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Quella di Rogoredo non è una storiaccia, ma un noir. E noi lo abbiamo scritto come avrebbero dovuto raccontarvelo davvero. Tra sbirri, spacciatori, Fight Club e…

  • di Ottavio Cappellani Ottavio Cappellani

  • Foto Ansa

24 febbraio 2026

Quella di Rogoredo non è una storiaccia, ma un noir. E noi lo abbiamo scritto come avrebbero dovuto raccontarvelo davvero. Tra sbirri, spacciatori, Fight Club e…
Il recente fatto di cronaca a Rogoredo diventa una storia noir nel bosco dove la cocaina brucia le narici e le coscienze si confondono. È il racconto di un ordine che nasce dal disordine, tra spaccio e ombre, il confine tra legge e colpa si assottiglia fino a scomparire

Foto Ansa

di Ottavio Cappellani Ottavio Cappellani

Neon, polvere da sparo e linoleum

Carmelo e Luca sono amici da parecchio tempo. Due strade diverse, due vite diverse, ma sempre uno a fianco dell’altro, anche se gli altri non hanno mai capito. Per Carmelo, Luca era la libertà, era quell’odore di polvere da sparo e sangue che senti quando ti fai una striscia di quella buona e per un attimo ti senti fuori da quel mondo fatto di assurde regole in formica illuminate dai neon delle caserme, che invece odoravano di linoleum. Era a Luca che doveva la sua ineccepibile carriera, che di riflesso illuminava anche quella dei suoi colleghi, anche se loro non lo capivano: non fai carriera rispettando le regole, lo sanno tutti, è sotto gli occhi di tutti. Hai mai visto un potente che è diventato tale rispettando le regole? Non raccontiamoci fesserie: il mondo è dei più forti, e Luca era forte.

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Fight Club

La metafora e il dopobarba

Era Luca a dargli le dritte, soprattutto su Rogoredo. Luca si muoveva in quel bosco umido illuminato dal liminare della morte, come l’assoluta indipendenza che ti coglie quando sai che stai per morire e non devi più rendere conto a nessuno. Si aggirava con una sua grazia, con una sua eleganza, anche se Carmelo sentiva l’odore rancido dei suoi calzini bagnati. In qualche maniera, in quel bosco fatato e maledetto, Luca era l’Ordine: tutti, anche se a malincuore, sapevano di avere bisogno di lui. Lo sapeva innanzitutto Carmelo: se non fosse stato per Luca si sarebbe mosso goffamente tra quel ronzio di affari e stantuffi, tra quelle connessioni che apparivano per una notte e sparivano con le prime luci dell’alba. La divisa non era fatta per quel luogo, e anche quando Carmelo cercava di vestirsi in borghese si vedeva lo stesso che era uno sbirro; il taglio di capelli ma soprattutto (era una lezione che aveva imparato) il suo odore: nel bosco si diventa ferini, si inquadra l’altro per il suo odore. Quando Luca glielo aveva spiegato a Carmelo sembrava una metafora, come quei discorsi strani che fanno nei film. “Nessuna metafora”, aveva detto Luca, “è l’odore del tuo dopobarba e il profumo che ti spruzza il barbiere. Solo gli sbirri vanno dal barbiere così spesso”.

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Bosco di Rogoredo

La polvere vince

Luca riscuoteva il suo pizzo, per mantenere l’ordine a Rogoredo. Quelli “caldi di testa”, come li chiamava, li segnalava a Carmelo, gli dava informazioni su quale fosse il momento di beccarli, dove nascondevano i soldi e le dosi: ne arrestava tanti, Carmelo, anche se poi i magistrati li rimettevano fuori ed era giusto così. Nessuno ha mai creduto che la legge possa aggiustare il mondo, così come un bidello si limita a spazzare i corridoi delle scuole e l’indomani dovrà rifarlo ancora e ancora. La polvere vince. Soprattutto quando si chiama cocaina.

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"La polvere vince..."

Film americani

Carmelo non riusciva a capire se era lui che dava una mano a Luca — il che sarebbe stato moralmente ripugnante — o se era Luca che dava una mano a lui, il che lo rendeva simile a quei poliziotti eroi dei film americani che intrattenevano rapporti confidenziali con i delinquenti che chiamavano “informatori”. I poliziotti americani, agli informatori, a volte dovevano minacciarli, cose tipo: “Se non mi dici qualcosa su questo caso dovrò sbatterti dentro e tu sai perché”. Ma Carmelo non aveva mai avuto bisogno di minacciare Luca: il loro equilibrio era perfetto.

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Fotogramma da Fight Club

La luce azzurrina di una illuminazione lontana...

Ogni tanto, Luca pattugliava con la squadra. I suoi colleghi ne erano terrorizzati. Carmelo ne godeva: lui era amico fraterno con qualcuno che i suoi colleghi temevano. Era un po’ come essere un capobranco. C’era Luca quella sera in cui dovevano arrestare Zack. Così gli aveva detto Luca: “Ha sbiellato, non vuole pagare, dice che ci denuncia, dobbiamo parlarci”. E così erano andati da Zack, bagnandosi entrambi i calzini che avevano iniziato a puzzare di rancido. Si erano anche appartati dietro un albero, Luca aveva fatto due piste belle grosse sul suo cellulare. Avevano tirato la cocaina sullo schermo illuminato e i loro volti erano diventati blu. Poi lo avevano accerchiato.

Zack era andato nel panico e si era voltato per fuggire.

Carmelo stava ancora pensando — questione di millisecondi — cosa avrebbe dovuto fare quando il suo timpano esplose in scintille che avevano lo stesso odore della cocaina.

Zack era morto, era volato a faccia in giù.

I suoi colleghi avevano spostato lo sguardo terrorizzato dal cadavere di Zack verso di lui. Vedeva il fumo del colpo appena sparato dileguarsi nell’aria attraverso la luce azzurrina di un’illuminazione lontana.

Carmelo si voltò verso Luca.

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