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8 settembre 2021

Ecco perché oggi
“Non è la Rai”
non andrebbe mai in onda

  • di Grazia Sambruna Grazia Sambruna

8 settembre 2021

Molti celebrano trionfanti il trentennale di “Non è la Rai”, il programma ideato da Gianni Boncompagni nei primi anni Novanta, fingendo di non sapere che oggi quello stesso programma verrebbe odiato e messo all’indice. Oggettificazione del corpo femminile (peraltro, minorenne), campagna elettorale pro Silvio Berlusconi, orde di poco più che bambine scatenate in movenze sexy grazie anche alle generosissime inquadrature: questi sono solo alcuni dei motivi per cui quell'osannato cult che è stato “Non è la Rai” oggi non potrebbe andare in onda. Vabbè, festeggiamo
Ecco perché oggi “Non è la Rai” non andrebbe mai in onda

A fine novembre 2020 fu bufera mediatica. Una tizia, la ballerina e performer Emily Angelillo, in tacchi a spillo si rese protagonista di uno sketch (4 minuti e mezzo) in cui fingeva di fare la spesa in modo sexy. Il tutto (o il niente) accadeva su Rai 2 all’interno del programma pomeridiano Detto Fatto, condotto da Bianca Guaccero. I social impazzirono. Nonostante l’effettiva irrilevanza della gag di per sé (siamo sicuri, mano sul cuore, che se l’avesse fatta una drag l’avremmo trovata tutti irresistibilmente pazzesca e resa quindi virale), lo show fu sospeso per via delle polemiche che etichettavano quel siparietto come “intollerabile”, teste di autori saltarono immantinente, la conduttrice si vide costretta a scusarsi sui social cospargendosi il capo di cenere (per alcuni, non abbastanza), la sera seguente il direttore di Rai 1 ritenne opportuno, visto il clima, tagliare dal montato della trasmissione The Voice Senior - noto covo di peccaminosa perdizione - l’ospitata di Elettra Lamborghini, temendo che il suo twerking potesse ferire la sensibilità dei telespettatori. Quegli stessi telespettatori che oggi sono in visibilio per il trentennale di Non è la Rai. 

Mediaset Extra ha proposto in questi giorni una maratona del programma ideato dal compianto Gianni Boncompagni, è impossibile aprire qualunque social senza imbattersi in video tratti dalla trasmissione che arrivano ad avere anche milioni di views su Youtube, gaudio e giubilo nel regno. Non è la Rai è considerato (ed è stato) uno show cult della tv italiana, qualcosa che ha sicuramente segnato un prima e un dopo. Tanto che perfino il noto critico televisivo Aldo Grasso nelle ultime ore si è espresso favorevolmente nei confronti della trasmissione, rimangiandosi con un certo rammarico le parole ben più aspre che le dedicava ai tempi della messa in onda: “Ho sbagliato”, ammette sul Corriere, aggiungendo che ai tempi, ancora alle prime armi, si fosse lasciato spaventare dalle centinaia di lettere che arrivavano ogni giorno in redazione scritte da genitori disperati perché le loro figliolette sognavano di entrare a Non è la Rai per diventare famose. Insomma, oggi tutti, ma proprio tutti, amano Non è la Rai. Eppure, o tempora! o mores!, a rigor di logica (social) dovremmo odiare ogni secondo di quello show perché, appunto, attualmente non potrebbero andarne in onda nemmeno quattro minuti e mezzo senza scatenare putiferi e censure.

Non che ai tempi non ve ne fossero, attenzione: la relazione tra la diciottenne Claudia Gerini e il patron di Non è la Rai (58 anni), aveva fatto storcere più di un nasino benpensante, ma niente di che. C’era chi pensava che quel programma pomeridiano fosse il segno della deriva dei tempi nonché uno dei (tanti) modi in cui Silvio Berlusconi, appena sceso in campo politicamente, tentasse di intontire le masse per farsi votare. Un pensiero non così lontano dalla realtà considerando che la giovane presentatrice Ambra invitava apertamente i milioni di giovanissimi all’ascolto a votare per Forza Italia perché “il Padre Eterno sta con Silvio, mentre il Diavolo con Occhetto. Ma conosce bene anche Stalin”. Delicatissima campagna e altro motivo per cui la messa in onda di una trasmissione come Non è la Rai oggi sarebbe da ritenersi impossibile. Poi, per carità, festeggiamone pure il trentennale, ma almeno ricordiamoci di cosa stiamo parlando. 

Stiamo parlando, appunto, di Non è la Rai ovvero della versione soft porno di Solletico: c’erano i giochi telefonici a premi (praticamente gli stessi), le sigle, le canzoni e i balletti, ma qual era la stringente esigenza di mettere due ragazze, minorenni, seminude (shorts e reggiseno) davanti al Cruciverbone teen? Gli studi del programma erano invasi da giovanissime che da casa venivano viste come le amiche della porta accanto, intente a scatenarsi in performance infantili a parole ma super sexy nei fatti. Sarebbe bastato togliere l’audio per trovarsi davanti a qualcosa che di innocente aveva ben poco. Lo dice bene Leonardo Notte (Stefano Accorsi) al termine della prima puntata della serie Sky 1992: “Questo programma si rivolge alle giovani, certo, ma anche a tutti quei compratori di brugole che mentre le amiche delle figlie imparano le canzoncine, provano i balletti e sognano di diventare famose osservano quei giovani corpi che si muovono, le gambe nude, la gonna che nella piroetta si alza a mostrare un lembo di mutandina e sentono una voce subliminale, irresistibile: “Ehi tu, tu che sei un uomo… Insegnami come si fa”. Questa lettura è di sicuro orribile, cinica e viziosa ma rimane inconfutabilmente e del tutto verosimile. 

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Del resto, però, viviamo nell’epoca del cortocircuito: si fa chiudere un programma per via di un siparietto sexy (che voleva essere comico e irriverente ma non ci è riuscito) mentre ci si sdilinquisce celebrando i 30 anni di un programma cult che aveva per protagoniste orde di minorenni seminude e le loro mutandine. E sia, per carità. Solo che a un certo punto ci sarebbe, alla luce dei fatti, da prendere una posizione: se si decide che Non è la Rai sia stata una cosa buona e giusta (pensiero del tutto percorribile, non stiamo certo qui a fare i bigotti che in giro ce ne sono già abbastanza), allora lo è anche mostrarsi oggi come oggi sexy in televisione senza che questo svilisca in alcun modo l’immagine del genere femminile (le cui rappresentanti, per inciso, possono essere anche incredibilmente sensuali senza ledere a loro volta il femminismo da social). Altrimenti, sarebbe ora di fare pace col cervello. Ah no, scusate: il cervello ce l’ha spento Berlusconi negli anni Novanta. Non è colpa nostra, quelle generazioni gli appartengono perché ci tiene e se promette poi mantiene. Alla fine, la gnocca vincerà sempre sull’invidia e sull’odio. Anche dei social.

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