Questo evento non si deve fare. Ma soprattutto: non si può fare. Alla volontà puoi opporre una volontà più forte. Ma l’impossibilità come la contrasti? A esser censurate, stavolta, sono due filosofe (donne) una di loro non potrà neanche presentare il libro (sulle donne) in un evento a cura della Casa delle donne e del Coordinamento dei centri antiviolenza dell’Emilia-Romagna e ospitato dal Centro di Documentazione delle Donne. Aspetto sociologicamente rilevante: il libro è pubblicato da Mondadori, non un editore particolarmente controverso. Il libro, Donne si nasce, è un saggio che cerca di fare ordine su alcuni temi cari alle nuove correnti del femminismo. Lo hanno scritto due filosofe, Adriana Cavarero e Olivia Guaraldo, che si occupano di questi temi da anni e a livello accademico. Non sono pericolose fasciste, criminali, o estremiste ala ricerca di una cassa di risonanza per la loro propaganda. Sono intellettuali che studiano e fanno ricerca e che hanno diritto di cittadinanza nel dibattito culturale italiano (e non solo, visto che la loro carriera e la loro produzione ha portata internazionale).
L’evento è stato annullato con una motivazione che non è minimamente sorprendente, è anzi banale e sentita già altre mille volte: “Gentilissima Dott.ssa Guaraldo, siamo estremamente dispiaciute di comunicarLe che abbiamo dovuto rinviare la presentazione del libro per diverse ragioni. La principale è che, purtroppo, non sussistevano le condizioni per svolgere l’iniziativa in un clima di serenità. Ci scusiamo per la comunicazione tardiva e confidiamo nella Sua disponibilità a partecipare alla presentazione, che intendiamo organizzare prossimamente in un contesto diverso e più favorevole al confronto”. Mancava un clima sereno. E quindi che si fa? Si censurano le intellettuali, dandola vinta a chi quel clima lo ha inquinato, ai violenti. C’è poco da dire. Guaraldo commenta così: “Non avevo ancora esperito, prima di oggi, una esplicita censura. Significa che il nostro libro Donne si nasce ha colpito nel segno. Mi pareva strano, infatti, che riuscissimo a solcare le mura della blindatissima Bologna”. Un libro che ha colpito nel segno va letto, non va censurato. Magari va discusso, ma non va eliminato dai radar. Un libro non è un razzo, né una portaerei. Non è un sottomarino nemico né un carro armato. Un libro è il confine che separa la civiltà dalla barbarie, il dibattito, il pluralismo, la cultura e la democrazia dalla violenza, dall’intolleranza e dalla censura. Quindi, per ora, limitatevi a leggere questo libro. Domani, quando lo avrete finito, ponetevi invece una domanda: è questa l’inclusività di cui si parla? È questo il rispetto? È questa la democrazia che si vuole difendere?