È il racconto di alcuni colleghi del poliziotto accusato di omicidio volontario per la morte di Mansouri (Zack). Ora parlano, ma questi comportamenti andavano avanti da tanto tempo
Omicidio a Rogoredo, ora i colleghi di Cinturrino raccontato la verità sul poliziotto che ha ammazzato Mansouri: martellate, schiaffi e umiliazioni andavano avanti da tempo. E allora perché parlano solo ora?

Abbiamo capito che Cinturrino non si è difeso da un attacco di Zack (il soprannome che gli avevano dato, perché veloce a scappare). E abbiamo capito che Zack, Mansouri, non gli stava puntando una pistola contro. Abbiamo capito che chi lo aveva difeso senza se e senza ma ora tace, o al massimo tende a sottolineare che si tratta di un caso specifico e che questo non macchia la divisa. Anzi, ci fanno sapere, dai piani alti, che quella divisa Cinturrino non la merita. 

Va bene. Ma i colleghi sapevano tutto, conoscevano le sue fissazioni, i suoi modi violenti, sapevano che girava intimidendo i tossici e non solo gli spacciatori (non sono la stessa cosa), sapevano che era aggressivo persino verso altri agenti. Il Corriere raccoglie un po’ di testimonianze: lui “usava il martello”, lo faceva scivolare già dalla manica come un eroe dei videogiochi. Ricattava gli spaccini facendosi dare tutto, in cambio non li avrebbe arrestati. Li prendeva a schiaffi, oltre che a martellate. Li umiliava. Per il suo carattere forte era diventato una sorta di riferimento per i più giovani in caserma. Quindi è evidente che non facesse nulla per non farsi notare. 

Carmello Cinturrino in una ambulanza la notte dell'omicidio
Carmello Cinturrino in una ambulanza la notte dell'omicidio

Allora la domanda è: ma dov’erano tutti questi colleghi in questi mesi? Ora i sindacati fanno marcia indietro, i politici di destra stanno zitti. La vergogna può essere tanta. Parliamoci chiaro: un poliziotto ha ucciso uno spacciatore in una zona pessima di Milano. Non c’è nulla di giusto in questa storia, neanche la vittima. Questo vuol dire che meritasse di essere freddato? Assolutamente no. Non vuol dire niente, se non che ci si aspetterebbe dalle forze dell’ordine e dalla giustizia italiana un po’ più di serietà nell’affrontare situazioni del genere, che sono poi quelle che avvelenano intere zone di Milano. Detto questo, le cose sono cambiate in pochi giorni. Quanto è emerso deve far cambiare idea, non su Zack o sul disastro che è Rogoredo, ma su questa storiaccia sì. Negarlo sarebbe ipocrita.

Eppure tutto questo riguarda i lettori, le persone esterne, il mondo fuori da quel mondo lì, fatto evidentemente di compiacenza, connivenza, tolleranza e all’interno del quale valgono logiche tribali. Perché i colleghi non hanno detto niente, perché non lo hanno segnalato, perché ora che Cinturrino viene accusato di omicidio volontario parlano e fino a ieri no? Perché, quando Cinturrino stava diventando il punto di riferimento per i più giovani, e cioè per una nuova generazione di agenti, i colleghi non hanno pensato di fermare tutto?

Cinturrino verrà giudicato, Zack è morto, ma questi agenti, che soltanto ora parlano, che son stati zitti, che hanno accettato tutto questi, sono forse più degni di indossare la divisa del loro collega? Quando il capo della polizia o i sindacati o le emittenti di destra parlano di una mela marcia, non si pongono davvero il problema di come questa mela abbia potuto continuare a marcire nella ceste delle mele buone? Non si chiedono se quelle mele buone siano state toccate dalla muffa di Cinturrino? Io me lo chiederei. In tanti se lo chiedono. In tanti la risposta già la conoscono.

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