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14 agosto 2026

Vi facciamo una domanda che nessuno si è ancora posto davvero: chi rischia di pagare il prezzo politico del caso Lavitola-Ranucci? E chi ci guadagna? Spoiler: Giuseppe Conte

  • di David Gramiccioli David Gramiccioli

14 agosto 2026

Nessun altro personaggio è associabile politicamente a Ranucci come Giuseppe Conte. Colui che, per primo, organizzò in Piazza dei Santi Apostoli, a Roma, il palco di solidarietà al conduttore di Report, subito dopo l’attentato. Neanche Schlein. Ma allora perché è proprio il Partito Democratico a non parlare del caso dell’anno? Forse c’entra il leader 5 stelle, che nei sondaggi è ormai l’unico a poter competere con la Meloni ma che, dopo quest’anno, rischia di non essere abbastanza forte per sfidarla nel suo campo, quello dell’identità politica. O forse c’entrano gli equilibri al Nazareno. La vera domanda che nessuno si sta facendo è: chi pagherà il prezzo politico della vicenda Lavitola-Ranucci? Ma soprattutto: chi ci guadagna?

Foto: Ansa

Vi facciamo una domanda che nessuno si è ancora posto davvero: chi rischia di pagare il prezzo politico del caso Lavitola-Ranucci? E chi ci guadagna? Spoiler: Giuseppe Conte

Parlano tutti della vicenda Lavitola-Ranucci. Si sono espressi praticamente tutti i partiti, soprattutto dopo le confessioni dell’ex direttore dell’Avanti!. Tutti, tranne uno. E forse non è un caso. L’unico partito che, sulla vicenda, sta mantenendo un profilo sorprendentemente basso è proprio il Partito Democratico, principale forza dell’opposizione. Perché tanta prudenza? Per garantismo? Per opportunità politica? O perché, dentro il Pd, qualcuno ha già intuito che questa storia potrebbe avere conseguenze molto più ampie di quelle che oggi appaiono? È una domanda. Ma è una domanda che merita di essere posta. Perché, dopo la crescente esposizione di Giuseppe Conte sul fronte della Commissione parlamentare d’inchiesta sul Covid-19, anche la vicenda che coinvolge Sigfrido Ranucci potrebbe, paradossalmente, trasformarsi in un altro tassello di una partita politica assai più grande. E qui il ragionamento diventa inevitabile. Se l’obiettivo politico fosse quello di costruire, sempre più nitidamente, Giuseppe Conte come candidato ideale da contrapporre a Giorgia Meloni alle prossime elezioni, allora tanto la gestione dell’emergenza sanitaria quanto questa nuova e inquietante vicenda potrebbero finire per indebolirne progressivamente la posizione. Non rafforzarlo come avversario.

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Elly Schlein Ansa

Indebolirlo. Perché da oggi Ranucci non potrà più coltivare ambizioni politiche, qualora ne avesse nutrite. Perché nessun altro personaggio è associabile politicamente a Ranucci come Giuseppe Conte. Colui che, per primo, organizzò in Piazza dei Santi Apostoli, a Roma, il palco di solidarietà al conduttore di Report, subito dopo l’attentato. È stato l’ultimo coup de théâtre di Lavitola, questo dell’attentato? O l’abile mossa di uomini interni a certi apparati vicini alla premier? Chi intercettava Ranucci-Lavitola? E da quanto tempo? Tutto orchestrato per rendere, paradossalmente, ma non troppo, Giuseppe Conte l’avversario più conveniente? Perché una sfida Meloni-Conte avrebbe un enorme vantaggio: sposterebbe il confronto dal terreno dei programmi a quello delle identità. Dal merito delle scelte alla contrapposizione politica. Dalla complessità dei problemi alla semplicità della propaganda. È il terreno sul quale la presidente del Consiglio, da sempre, appare più a suo agio. E decisamente più forte. Ma c’è un’altra domanda. Forse la più importante. Chi rischia davvero di pagare il prezzo politico di questa vicenda?

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Giorgia Meloni Ansa

Perché, se qualcuno, all’interno del Partito Democratico, avesse già compreso che il vero effetto collaterale di questa storia non sarà colpire soltanto questo o quell’altro protagonista, ma ridisegnare gli equilibri dell’opposizione, allora la prudenza del Nazareno assumerebbe un significato completamente diverso. E la vera vittima politica potrebbe non essere quella che oggi tutti indicano. Potrebbe essere proprio Elly Schlein. Forse è per questo che, mentre tutti parlano, il Partito Democratico tace. E in politica, qualche volta, il silenzio dice molto più delle parole.

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di David Gramiccioli David Gramiccioli

Foto:

Ansa

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