È uscito il 23 gennaio il singolo di Francesco Baccini Franco Califano, secondo estratto dall’album Nomi e cognomi 2, un sequel dello storico album del cantautore uscito 34 anni fa. Il singolo omaggia il celebre artista romano e definisce il brano “un gioco di specchi” perché si sente in qualche modo simile a lui. Ad accomunarli è una particolare sensibilità artistica che inevitabilmente conduce al tormento: “Lo scotto da pagare per rimanere vivi nella memoria del pubblico”, come dichiara. Questo nuovo album è ricco di omaggi, già il primo singolo uscito lo scorso ottobre celebrava la giovane Matilde Lorenzi, una promessa del mondo dello sci venuta a mancare prematuramente durante un incidente sportivo. Il brano gli era stato commissionato dal regista Paolo Galassi per il docufilm Kristian Ghedina: Storie di Sci e Baccini ha deciso di dedicarlo alla giovane. Ancora una volta il cantautore genovese dimostra la sua capacità di osservare le persone dall’esterno e trovarci dentro un po’ di sé, rendendo il brano musicale non solo un prodotto dell’estro, ma anche un dono altruistico.
Ma Baccini, si sa, è anche un professionista nell’arte della provocazione o in quello che oggi musicalmente verrebbe definito dissing; infatti, ci anticipa che non ne mancheranno in questo nuovo album cui l’uscita è prevista per l’anno corrente. L’artista genovese già 34 anni fa non risparmiava nessuno e si divertiva a provocare con i suoi testi pungenti: “Antonello Venditti voleva menarmi”, dice, riferendosi all’omonimo brano rivolto proprio al cantautore romano. “La mia in realtà era la canzone di un fan tradito. I primi dischi di Venditti li consumavo, poi a un certo punto lui aveva fatto un cambio di rotta totale, probabilmente per logiche di mercato, e io ne rimasi spiazzato”, racconta. A fare da pacera tra i due fu poi una trasmissione radiofonica. “Quell’album mi creò dei problemi. In tv non mi invitavano perché era molto scorretto”.
Il cantautore genovese non scomoda giri di parole: non gli piace la televisione italiana, quando può ne diserta gli inviti perché ritiene che il sistema richieda all’artista di fare il pagliaccio. Cita Jannacci, artista con cui ha collaborato: “La televisiòn ha la forza del leòn e ti indurmenta come un cogliòn”. Ricorda di aver imparato a leggere a quattro anni grazie alla televisione, in particolare seguendo la trasmissione degli anni 60 Non è mai troppo tardi: “Oggi se guardi la televisione disimpari a leggere e a scrivere”. Baccini è l’antitesi del democristiano, un antieroe che si colloca da sempre tra gli outsider, tra i politicamente scorretti, non molto diverso da Califano che non a caso omaggia proprio in questo ultimo singolo. Il cantautore romano viene ancora ricordato per la sua sensibilità artistica nonostante condivida con Baccini anche vicende legate al mondo del gossip televisivo. Entrambi hanno infatti in comune un’esperienza che Baccini ritiene lontana anni luce dalla musica, ossia la partecipazione come concorrenti allo storico talent/reality Music Farm, rispettivamente negli anni 2005 e 2006. Un’esperienza che Baccini non rifarebbe e di cui si pente: “Eppure rispetto ai programmi di oggi Music Farm sarebbe un cult, TV impegnata che probabilmente manderebbero in onda su RAI 3”, dichiara, evidenziando come gli odierni programmi musicali siano mirati a ridicolizzare l’artista che non è più neanche artista, ma personaggio o influencer che dir si voglia.
Baccini ne ha anche per il Festival di Sanremo, al quale ha partecipato solo una volta nel lontano 1997 con il brano Senza tù e già allora con parecchia ostilità: “Sanremo è televisione. Alla televisione interessa fare numeri. La musica non è la cosa fondamentale. Non si ricorda nessuna canzone degli ultimi Festival, io invece mi ricordo perfino le canzoni brutte del Festival che andava in onda quando ero piccolo. Oggi siamo oltre il brutto, il nulla, non ci si ricorda neanche una canzonetta”. Alla domanda su quale sia la caratteristica che conduce un artista alla vittoria del Festival, Baccini risponde secco: “Il contatto con una major. Vince il prodotto, non c’è niente di simile all’arte. Sanremo è un’insalata creata dal direttore artistico per accontentare tutte le fasce d’età. È un fenomeno televisivo nel quale si vedono sempre le stesse facce. Sono i clan che decidono chi deve vincere, chi deve andarci, un po' come nel cinema e in tutto ciò che oggi è mainstream, cosa che a me non è mai interessata. Il mio primo album Cartoon era già una presa in giro al sistema di allora, quello di oggi è anche peggio”.
E in quanto alla musica contemporanea Baccini reputa che sia l’ennesimo prodotto del sistema televisivo, un insieme di dinamiche che premia la forma e mai la sostanza, che propone e impone determinati artisti escludendo chi se lo merita: “È tutta propaganda ed è difficile non esserne assorbiti. In Italia non esiste la meritocrazia. Basta guardare The Voice inglese per accorgersi delle differenze. Sono tutti critici esperti, a detta loro. Nei talent italiani ti ritrovi ad essere giudicato musicalmente da Federica Pellegrini. Non è che io vado ai campionati di nuoto e faccio il giudice. Nella musica oggi ormai entra chiunque, sembra un bordello”.
Della tracklist del nuovo album il cantautore non vuole svelare niente, ma assicura che non mancheranno le sorprese. Non ha aspettative perché il suo obiettivo non è mai stato compiacere il nazional popolare; si discosta dall’immagine che oggi domina sulla musica: “Alla mia generazione dell’immagine del cantante non gliene fregava un cazzo, così come del suo orientamento sessuale. Oggi l’immagine ha superato il contenuto. Io preferisco mangiare in un’osteria rovinata dove si mangia bene piuttosto che in un ristorante pentastellato dove magari mangio male, ma devo far finta che ho mangiato bene perché fa figo così. L’esteriorità di un artista non mi interessa. Oggi sono tutti bellissimi ma dentro non c’è niente. Ai miei tempi era il contrario, se eri bello dovevi dimostrare che non eri lì solo per quello; Marlon Brando si era fatto rompere il naso per essere un po’ meno bello”.
Sebbene Baccini sia molto critico nei confronti delle nuove tendenze musicali, che non distingue dalle tendenze televisive, non si definisce un nostalgico, anzi ci svela di avere un canale Twitch già da qualche anno. Anche dalla piattaforma riesce a cogliere il nichilismo della nostra epoca che premia il vuoto e che ritiene non avere gli strumenti per decifrare il gesto artistico né tantomeno le provocazioni: “Io posso anche provocare, ma in quanti capirebbero le provocazioni? Oggi il livello culturale è davvero basso, Guccini non verrebbe mai capito. Il suo genio funzionava collocato in un determinato contesto culturale in cui si possedeva la capacità di cogliere il senso”. Anche in merito ai suoi colleghi, Baccini non le manda a dire: “Io non sono un collega di chi sta in classifica oggi; io sono un cantautore, non faccio musica da ballo. Per me la musica è ascolto, non un prodotto finalizzato a non pensare. Ormai da decenni la musica che ascolto io è bandita dalle radio, quella che viene trasmessa è musica che può servire da sottofondo per quando vai dal dentista”.