Il Conformity Gate, la puntata segreta di Stranger Things, esiste. Seguitemi e vi dirò dove trovarla. Innanzitutto parliamo dei Duffer Brothers: questi due fratelli sono riusciti a creare non una “mitologia”, ma una “teologia” (non a caso, i libri che contengono le caratterizzazioni dei personaggi, da compilare obbligatoriamente quando una serie TV entra in produzione, si chiamano “Bibbia”). E mai come in Stranger Things questa narrazione ha oltrepassato lo schermo, i device, ed è entrata nella realtà.
La Giornata Mondiale di Stranger Things
Il 7 gennaio, in rete e sui social media, è successo un fantastico e “inattuale” delirio: tutti cercavano una puntata sorpresa, tutti andavano alla ricerca di indizi che testimoniassero che questa puntata “doveva esistere”, tutti a parlare di fede. E lo slogan che ha accompagnato il 7 gennaio, che io proporrei di istituire globalmente come “La Giornata Stranger Things”, è stato “I Believe” (sì, era il vecchio slogan di X-Files, ma che con Stranger Things ha preso tutto un altro significato).
Un "al di là"
Cosa cercavano i fan di Stranger Things? Cosa non tornava loro? Da dove nasce questa esigenza di scoprire un “segreto”? Manlio Sgalambro diceva: “Tutti i romanzi cercano l’assassino. Solo la Teologia lo trova”. Ecco, mi sembra che nella ricerca quasi isterica di un “bonus”, di una puntata conclusiva, sia venuto fuori, inconsapevolmente, un bisogno teologico: la ricerca di un senso e, in ultimo, la speranza di un “al di là” che oltrepassasse la narrazione “reale”.
Realtà vs Verità
Realtà e Verità sono due cose distinte, almeno in Teologia. La Realtà è ciò che accade, il ripugnante in cui siamo immersi: gli amori delusi, i genitori che schiattano, gli animali che si divorano a vicenda, i terremoti, il cancro, le guerre. La Verità è quella cosa che la Realtà la nega, che ci dice, come scriveva Jim Thompson, che “esiste una sola trama: niente è come sembra”. Il 7 gennaio abbiamo assistito a una globale ricerca della Verità.
Il silenzio di Dio
Certo, in questa ricerca è confluito tutto: il complottismo, la paranoia, l’ossessione, il lutto, la non accettazione, il non sapere “lasciare andare”, l’idea che lo spettatore possa arrivare a conoscere i pensieri segreti degli Autori. E, insieme, la sensazione di qualcosa che “non si manifesta”. A me ricorda il silenzio di Dio o l’attesa della Seconda Venuta del Cristo, due tòpoi inabissati (e spesso rimossi) che vengono a galla nelle più svariate forme: dalla supposta esistenza dei “poteri forti” al “grande reset”, dai (falsi) “Protocolli dei Savi di Sion” ai no-vax.
Perché la Creazione?
Ma dietro a tutto questo fiorire di ipotesi (consiglio a tutti la lettura de I limiti dell’interpretazione, di Umberto Eco, il vero vaccino contro ogni paranoia) esiste una “mancanza”: una mancanza di senso, una mancanza di verità, la speranza, infine, che il mondo non sia soltanto quello che appare. Che vi sia una ulteriore “puntata”, un ulteriore capitolo, un altro “chapter”, che ci sveli cosa l’Autore avesse in mente quando ha dato il via alla “narrazione”, cioè alla Creazione.
Il mondo è un set
La risoluzione del Caos, nel moderno, è stata affidata alle “opere”, cioè ai testi: era all’interno dei testi che il Caos voleva prendere il sopravvento e che veniva, in qualche maniera, “risolto”. Solo pochissimi testi hanno avuto il potere di travalicare le pagine per arrivare al cosiddetto “fruitore”, e sono i testi sacri. In questo senso, Stranger Things è una narrazione sacra. Quando si parla di serie TV si parla di “mitologie”; nel caso di Stranger Things possiamo parlare di una vera e propria Teologia. I fratelli Duffer non sono soltanto due autori. Sono Demiurghi. Non riesco a dire di più per manifestare l’ammirazione che destano. La puntata segreta di Stranger Things, il Conformity Gate, esiste. Ed è nella vita di tutti i giorni: il mondo è un set.