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Siamo stati al Comicon Napoli 2025: com’è andata? Bene, ma non benissimo. Tra manga, cosplayer e nerd, che fine ha fatto il fumetto? E sui gadget costosissimi…

  • di Angela Russo Angela Russo

4 maggio 2025

Siamo stati al Comicon Napoli 2025: com’è andata? Bene, ma non benissimo. Tra manga, cosplayer e nerd, che fine ha fatto il fumetto? E sui gadget costosissimi…
Il Comicon di Napoli non è più solo fumetti e manga, diciamolo. Oggi è una gigantesca giostra pop dove trovi di tutto: cosplayer ovunque, serie Netflix, stand pieni di gadget (che costano troppo), mostre, dj set, streamer e cibo a volontà. Una figata eh, ma tra folle infinite, spazi assurdi come Neverland e l’Asian Village, il fumetto dov'è finito?

di Angela Russo Angela Russo

Il Comicon di Napoli è una specie di paese delle meraviglie. Entri alla Mostra d'Oltremare (dopo una lunga fila di ore sotto al sole, bisogna dirlo) e puoi lasciare dietro le spalle studio, lavoro, bollette e Microsoft Excel. Puoi trovare Batman, Gandalf, Sailor Moon e Freddie Mercury tutti insieme nello stesso posto. Cosplay, stand, attività, ospiti: insomma, non manca niente. In fondo, è la fiera più grande d'Italia dopo il Lucca Comics. Ma si può ancora definire una “fiera del fumetto”? Non proprio. E infatti adesso si chiama “Salone Internazionale della Cultura Pop”. Il fumetto ormai non ha più il ruolo centrale che aveva un tempo. Non è sparito, per carità, ma è diventato solo una parte di un insieme molto più vasto. Un tempo queste fiere servivano a riunire i cosiddetti “nerd”, una categoria quasi ostracizzata, spesso ai margini, appartenente a una sottocultura che oggi, invece, è diventata mainstream. Oggi al Comicon ci va chiunque, anche solo per passare una giornata diversa, per fare due foto, per postare una storia su Instagram o semplicemente per divertirsi. E attenzione, non è affatto un male. Per molti, anzi, è un segnale positivo: la cultura nerd non è più di nicchia, ma è per tutti. Certo, c’è chi storce il naso. Chi si sente travolto dalla folla, chi ricorda con nostalgia le edizioni meno affollate, più intime, più “di settore”. E in effetti, sebbene ci siano ancora numerosi stand che vendono fumetti, oggi il grosso dello spazio è occupato da gadget: portachiavi, pupazzi, collane, spille, tazze, magliette... e tutto, diciamolo, venduto a prezzi spesso esagerati. È qui che emergono i lati meno entusiasmanti della fiera. Molti oggetti in vendita sono identici a quelli che si trovano online, su piattaforme come Temu, Aliexpress, Shein o Amazon, ma con prezzi almeno triplicati. Dunque, non c'è più esclusività, non ci sono più oggetti unici e introvabili (anche a causa dell'e-commerce). Un pupazzo che su internet costa 5 euro, alla fiera lo paghi 20. E se vieni travolto dall’entusiasmo e dall’atmosfera magica, è facile cascarci. Anche perché, onestamente, ci sono più stand che attività. Ti trovi continuamente circondato da oggetti da comprare, da cose da desiderare, e in quel contesto lì finisci per aprire il portafogli anche solo per portarti a casa un pezzo di quella giornata. Ma alla fine, se fai due conti, non è per niente conveniente. Lo stesso vale per il cibo, se non peggio. I prezzi sono altissimi. Conviene portarsi qualcosa da mangiare da casa, a sacco. Ma poi passi davanti a uno stand e ti vien voglia di provare i gyoza, il ramen o semplicemente ti lasci inebriare dall’odore della pizza. E di nuovo, ci caschi. Perché il Comicon è anche questo: una tentazione continua.

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Un'altra differenza rispetto agli anni passati riguarda gli ospiti. Sicuramente, con la crescita della fiera, è aumentata anche la possibilità di invitare nomi di spessore, e infatti le guest star non sono mancate quest'anno. Kafka Asagiri e Sango Harukawa, rispettivamente autore e illustratore della serie Bungou Stray Dogs; James Harren, artista noto per Rumble e per i suoi lavori con Marvel e Dc Comics; Altan, celebre fumettista italiano, e moltissimi altri ancora. Anche cantanti, come Max Pezzali e Francesca Michielin. Insomma, la qualità c’è, ed è alta. Tuttavia, alcuni partecipanti hanno sollevato delle critiche sugli orari. Alle 10 del mattino apre una fila esclusivissima per poter incontrare gli ospiti – i posti sono limitati e vanno esauriti in fretta – ma alle 10 aprono anche i cancelli della fiera. Capite bene che c’è una discrepanza: le file per entrare sono lunghissime, e questo rende quasi impossibile accedere in tempo a quell’opportunità, a meno di non essere tra i primissimi all’ingresso. Considerando che quest’anno si stimano circa 175.000 visitatori, si può immaginare quanto sia complicato gestire tutto. Ma forse l’aspetto peggiore sono i biglietti. Diamo un’occhiata ai numeri. Nel 2012, il biglietto unico valido per tutti e quattro i giorni costava 12 euro. Nel 2015, l'abbonamento per quattro giorni salì a 20 euro. Nel 2017, il giornaliero costava 11 euro, l'abbonamento 23 euro. Nel 2019, il giornaliero salì a 12 euro, e l’abbonamento completo 25 euro. Oggi, nel 2025, il biglietto intero giornaliero costa 17,50 euro. L’abbonamento per i 4 giorni? 40 euro. Un aumento impressionante in poco più di un decennio. E non è solo una questione economica: è un segnale di quanto questa fiera sia cresciuta, di quanto sia cambiata, di come abbia assunto un peso culturale e commerciale completamente diverso. Oggi il Comicon non è più soltanto una fiera di manga e graphic novel. È diventata la fiera delle serie Netflix, dei meme su Instagram e TikTok, degli streamer di Twitch, delle celebrità di YouTube. È un mondo ibrido dove si incontrano fan di tutte le età, appassionati di ogni genere, e dove la cultura pop regna sovrana. È cambiata? Sì. È peggiorata? Non necessariamente. È diversa? Tantissimo. Ma una cosa è certa: il Comicon è oggi lo specchio di come la cultura nerd si sia evoluta, allargata, trasformata. E anche se magari torni a casa con il portafogli più leggero, ci torni comunque con un sorriso. Perché, nonostante tutto, c’era davvero tanto da vedere e da vivere. Le installazioni erano ben curate e scenografiche, gli spettacoli dal vivo coinvolgenti, e in generale l’atmosfera era bella carica, piena di energia. Alcune aree, come Neverland e l’Asian Village, erano particolarmente ben allestite, sia a livello estetico che organizzativo, con spazi attrezzati, stand interessanti e attività sempre in corso. Si vedeva che dietro c’era un bel lavoro. Quest’anno hanno anche aperto nuovi spazi espositivi che prima non c’erano, ampliando ancora di più la fiera. In più hanno introdotto nuovi spettacoli, come il Dj set di Shibuya. Ma una delle cose più simpatiche è stata la banda che girava per il Comicon suonando trombe e tamburi: li vedevi passare tra gli stand, coinvolgenti e divertenti, e riuscivano a far sorridere tutti, grandi e piccoli. Davvero un’idea semplice ma azzeccata. Molto belle anche le mostre artistiche: disegni, fotografie, pitture… c’era un po’ di tutto. Alcune esposizioni erano davvero curate, e riuscivano a creare dei piccoli spazi più tranquilli in mezzo alla confusione, dove fermarsi un attimo e godersi l’arte. Insomma, al netto di qualche problema logistico qua e là, l’esperienza è stata ricca, varia e piena di cose da fare. Se volevi girare, guardare, ballare, rilassarti o semplicemente vivere la fiera a modo tuo, il Comicon ti dava gli strumenti per farlo.

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