L’8 maggio Aiello ha lanciato il singolo che anticipa il disco: “Sotto sotto” è una hit che non smette di girarti in testa. A tre anni dall’ultimo album “Romantico”, Aiello torna con un nuovo disco: “Scorpione”. Stare lontano dalle scene per tre anni, nel mondo della discografia iperveloce, è un rischio che l’artista si è voluto prendere, perché ritrovarsi molto spesso è più efficace che produrre senza una vera centratura. Abbiamo preascoltato “Scorpione” e possiamo dirvi che ci sono tutti i presupposti affinché questo sia il disco dell’estate: nove brani R&B che non si lasciano skippare e che rimangono nelle orecchie. La sensazione è quella di ritrovarsi immersi in estate inoltrata: c’è leggerezza ma mai banalità. C’è tutta la carnalità di Aiello che non rinuncia a parlare d’amore, ma non solo. La maturazione artistica è evidente e i featuring con Antonia, Leo Gassmann e Levante impreziosiscono un lavoro discografico in cui nulla è stato lasciato al caso. Abbiamo intervistato Aiello, che ci ha parlato di "Scorpione" e di tutto ciò che lo ha ispirato.
“Romantico” è uscito tre anni fa. Tre anni nella discografia odierna sono tanti. Hai mai avuto paura di sparire come artista nel panorama musicale?
No, era troppo importante per me prendermi cura di alcune ferite, farmi del bene e incontrarmi veramente. Volevo sperimentare e risvegliare un entusiasmo per questo mestiere. Avevo delle urgenze che non mi hanno fatto pensare: “Oddio, sto tre anni senza tour, e poi chi me se fila?”. Sicuramente il rischio di perdere qualcuno per strada si corre. Se sono destinato a riprendermi chi ho perso per strada, me lo riprenderò, altrimenti pazienza. Io ho imparato a non forzare più nulla. Non ho pensato agli aspetti performativi, volevo fare un disco R&B che fosse autentico.
Come mai hai scelto di intitolarlo “Scorpione”?
Io sono Leone ascendente Scorpione con luna in Scorpione. Negli ultimi due anni ho preso coscienza di questo conflitto bello intenso tra il mio essere Leone con la voglia di farmi guardare e mangiarmi il mondo e il mio essere Scorpione, quindi passionale ed epidermico, ma anche schivo, come lo scorpione che a volte vuole starsene sotto terra perché non si ritiene abbastanza. A un certo punto ho scelto di accogliere queste ombre e dedicargli un disco. Non si può sempre combattere ciò che si è. E devo dire che da quando ho accettato che in me convivono questi due lati, mi voglio più bene.
In cosa si distingue “Scorpione” dagli altri dischi del passato?
C’è un R&B molto più predominante che si incontra con il cantautorato italiano, in alcune canzoni. C’è una scrittura che mantiene l’aspetto fotografico, che ti fa vivere alcune cose come le stessi vivendo nel momento presente, vivide. Ritengo che il sentimento predominante di questo disco sia la gratitudine. La rabbia è stata asciugata quasi totalmente e l’ego lasciato all’angolo.
Come mai hai scelto di avere nel disco Antonia, Leo Gassmann e Levante?
Claudia (Levante) la conosco da qualche anno e ci siamo visti poche volte, ma quelle poche volte sono sempre state utili per coltivare un affetto sincero. La stimo molto, la volevo in Sentimentale e lei ha dato il suo. Antonia la conoscevo dai tempi di Amici: una volta fui ospite del programma e rimasi folgorato dalla sua voce. Quando l’ho incontrata per Fiammiferi mi ha sorpreso anche umanamente. Con Leo, invece, volevo contraccambiare l’invito che mi ha fatto a Sanremo 2026, perché mi ha regalato l’opportunità preziosa di riscrivere una pagina della mia carriera e di quel palco. Sapevo che la sua voce in Scorpione poteva dare un plus importante e l’ha fatto. Con lui c’è un legame di una profondità incredibile, che va oltre la musica.
Hai un featuring dei sogni?
Ti nomino la numero uno che è Mina. Scrivere per lei o cantare insieme a lei sarebbe un sogno. Ci sono tanti altri artisti con cui amerei collaborare, ma lei è la dea delle dee.
A proposito di Sanremo: nel 2021 hai partecipato al Festival con “Ora”, che è stata ribattezzata simpaticamente “Sesso e ibuprofene” dal web. Che effetto ti ha fatto diventare un meme?
Non fingerò una leggerezza che all’epoca non avevo. Con grande onestà al momento per me è stato faticoso, perché l’attenzione si è spostata per tutta la settimana sul meme. Quando le sere successive, pur cantandola io bene e in maniera misurata, si continuava a parlare del meme. Poi il pezzo è rimasto iconico nella internet culture di quel periodo e oggi quasi me ne vanto. Fino a qualche tempo fa ne fuggivo. La canzone è molto bella ed è stata anche molto apprezzata. Poi il Sanremo di quest’anno - quando ho duettato con Leo Gassmann che era in gara - è stato anche importante per riscrivere una nuova pagina sul palco dell’Ariston, ormai sul meme riesco anche a ridere.
Cosa possono fare oggi gli artisti per contrastare la deriva musicale delle canzoni “usa e getta”?
Prendersi cura di se stessi e quindi allontanarsi da queste logiche iper performanti. A me non dispiacerebbe arrivare a grandi risultati, è chiaro. Ma diventa una fatica incredibile che ti fa toccare il fondo con il c*lo quando diventa driver. Se “fai questo per ottenere quello” è la fine. Quello che noi artisti possiamo fare è un po’ quello che ho fatto io in questi ultimi due anni: sanare le proprie ferite, allontanarsi da alcuni schemi mentali e ritrovare l’entusiasmo autentico per la scrittura e soprattutto coltivarlo. Io non credo di aver raggiunto un punto d’arrivo. Perché basta un secondo e torni a farti risucchiare da alcune logiche, quindi è importante esercitarsi alla disciplina, perché la vita è altro.
Quanto conta oggi avere un bell’aspetto nella musica?
L’estetica conta ma la bellezza non risiede solo in determinati canoni. Io non mi ritengo canonicamente bello, ma più un tipo. Quando ho delle collaborazioni che riguardano il mondo dell’immagine, io cerco sempre la specialità, che non coincide per forza con il rispecchiare i canoni classici. La musica ha bisogno di personalità che siano anche esteticamente importanti, ma nel senso che siano in grado di farsi notare nel momento in cui entrano in una stanza. Io sicuramente tengo alla mia tonicità, alla salute del fisico su cui lavoro, ma la mia idea di bellezza è molto più variegata da quella che viene spesso sponsorizzata in tv o nei social.