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15 marzo 2026

La settimana culturale: Banksy e la sua vera identità, gli Oscar e i gusti musicali di Chalamet, Christian Raimo contro i professori che fanno alzare gli studenti, la finta tragedia della Hoepli e i migliori film dell’anno

  • di Riccardo Canaletti Riccardo Canaletti

15 marzo 2026

La domenica è il più triste dei giorni (lo dice Leopardi), ma guardando alle notizie uscite durante la settimana non c’è molto da invidiare a quel che viene prima. Una rassegna veloce dei temi di cultura e attualità di cui abbiamo discusso, dagli Oscar alle polemiche su Chalamet, dalla condotta a scuola smontata da Raimo alla chiusura della libreria più grande d’Italia
La settimana culturale: Banksy e la sua vera identità, gli Oscar e i gusti musicali di Chalamet, Christian Raimo contro i professori che fanno alzare gli studenti, la finta tragedia della Hoepli e i migliori film dell’anno

Per combattere il dispotismo scolastico Christian Raimo, in una fase di decompressione dagli insulti al ministro e la scrittura di romanzi, propone sul Domani di smettere di alzarsi in piedi quando entra in classe un professore. Alzarsi in piedi vuol dire rispettare le gerarchie e dimostrare che i corpi degli studenti sono disciplinati. Ma perché tutta questa avversione verso una pratica così innocua (e raramente svolta con la disciplina contro cui predica)? Forse perché nessuno si sognerebbe mai di alzarsi in piedi quando in una stanza è Raimo a entrare. 

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La Hoepli chiude e non si è parlato di altro. Nel mondo della cultura pare sia una tragedia. Ma a gennaio quella libreria, quando entravo, era quasi vuota, meno popolata delle Feltrinelli e Mondadori sotto al Duomo. Perfetta metafora della nostra intellighenzia, che si batte per ciò che non frequenta (e quindi non conosce). 

Reuters ha svelato l’identità di Banksy, è un cinquantenne di Bristol che fa la spesa, suda e ha mal di schiena come tutti noi. Su MOW il mio amico Emanuele Pieroni, il più colto di tutti noi, se la prende con l’epoca della trasparenza e l’incomprensione della società verso l’anonimato artistico. Cita pure Max Weber. Io, che sono più prosaico, penso che chiunque voglia nascondersi desideri in fondo di essere scoperto. 

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T. Chalamet ha scandalizzato il mondo della cultura dicendo che a nessuno frega più del balletto e dell’opera. L’opera e il balletto hanno risposto con video indignati, a tratti narcisistici, e con dei CODICI SCONTO per andare a teatro (ma se servono dei codici sconto per avvicinare le persone alla stagione operistica, allora Chalamet aveva ragione?). Anche qualche collega di Chalamet, come Emma Thompson, ha sculacciato l’enfant prodige di Hollywood. Non vedo perché: già tempo fa al Graham Show, proprio mentre parlava con la Thompson, Chalamet aveva dato prova di ignorare completamente la storia dei capelli di Sansone. Nello stesso salotto qualche tempo prima Judi Dench recitava sonetti di Shakespeare che difficilmente Chalamet avrà letto. Un’altra generazione direte, certo. Ma soprattutto un altro modo di intendere il pudore. Quello che ieri era considerato imbarazzante oggi è ovunque. Chalamet è figlio di questa epoca. Ha talento ma non ha classe. Potrebbe persino vincere un Oscar per questo. 

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La notte degli Oscar. In gara per il miglior film una pellicola triste sul rapporto padre-figlia, la storia di alcuni neri nell’America dei nazisti e dei gangster che si trovano a dover combattere contro un vampiro irlandese (e, all’incirca, la lotta tra poveri di cui parlava Marx descrivendo l’immigrazione negli States nell’Ottocento; ci sono pure due cinesi). Poi: degli hippie bombaroli strafatti di lsd, un film su un mostro e uno sugli alieni e il complottismo reazionario. Cosa manca? Tutto ciò che è davvero interessante e meno attuale. Se il cinema si occupa di cronaca e trend, toccherà al giornalismo farvi fuggire dalla realtà?

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