Il Teatro Sannazzaro e Quentin Tarantino
Quando brucia un Teatro è una perdita. Se il Teatro che va in fumo è il Teatro Sannazzaro di Napoli, è un lutto. Perché, come sa chiunque abbia a che fare con le tavole di un palcoscenico, il Teatro è memoria, e su quelle tavole si è fatta la Storia del Teatro. Certo, è facile abbandonarsi alla retorica, all’enfasi emotiva (che in ogni caso fanno parte del Teatro). Vinicio Marchioni, per esempio, mette l’accento su un’evidenza inconfutabile. Scrive su Instagram: “Dopo il Covid, il settore teatrale è stato l’unico a ripartire e il pubblico continua a riempire i teatri con passione ed entusiasmo”. Da insider non posso fare altro che confermare. E anzi citare Quentin Tarantino, che lo ha detto espressamente: “Da quando il Covid ha lanciato le piattaforme di streaming, al cinema non va più nessuno, non si guadagna. Per adesso è meglio scrivere per il Teatro”.
Le inchieste di MOW e le "pagine teatrali"
Marchioni evidenzia anche un altro punto, a mio avviso fondamentale: “Sono sparite le pagine teatrali dai giornali. Sui rotocalchi e nelle pagine di costume e società, sui social, il Teatro non esiste”. È in parte vero. Bisogna però dare atto ai quotidiani locali — forse gli unici rimasti davvero al servizio delle comunità — di non aver perso di vista le realtà teatrali delle loro città o regioni, mentre molti nazionali si smarriscono dietro retroscena politici che poco hanno a che fare con il Paese reale. Esistono anche siti online dedicati al Teatro: Sipario, forse il più prestigioso, o Dramma, più di nicchia ma fondamentale per gli addetti ai lavori. MOW, grazie alle inchieste del nostro caporedattore Riccardo Canaletti, ha scoperchiato abitudini viziose, dal Teatro San Carlo di Napoli al cosiddetto “racket delle masterclass” nei conservatori. E abbiamo iniziato a occuparci anche di recensioni teatrali: conoscendo i numeri, il ritorno in visibilità — e, più prosaicamente, in click — c’è. Eccome se c’è.
Non facciamo allarmismo e vittimismo
La visione di Marchioni, seppur condivisibile, mi sembra inutilmente allarmistica. I dati ci dicono che il Teatro è in crescita. Forse sta solo ai teatri italiani aggiornarsi. Il mio R.U.R., tradotto e adattato da Karel Čapek — il primo testo teatrale (1920) a parlare di Intelligenza Artificiale e di rivolta dei robot (termine che dobbiamo proprio a questo testo) — grazie alla sensibilità del Teatro Stabile di Catania, nelle persone di Rita Gari (presidente del CDA) e del direttore Marco Giorgetti, e con la regia di Cinzia Maccagnano, è stato un grande successo. È già stato scelto dal Teatro Pirandello di Agrigento, guidato dalla nuova direttrice Roberta Torre, che ha appena lanciato un Pirandello Fringe Festival, riportando Pirandello nelle strade della sua città. E R.U.R. è stato accolto anche da Miska Ruggeri, che da anni lavora nel liminare che unisce — e non divide — Tradizione e Innovazione. Perché non esiste innovazione senza tradizione: siamo tutti sulle spalle dei giganti. Il ministro Alessandro Giuli si è recato sul luogo del disastro, annunciando che “da qui parte un percorso di rinascita”.
Il Teatro e la Fede
Dico a Vinicio Marchioni: sono d’accordo con te sull’importanza e sull’attualità del Teatro in questa epoca storica. Ma non facciamone una questione come quella del cinema. Non urliamo al dovere di sostenerci a prescindere. Il sostegno va guadagnato sul campo — e molti, Marchioni compreso, lo stanno facendo. Non cadiamo nella retorica vittimistica. Il cinema in sala sta vivendo una crisi strutturale. Il Teatro, invece, sta ricominciando a vivere. Come i concerti live per i musicisti. Come il Teatro d’Opera. Mi diceva una mia carissima amica, grande scrittrice e luminare dell’Opera, che l’Opera va vista a Teatro perché gli spazi sono progettati per amplificare vibrazioni e risonanze. All’Opera, la musica si sente con il corpo, non solo con le orecchie. Siamo in un’epoca in cui il live è il futuro. Non perdiamoci in lamentazioni che non corrispondono alla realtà dei fatti. Il Teatro Sannazzaro è andato in fumo. Sono certo che risorgerà. Come stanno risorgendo molti teatri italiani, quando inseguono la qualità e non l’inerzia dei classici lasciati a impolverarsi, invece di essere presi e contemporaneizzati. Se ciò non avvenisse, avremmo tutto il diritto di lamentarci. Ma di fronte a questo lutto non comportiamoci come certe famiglie: non litighiamo sulla bara per spartirci l’eredità. Tutti i teatri sono stati Lazzaro. Tutti i teatri stanno risorgendo. Un po’ di fede, ogni tanto, non guasta.