Che cos’è un sistema integrato e che funziona? Questa domanda, più di natura filosofica, o ancora di più economico-politica, ci è venuta naturale da porci durante la nostra prova, di sette giorni esatti, di Fire Emblem: Fortune’s Winds, la nuova esclusiva di Nintendo Switch 2. Il titolo, vero e proprio fiore all’occhiello dei videogiochi di stampo strategico della grande N, con una forte componente gestionale e relazionale, ci ha colpito per la sua estensione e ambizione. Un videogioco che, sin dalle prime ore, non nasconde la volontà di proporsi come un’esperienza agglutinante per la videogiocatrice o il videogiocatore di turno. Nonostante un HUD di gioco comunque molto pulito, considerati tutti i compiti che è chiamato a svolgere, le task sono sempre numerose, anche se, ed ecco la prima scintilla del ragionamento iniziale ("Che cos’è un sistema integrato e che funziona?"), l’approccio richiesto è totalmente libero.
Nonostante la macro-avventura si componga di quattro sezioni, ognuna delle quali capitanata da un’eroina o da un eroe, protagonista del proprio segmento di gioco (mentre il nostro avatar, Eshmel, funge da filo conduttore iterativo dell'intera esperienza), Fortune’s Winds non impone alla videogiocatrice o al videogiocatore un percorso obbligato, magari affrontando prima questa o quella route per poi passare alla successiva, ma integra perfettamente la possibilità di scegliere. Pasticciando un pochino tra diverse partite, e anche parlandone all’interno della redazione stessa, c’è chi ha optato per un processo democratico, se non proprio collettivista (chi scrive, ndr), portando avanti ogni singolo percorso in maniera il più possibile omogenea, e c’è chi invece ha "battezzato", sin dalle prime ore di gioco, un proprio eroe e lo ha portato fino in fondo, per poi recuperare gli altri, diciamo così. Quest’attitudine libertaria è sicuramente uno dei tratti caratteristici principali di Fire Emblem: Fortune’s Winds, anche se, ve lo diciamo subito, optando per un approccio "separatista" il compito diventa un attimo più arduo, considerando che stiamo parlando di un gioco comunque molto severo e che impone quindi statistiche e livelli di base piuttosto alti nelle fasi avanzate dell’avventura.
Questa libertà di approccio ritorna (e lo sottolineiamo, il perché lo capirete più avanti) anche nella componente gestionale e relazionale che aveva fatto le fortune, a suo tempo, di Three Houses, uno dei capitoli più recenti e apprezzati della serie. Noi potremo infatti coltivare o meno relazioni, intessere o no alleanze e formare il nostro personale corpo d’armata, ancora una volta con un approccio libero, quasi anarchico, modellando la nostra esperienza con un tocco assolutamente personale. Negli ultimi tempi raramente abbiamo trovato un titolo come questo Fortune’s Winds in cui, anche solo scambiando un paio di battute tra amiche e amici, si sia riscontrata una differenza tanto marcata fra la mia e la tua partita. Anche questa è una spia del discorso iniziato qualche riga fa: quello di un titolo ambizioso, ampio, lunghissimo, lo sottolineiamo, da giocare (figuriamoci da completare al 100%) e che, quasi paradossalmente, quasi "ti chiede" plurime partite, proprio per questa sostanziale differenza di modo di porsi.
Dal punto di vista del gameplay, anche in questo caso le ambizioni sono alte, ma sempre ben integrate (non ve lo diciamo più, promesso). Attraverso uno snellimento del pool di possibilità offensive e difensive, che non abbassa la complessità del combat-system ma lo rende semplicemente più leggibile, Fortune’s Winds riprende elementi sia da Three Houses sia dai capitoli, più o meno spin-off, successivi, offrendoci un’esperienza di gioco davvero molto stratificata. Rispettando, forse inconsciamente, forse in modo esplicito, il più classico principio di casa Nintendo, "easy to learn, hard to master", questo Fire Emblem può essere assimilato nelle sue interazioni di base anche da chi con gli strategici non ha mai avuto a che fare, ma impone, ai livelli più avanzati e magari scegliendo l’opzione classica della morte permanente in caso di sconfitta di uno dei propri personaggi, una soglia di attenzione, cura e inventiva ormai piuttosto rara nel mondo del gaming moderno.
Ecco, in tal senso, riprendiamo la domanda iniziale: che cos’è un sistema integrato e che funziona? Ora possiamo provare a rispondere. Un sistema integrato e che funziona, a nostro avviso, è un sistema che si appoggia sulle già citate strutture ricorsive, ovvero le storyline, la componente relazionale e quella strategica legata al combattimento, per poi impastarle con una libertà di approccio diffusa. Questa è, almeno secondo noi, la "ricetta" di Fortune’s Winds e anche il motivo per cui, stando alle prime recensioni e alle reazioni del pubblico, il titolo sta raccogliendo un’accoglienza tanto positiva. Ci spingiamo oltre. Ci è parso molto evidente quanto queste strutture ricorsive di Fire Emblem funzionino se si pensa, per esempio, a The Duskbloods, che proprio di recente abbiamo visto e giocato sugli stessi schermi di Switch 2. Nonostante l’avventura di FromSoftware sia, sicuramente, un titolo più originale e autoriale rispetto alla struttura, tutto sommato classica, di Fortune’s Winds, ciò che nel gioco dei creatori di Bloodborne ci ha lasciato più perplessi erano proprio queste strutture ricorsive: troppe cose da fare, apparentemente aleatorie ma poi decisive, con il rischio concreto che tali sacrifici vengano vanificati dal caos che si genera sullo schermo.
Attenzione, però: non vogliamo fare polemica, accusando questo titolo di bontà assoluta e quell’altro titolo di malvagità indegna. Piuttosto, ci piace filosofeggiare di videogiochi, proponendovi esempi e cercando di andare oltre il semplice "mi è piaciuto/non mi è piaciuto". Se amate le strutture ricorsive, Fire Emblem: Fortune’s Winds è il Disneyland Paris della ricorsività. È un titolo che, dopo appena una settimana, ci ha fatto vergare con mano quasi “sette chili” tra appunti, schemi, idee di battaglie e ramificazioni di relazioni. Le sudate carte del poeta videogiocatore? Capiamo.