Il libro, Donne si nasce (e qualche volta lo si diventa), è un saggio che cerca di fare ordine su alcuni temi cari alle nuove correnti del femminismo. Lo hanno scritto due filosofe, Adriana Cavarero e Olivia Guaraldo, che si occupano di questi temi da anni e a livello accademico. Non sono pericolose fasciste, criminali, o estremiste ala ricerca di una cassa di risonanza per la loro propaganda. Sono intellettuali che studiano e fanno ricerca e che hanno diritto di cittadinanza nel dibattito culturale italiano (e non solo, visto che la loro carriera e la loro produzione ha portata internazionale). La professoressa Guaraldo avrebbe dovuto presentarlo a Bologna, in un evento organizzato dalla Casa delle donne e dal Coordinamento dei centri antiviolenza dell'Emilia-Romagna. All'ultimo, però, è stato annullato tutto. Il motivo? "Non sussistevano le condizioni per svolgere l'iniziativa in un clima di serenità". Abbiamo chiesto un'opinione alla co-autrice, la professoressa Cavarero, che difende la collega e mette in guardia la sinistra dalla deriva antidemocratica di questa polarizzione.
Quello che è accaduto l’ha stupita?
Mi sono ovviamente stupita perché casi di censura rispetto a un libro che illustra dei problemi ma che si schiera e non è di parte, non un pamphlet ma un libro rivolto alle studentesse, è strana. D'altra parte sono al corrente, perché l'ho provato sulla mia pelle, che c’è una forte ostilità e aggressività da parte di quella che possiamo chiamare la galassia lgbt nei confronti di posizioni femministe come la mia. E quello che mi stupisce come insegnante di filosofia e quindi come esperta di logica, è che in nome di un verbo di assoluta inclusività si escludano certe posizioni, come la mia, pur sempre legittime. Così l’inclusività diventa un meccanismo di censura e perciò di esclusione. E questo non solo è scorretto dal punto di vista politico, non è solo antidemocratico, ma è anche un abbaglio logico.
Un tempo un saggio di due docenti avrebbe ricevuto un’attenzione di altro genere. Lei crede che oggi il fatto di lavorare, di fare ricerca, di studiare, non faccia più da filtro utile a distinguere tra esperti che hanno diritto di cittadinanza nel dibattito culturale e chi vuole semplicemente fare propaganda? Insomma, si sente “fraintesa”?
Non so se sia proprio esattamente così. Forse lei ha ragione. Però non credo che sia un fattore centrale nella censura. Il fattore centrale è proprio un clima di grande polarizzazione. Non solo sulle questioni femministe, ma anche per quanto riguarda temi come la guerra in Ucraina e il conflitto palestinese. Polarizzazioni che sono interne alla sinistra.
Ma la sinistra è sempre stata variegata. Il fatto che questa polarizzazione oggi porti a delle censure in che misura la preoccupa? Crede sia una fase o che sia più una deriva definitiva?
Io sono profondamente democratica, per cui spero che ci siano rimedi. Al presente la polarizzazione crea una confusione e sfocia in atteggiamenti che sono di fatto totalitari. Cioè, voglio dire, l'elemento liberal della democrazia, quello del confronto, è quello che ci rimette le penne.