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23 febbraio 2026

Vogliono vietare la carne di cavallo? Fanno bene e ve lo spiega uno scrittore catanese. Controstoria di una tradizione culinaria, dalle puppette in osteria ai quartieri a luci rosse

  • di Ottavio Cappellani Ottavio Cappellani

23 febbraio 2026

Da catanese che non ha mai mangiato carne di cavallo, un viaggio nella tradizione delle “tre P.”, tra putìe, via Plebiscito, corse clandestine e filiere opache che legano economia, doping e macellerie equine. Dalle abitudini di Catania e Siracusa fino agli spiedini di uccellini degli anni ’70, il racconto diventa una riflessione provocatoria sull’uomo onnivoro, sulla Natura e su un futuro in cui persino l’Intelligenza Artificiale potrebbe giudicare le nostre abitudini alimentari
Vogliono vietare la carne di cavallo? Fanno bene e ve lo spiega uno scrittore catanese. Controstoria di una tradizione culinaria, dalle puppette in osteria ai quartieri a luci rosse

LE TRE "P"

Non ho mai mangiato carne di cavallo e non ho intenzione di farlo. Anche se devo testimoniare, da catanese, la tradizione delle “TRE P.”: “po*no, put**na, putìa”, dove putìa sta per osteria, trattoria, e dove la carne di cavallo, anzi, le “puppette” di carne di cavallo (prese a frustate sulla carbonella con un mazzo di origano bagnato nell’aceto), erano le protagoniste. È stata la formazione adolescenziale di migliaia di catanesi: il filmino si vedeva al cinema Olympia (adesso c’è un McDonald’s), poi si scendeva verso la celeberrima Via delle Finanze (il quartiere a luci rosse catanese, adesso decaduto ma frequentatissimo negli anni ’80) e quindi si andava a rimettersi in forza in una delle varie e numerosissime putìe catanesi. Ancora oggi, via Plebiscito è costellata di putìe e macellerie equine, tutte con il loro bel “fucularo” (barbecue) sul marciapiede.

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Via Delle Finanze, il quartiere a Luci Rosse di Catania (San Berillo)

La filiera economica del testosterone

A Catania, l’economia della catena alimentare della carne di cavallo è strettamente legata all’economia delle corse clandestine di cavalli. Esse si svolgono per strada, con i cavalli attaccati al biroccino, e intorno a questa tradizione fiorisce l’economia delle scommesse clandestine. Ovviamente i veterinari, durante queste corse, non fanno l’antidoping; anzi, si accertano che tutti i cavalli siano molto dopati, per non svantaggiare nessuno. È per questo che quando a un cavallo schiatta il cuore, oppure se il cavallo dopato pensa di essere una Ferrari e si schianta su un muro, l’efficiente filiera economica lo trasferisce nelle celle frigo, destinato al consumo della carne equina; ed è per questo che, se ti mangi la carne di cavallo e prendi la cosiddetta filiera economica del doping, puoi anche trasformarti in Hulk, ma ti si possono anche rimpicciolire i testicoli e spuntare i seni come a Via delle Finanze (sì, usano parecchio testosterone, immagino). Molti culturisti, invece di comprare il testosterone, seguono il borsino delle corse clandestine e nei giorni seguenti alle gare mangiano carne di cavallo. La usano anche le sposine che vogliono restare incinte e la fanno trovare pronta al marito quando rincasa dal lavoro.

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Putìe in Via Pòebiscito a Catania

E gli spiedini di canarini?

Io la carne di cavallo non la mangio né ho intenzione di mangiarla, ma la situazione, a Catania — un po’ la patria della carne equina — è questa. A Siracusa, invece, la mangiano sfilacciata e condita con il formaggio svizzero. Lo sfilaccio alla siracusana non è causato da extracottura (“pulling”); vendono la carne equina anche già sfilacciata, persino nei supermercati. Il che, per me, è assolutamente come vedere un gatto o un cane nel vassoio di polistirolo incellofanato. In Cina mangiano i cani, i topi. In molti Paesi mangiano le scimmie. A Catania, fino agli anni ’70, per strada, insieme ai “cacoccioli arrustuti” (carciofi alla brace) e alle “cipolle di Giarratana infornate” (le “infornavano” mettendole nella carta d’alluminio e sbattendole sulla brace, poi si condiscono a insalata), vendevano gli spiedini di uccellini, proprio quegli uccellini, quelli da compagnia: canarini e cardellini per lo più; e se li tenevi in balcone e abitavi al primo piano, te li rubavano per grigliarli. La verità è che l’umano è onnivoro. E che la Natura vivrà benissimo insieme ai Robot antropomorfi dotati di Intelligenza Artificiale. Sarà la Natura a vietare il consumo di carne. Probabilmente terranno soltanto Giuseppe Cruciani in uno zoo e lo nutriranno con carne umana. Ma a scopo educativo (non di Cruciani, delle IA).

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Lavoratrice a San Berillo, Catania

Tag

  • Reportage
  • Tiziana Panella
  • Animali

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