Un po’ come se al Salone del Libro avessero annunciato, tutti nella stessa edizione, la partecipazione di Margaret Atwood, Kazuo Ishiguro, Joyce Carol Oates e Bret Easton Ellis. In molti hanno avuto questo stesso pensiero alla notizia della partecipazione al Comicon di Napoli 2026 di Makoto Yukimura, uno dei mangaka non soltanto più influenti degli ultimi, per lo meno, quindici anni ma anche uno degli autori, proprio in senso letterario, più rilevanti di questo periodo. Yukimura è una specie di alfiere dell’escapismo sociale. Tramite opere come Planetes e Vinland Saga è riuscito, attraverso la fantascienza e il racconto storico, a dire tanto, forse tutto, di questi tempi confusi, pieni di odio e di conflitti. Ma andiamo con ordine.
Makoto Yukimura è balzato agli onori della cronaca per il già citato Planetes, una vera e propria space opera che, poggiandosi su basi di fantascienza molto “scienza” e poco “fanta”, rende protagonisti sì degli astronauti ma della tipologia più umile, gli spazzini cosmici, cioè coloro che si occupano di rimuovere le tonnellate di detriti e spazzatura spaziale che orbitano intorno alla Terra. Planetes si ambienta in un futuro non troppo lontano, in un momento in cui l’esplorazione spaziale, pur essendo decisamente più sviluppata rispetto ai giorni nostri, è diventata quasi una normalità. Yukimura toglie il dato eccezionale alla sua space opera, cioè l’ambientazione extraterrestre, e rende immediatamente più vicini e familiari i personaggi, che magari sono dei lunari, cioè nativi delle colonie terrestri sulla Luna, ma che potrebbero essere benissimo nostre amiche, dei conoscenti o, perché no, noi stessi. Planetes ha infatti come cuore pulsante il ragionamento sulla solitudine, non a caso cosmica, dell’essere umano, colto nel suo essere individuo singolo in mezzo agli altri, desideroso di affermare la propria individualità ma anche bisognoso, esattamente come di ossigeno, di legami e di affetti. Ed è proprio questo tema, l’importanza di connettersi con gli altri, a dominare l’opera di Yukimura, anche nel successivo Vinland Saga, ed è geniale che l’autore giapponese abbia scelto di raccontarlo attraverso personaggi che vivono di fatto al di fuori dell’umanosfera, nello spazio profondo, circondati dal nero del cosmo e dai puntini luminosi delle stelle. Sempre soli, ma comunque connessi agli altri.
In Vinland Saga Makoto Yukimura, ancora una volta, cambia completamente scenario e crea un’opera di ambientazione storica con protagonista Thorfinn, un giovane guerriero islandese calato nell’epoca dell’alto medioevo delle conquiste vichinghe, quando i popoli del Nord attraversavano l’Europa, e oltre, alla ricerca di terre fertili, bottini sempre più ricchi e nuove rotte di esplorazione. Thorfinn all’inizio dell’opera è il classico guerriero vichingo che potremmo immaginare, sempre spinto all’azione, alla guerra, al sangue, uno che prima ancora di pensare mette mano ai suoi due pugnali per abbattere il nemico che gli si para davanti. Ma come molti personaggi di Yukimura anche questo giovane vichingo è una persona spezzata, spezzata dal lutto paterno, spezzata da un destino che sembra già scritto, quello di una sorta di guerriero-schiavo al soldo di altri e quello di non poter trovare mai pace. Nei ventinove volumi che compongono questa magnifica opera Thorfinn, e noi con lui, evolve e, attraverso sconfitte, altri lutti, battaglie, sradicamenti e tradimenti, impara lentamente a fidarsi degli altri. Yukimura, intrecciando il dato storico dell’esplorazione vichinga delle terre nordamericane, la famosa Vinland da cui il titolo, costruisce così un grande romanzo storico che esplode di voglia di comunicare quanto la pace possa essere possibile. Ma non una pace intesa banalmente come il semplice non prendere le armi contro nessuno, piuttosto una pace filosofica, quella racchiusa nella famosissima frase “Non ho nemici”.
L’escapismo sociale di Makoto Yukimura, che sarà ospite in Italia al Comicon di Napoli, è proprio questo. Non importa che guardi in alto verso lo spazio della fantascienza o all’indietro nei tempi della Storia. Yukimura parla sempre di donne e uomini che amano, soffrono, odiano, si fanno del male e si vogliono bene. Parla di noi, insomma. O forse della versione migliore di noi stessi.