Partono le domande, i dubbi, la voglia di sapere quale film, regista o attore vincerà l'Oscar. La notte più lunga del cinema sta per cominciare e noi, chiaramente, non potevamo non intervistare per l'occasione il critico Marco Giusti che, come sempre, ci ha detto tutto. I veri protagonisti di quest'anno? Forse il ritorno del cinema di genere e pure la fascinazione per la pellicola. Basta vedere i favoriti Sinners/ I peccatori di Ryan Coogler e Una battaglia dopo l'altra di Paul Thomas Anderson. Poi Hamnet, il film “della discordia” di Chloé Zhao che in molti hanno amato ma diversi non hanno apprezzato. Colpa delle lacrime su lacrime? E poi il “caso” Chalamet (candidato come migliore attore protagonista per Marty Supreme di Josh Safdie). Ma davvero le sue ultime dichiarazioni su Opera e balletto gli costeranno l’Oscar?
Marco Giusti, la cerimonia degli Oscar 2026 sta per cominciare. Chi vince? Quali sono le tue previsioni, pronostici?
È strano perché, per esempio, Timothée Chalamet (candidato come miglior attore protagonista per Marty Supreme di Josh Safdie, ndr) sembrava fortissimo poi ha commesso un errore che probabilmente gli costerà l’Oscar e quindi potrebbero essere più avanti Michael B. Jordan per Sinners o magari Wagner Moura che, secondo me, sarebbe quello un po' più forte, ma vedo come outsider. Jessie Buckley (candidata come miglior attrice protagonista per Hamnet di Chloé Zhao, ndr) 'sicurissima'. È bravissima e meriterebbe l'Oscar. Per quanto riguarda la categoria 'miglior film', se la battono Sinners e Una battaglia dopo l'altra. Tutti e due sono premi politici. Con Hamnet come incognita perché è prodotto da Spielberg, è una storia di donne, c'è Chloé Zhao. Non ricordo chi danno come più forte. Tornando agli attori, ho visto soltanto una previsione buffa che vedrebbe Chalamet crollato nel gradimento. Ad ogni modo, sia che vinca Sinners, sia che vinca Un battaglia dopo l'altra, sono bei premi perché premiano film politici, film fatti all'antica, diciamo, sono in pellicola, hanno un protagonista forte e una storia, comunque la si veda, antisuprematista bianca, anti-trumpiana. Poi potrebbe vincere Sean Penn, anche quello sarebbe un premio politico o Delroy Lindo per Sinners (entrambi candidati nella categoria miglior attore non protagonista, ndr).
Sinners/ I peccatori di Ryan Coogler meritava 16 candidature?
Meritava, tecnicamente è un film pazzesco. Ha la fotografia di Autumn Cheyenne Durald Arkapaw. Poi è in 70 millimetri, se lo vedevi in sala faceva effetto, specialmente la prima parte del film. A me colpisce anche la sceneggiatura di L'agente segreto che non è stato candidato in questa categoria o Wagner Moura. Parlando delle attrici, Wumni Mosaku di Sinners è stupenda, anche Teyana Taylor di Una battaglia dopo l'altra, sono state anche delle presenze nuove, hanno rinnovato l’attuale cinema americano.
Paul Thomas Anderson ha ricevuto ben 11 candidature (senza considerare gli Oscar 2026) nella sua carriera e non ha mai vinto. Sarà arrivato il suo turno?
Potrebbero anche dividere i premi. Premiare Sinners come miglior film e dare miglior regia a Paul Thomas Anderson, anche se non credo sia il suo film migliore, doveva vincere per Il petroliere. Una battaglia dopo l'altra è un buonissimo film ma negli anni Settanta ce n'erano tanti così. È più uno stringersi al cinema vecchio tipo. Sinners e Una battaglia dopo l'altra sono molto curiosi perché ritornano al vecchio cinema di genere con una impostazione ideologica però diversa e tutti e due fanno un ragionamento serio sull’America di oggi, su dove siamo arrivati, però fatto attraverso il cinema di genere. Che è una cosa particolare, in fondo Sinners è comunque un film di vampiri, quando mai un film di vampiri ha vinto un Oscar? Se non sbaglio sarebbe anche la prima volta di un regista afroamericano che vince l’Oscar.
Parli di analogie, riferimenti al cinema anni Settanta. Per chi ha amato Sinners o Una battaglia dopo l'altra, che film consiglieresti di recuperare?
Sinners ha molti aspetti da Blaxploitation, quindi tra i titoli storici dove peschi, peschi bene. Una battaglia dopo l'altra ha questo tono rivoluzionario, un po' commedia, un po' diciamo da film prodotto da Roger Corman, ritorna in una certa misura a un cinema utopistico con una parte però noir molto bella, ha questo inizio spettacolare. La parte black è molto forte anche in Una battaglia dopo l'altra, Regina Hall oltre alla Taylor, tengono tutta la parte al femminile. (...) È una riscoperta interessante per me, però c'è anche il cast di Sentimental Value e Paul Thomas Anderson ha scritto post su post sulle attrici del film di Joachim Trier, che è opposto rispetto agli altri due, essendo una sorta di Bergman 3.0.
Ti è piaciuto?
Sì, grande lavoro degli attori, tutti pazzeschi.
Hamnet di Chloé Zhao non ha convinto tutti. Diversi lo hanno amato, alcuni lo hanno trovato un film dal “pianto facile”.
Beh, c'è un morto, c'è la nascita della creazione letteraria. Se pensi che tanti anni fa il film Shakespeare in love ha vinto tanti Oscar… ed era molto più commerciale, “facile” in un certo senso. Tanti hanno odiato Hamnet, io francamente no perché offre a Jessie Buckley un grandissimo ruolo, ben venga, sono anni che la vedo e la trovo sempre un'attrice pazzesca. Certo, sembra un po' programmato, un po' come accadde con Olivia Colman, vedo che quando manca un'attrice di quel tipo lì, 'alla Judi Dench, alla Helen Mirren’ oramai anziane, allora prendi Olivia Colman, hai un grande film come La Favorita e ne fai una star, in questo caso è Jessie Buckley, ha quasi quarant'anni, è una grande attrice e riescono a farle fare tutto, anche se poi abbiamo visto che il povero film di Maggie Gyllenhaal (La sposa!, ndr) è stato un flop, anche se lei è pazzesca pure lì. Jessie Buckley aveva fatto Sto pensando di finirla qui con Jesse Plemons, film difficilissimo, se pensi a entrambi, al lavoro di Plemons e Buckley, beh sono abbastanza simili come attori.
E Jesse Plemons nonostante la sua performance in Bugonia di Yorgos Lanthimos non è stato candidato agli Oscar.
Bugonia è stato sottovalutato.
La situazione nel mondo sembra peggiorare di giorno in giorno. Alla cerimonia degli Oscar il regista Jafar Panahi dovrebbe presenziare (A Simple Accident è candidato nella categoria Miglior film straniero), mentre alcuni interpreti di The Voice of Hind Rajab pare non riescano ad arrivare in America a causa della loro cittadinanza palestinese. Ma siamo davvero sicuri che si possa ancora tenere separata l’arte dalla realtà?
Sono d'accordo che se fai un film come Sinners e Una battaglia dopo l'altra non puoi fingere che non esista una guerra, che non esista un’America completamente schiava del suprematismo bianco. C’è una guerra in corso anche tra Hollywood, almeno la Hollywood diciamo “sana” dei “grandi registi e attori di ora” e questo governo americano. Certo se hai in campo film come quello di Paul Thomas Anderson, o L'agente segreto o ancora il film di Panahi, è tutto chiaro però sono mondi, credo, più complessi di quello che apparentemente sembrano. Inoltre c'è la grande ombra dell'acquisto da parte di Paramount della Warner Bros. Che fine fa il cinema? È sempre stato un posto ultra democratico.
Ci siamo sentiti in diverse occasioni in questi anni per commentare lo stato di salute del cinema. Pensando ai titoli in gara agli Oscar 2026, non trovi che il livello sia particolarmente alto?
Io vedo che ancora una volta domina il Festival di Cannes, i film che erano a Cannes erano davvero molto buoni. Tuttavia se la giuria allora aveva preferito il film di Panahi, che è un ottimo film però è anche un po' tradizionale e “facile”, diciamo che, probabilmente, l’Oscar sarà un'altra cosa. Se pensi a cosa si portano dietro Sinners e Una battaglia dopo l'altra, inoltre va detto che entrambi film sono stati presentati fuori dai festival, non ne hanno fatti. Tornando ai titoli di Cannes dello scorso anno c’erano anche Sirāt, Sentimental Value, molti vengono da Cannes e pochissimi da Venezia.
Bugonia, Hamnet, The voice of Hind Rajab e Frankestein erano a Venezia82.
Sì ma a Venezia c'erano film di registi importanti, ma meno forti rispetto a quelli di Cannes. Detto questo c'è invece, e lo sottolineo, un ritorno, una voglia, un desiderio di grande cinema da 70 millimetri, da sala, caratteristica che hanno i due film in corsa agli Oscar, i più forti. Sinners e Una battaglia dopo l'altra e questo è abbastanza particolare, non sono film sperimentali, sono i film dell'anno.