L’Accademia Nazionale di Santa Cecilia lancia la nuova stagione di concerti 2026/2027.
I nomi sono importanti, come sempre: da Kirill Petrenko a Martha Argerich, dall’amato Antonio Pappano a Minasi e Viotti. Insomma, a parte qualche presenza discutibile, il livello generale è prevedibilmente altissimo.
A coronare il tutto, la certezza della presenza massiccia - per fortuna - del direttore musicale Daniel Harding, uno dei più grandi direttori d’orchestra oggi sulla scena internazionale.
Non stupisce invece la pressoché inesistente presenza di direttrici d’orchestra: una sola, Elim Chan.
Un dato che conferma come la direzione d’orchestra resti ancora una dimensione fortemente maschile, nonostante nomi come Speranza Scappucci, Simone Young, Xian Zhang e Karina Canellakis compaiano ormai con regolarità nei cartelloni di tutto il mondo.
Ma forse non poteva essere altrimenti se pensiamo a un’istituzione governata da un esclusivissimo circolo di Accademici, un consesso di 92 membri tra effettivi e onorari, nel quale le donne sono appena 9 e che ha, tra le altre cose, il compito di eleggere il Presidente-Sovrintendente dell’istituzione.
Comunque, ci eravamo appena ripresi dal videoclip del Sovrintendente precedente che fa finta di parlare al telefono pulendo i pavimenti del foyer del Parco della Musica per aprire la campagna abbonamenti, che Santa Cecilia pensa bene di partorire un videoclip di 90 secondi per annunciare appunto la nuova stagione.
E fin qui non ci sarebbe nulla di strano, se non fosse che la scelta è stata quella di rappresentare l’orchestra in momenti di vita quotidiana, passioni e hobby, intitolando il video Io sono, noi siamo. Un titolo che sembra più uscito da Impara l’italiano in 10 facili lezioni che dalla strategia di comunicazione della più importante istituzione sinfonica italiana.
Nel video, i musicisti dicono ognuno il proprio nome:
“Io sono Maria”,
“Io sono Francesco”,
“Io sono Sonia”.
Un susseguirsi di presentazioni che dopo pochi secondi diventa quasi grottesco, perché somiglia più all’incontro infra-settimanale degli Alcolisti Anonimi che allo spot per promuovere una stagione con alcune delle più grandi stelle del firmamento sinfonico mondiale.
E a nulla vale la presenza alla fine di Daniel Harding con il suo “Io sono Daniel”. La retention rate di un video del genere sarà di 16/18 secondi massimo: chi ci arriva alla fine a vedere Harding?
Allora, se il video ha una finalità commerciale - far vendere più abbonamenti - diventa difficile immaginare come questo possa avvenire attraverso una sfilza di presentazioni senza contesto.
Se io non sono già un abbonato, e quindi non conosco i volti e i nomi degli orchestrali o dei coristi, che cosa dovrei capirci? A chi è rivolto questo video? Qual è l’obiettivo? Qual è il target? Le famiglie degli orchestrali che se lo scambiano su WhatsApp per farsi gli auguri di Pasqua?
Le reazioni infatti non sono mancate e Santa Cecilia ha deciso di limitare i commenti nel post su Instagram (limitazione poi rimossa poco dopo aver segnalato la cosa nelle mie storie, mentre nel frattempo ricevevo messaggi privati in cui mi si accusava di dire il falso, peccato che esistano gli screenshot) giocandosi così la possibilità di trasformare il dissenso in visibilità. Che è, piaccia o meno, il vero carburante di chi sappia governare i social con un minimo di competenza.
Basta guardare a ciò che è successo con la recente e viralissima uscita di Timothée Chalamet.
Le più grandi istituzioni del mondo hanno cavalcato la notizia creando meme e iniziative favolose: tra tutte la Seattle Opera, che ha lanciato il promo code TIMOTHEE con il quale ottenere il 14% di sconto sulla Carmen in cartellone in quel periodo; Alondra de la Parra con l’ORCAM, che ha condiviso un reel in cui la direttrice d’orchestra esce da una cassa del contrabbasso fingendo sia una bara; e il nostro Teatro dell’Opera di Roma, che ha giocato sulla fede calcistica di Chalamet (romanista) invitandolo a venire a Roma e passare in teatro dopo lo stadio.
Santa Cecilia no. Nulla.
Forse impaurita dall’idea di scioccare i suoi fedelissimi abbonati, per lo più boomer o giù di lì, quelli che frequentano ancora Facebook insomma, non ha minimamente approfittato dell’occasione.
È vero che Chalamet ha parlato di opera e balletto. Ma è altrettanto vero che il real time marketing consiste proprio nel cogliere il trend del momento e adattarlo ai propri valori con sagacia e ironia. E questa sarebbe stata un’occasione d’oro per ribaltare la narrazione e fare squadra con le istituzioni liriche.
Magari con un invito all’apertura della stagione il prossimo 21 ottobre 2026 con il Siegfried di Richard Wagner diretto da Daniel Harding attraverso un reel generato con l’intelligenza artificiale di Wagner che fa jogging e la scritta: “Richard Wagner. 213 years old. Still alive.”
Così si intercetta nuovo pubblico.
Non con la coniugazione del verbo essere.
Insomma, la più grande istituzione sinfonica italiana - e una delle più blasonate al mondo, la prima per attività internazionale e tour all’estero - con una qualità artistica indiscussa e con i nomi che invita, deve fare un definitivo passo avanti nella comunicazione.
Ci vuole un atto di coraggio: lasciare che sia il dipartimento marketing a trovare le strade più contemporanee ed efficaci per la gestione del digitale e dei social media, senza incatenarlo a una comunicazione istituzionale spesso noiosa e poco produttiva.
Non solo per riempire con maggiore continuità la sala da 2800 posti - cosa che spesso non accade, tanto che sono gli stessi professori d’orchestra e membri della governance a promuovere i concerti sui propri social - ma anche come atto dovuto verso il livello artistico eccellente di coro e orchestra.
Prego per lo spottone promozionale gratuito. E in bocca al lupo per la prossima (strepitosa) stagione.