Innanzitutto Bugonia non è una sua storia, tanto per cominciare. Il film con Emma Stone e Jesse Plemons è un remake in lingua inglese del cult sudcoreano del 2003 Save the Green Planet! diretto da Jang Joon-hwan. Cosa cambia, cosa resta? C’è chi fuori dalla sala ci ha assicurato che fondamentalmente la storia è la stessa. Uno strano, pazzo, eroico, “grottesco” tentativo di sventare un complotto alieno o forse solo il delirio di un matto. Il complottista, la figura di un “esaurito” (uno straordinario Jesse Plemons) e suo cugino (Aidan Delbis), ossessionati da teorie assurde e dalla convinzione che gli alieni stiano segretamente invadendo la Terra. Vogliono colpire Michelle Fuller, Emma Stone, la capa di una multinazionale farmaceutica, per i due ragazzi lei è un alieno, c’è poco da fare. Ma lo è davvero? O è tutto un viaggio che si fanno i due cugini? Nella prima parte del film, anzi per la prima ora (dura 99 minuti) tutto scorre con il suo tempo. Veloce, dinamico. Ed è forse la prima vera commedia di Lanthimos anche se si ride spesso nei suoi film anche prima o dopo l'orrore. Una strana idea di commedia, appunto. Alla Lanthimos. Tra corpi sezionati, battaglie sociali, credenze assurde, i complotti. I complotti di chi crede e forse vuole solo trovare nella vita ua soluzione diversa a una realtà che lo fa soffrire. Le congetture di chi spera in un finale diverso. Perché le cose devono avere più spiegazioni, più teorie.

Se il tema così come lo stesso tragicomico dialogo a tavola tra Michelle e Teddy ipnotizza e seduce chi osserva, tutto il resto è piatto. Il finale non è possibile. Se poi aggiungiamo che quello che abbiamo visto in sala prende parecchio spunto da qualcosa che c’è già stato oltre vent'anni fa, allora si resta appesi. La critica lo elogia, gli spettatori al Lido non sono tutti convinti. “Meglio di Kinds of Kindness, il ritorno del regista di Dogtooth”. Eppure in Bugonia una possibile Alcesti, il sogno di un mito non può co-esistere, la Grecia non si sente, il peccato, il sacrificio tragico, il cinema di Lanthimos, tutto sfocato. Riuscito a metà. Tra il desiderio (nostro) di conoscere meglio Teddy e di dimenticare le spiegazioni forzate. E allora, nonostante le interpretazioni magistrali di tutti e tre i protagonisti di questa storia e una visione intensa, divertente, grottesca, il resto è già stato risposto e nel cinema di Lanthimos noi non vogliamo questo.
