Ecco fino a che punto la sinistra è razzista. Quest’uomo è diventato professore a Cambridge solo perché nero e autistico.
Si chiama Jason Arday e a 37 anni è diventato il più giovane professore di Cambridge di sempre. Ovviamente insegnava Sociologia dell’educazione, con un focus su disuguaglianze, razza e intersezionalità.
Dico insegnava perché Arday si è dimesso qualche giorno fa dopo la decisione dell’università di aprire un’indagine contro lui, accusato di plagio per la sua tesi di dottorato e di aver mentito sul suo curriculum.
Sulla carta la sua vita era il sogno umido di tutti i sostenitori dei programmi di inclusione. Un ragazzo nero a cui viene diagnosticato l’autismo a tre anni, che non parla fini agli 11, che impara a leggere e scrivere solo a 18 anni. Poi la scalata prodigiosa dei livelli accademici, prima come professore associato e come visiting professor in giro per il mondo e poi come docente assunto da una delle più importanti università al mondo, Cambridge appunto.
Nel frattempo ha avuto anche il tempo di percorrere 30 maratone in 35 giorni e di raccoglie fino a 5 milioni e mezzo di fondi per beneficienza, tutto da solo.
Le accuse di plagio c’erano già state nel 2015 ma era risultato “innocente”, così Cambridge nei mesi scorsi lo ha difeso nonostante le prime inchieste giornalistiche siano uscite già a fine 2025.
Questa è una storia serissima, perché il più giovane professore nero di Cambridge è un bugiardo che ha gonfiato la sua biografia con dettagli che potessero farlo passare da vittima. La sua intera carriera accademica, come dimostrano i suoi studi e pure il suo libro di prossima pubblicazione (una autobiografia), si basa sul vittimismo e su una storia costruita ad arte per arrivare dove era arrivato. E l’establishment glielo ha lasciato fare ovviamente, perché come puoi pensare di tarpare le ali a un giovane nero con autismo la cui vita è a metà tra quella di Gandhi e quella di Gesù?
Ovviamente lui, come i suoi difensori, ha risposto alle critiche accusando i giornalisti di razzismo, sostenendo di aver ricevuto anche delle minacce e persino una testa di maiale, in spregio alla fede dei suoi genitori musulmani. Peccato che anche questa uscita, dopo varie verifiche, si sia rivelata una bugia.
Ora, è evidente che i nuovi standard accademici e culturali premino questo genere di persone. Un altro studio dimostra, per esempio, che i maschi vengono sistematicamente discriminati da editor e case editrici quando si tratta di pubblicare libri, soprattutto gli esordi.
E persino il Guardian, un giornale notoriamente di sinistra, critica questa brutta piega perché, ovviamente, penalizza non solo i bianchi meritevoli, ma pure i neri che hanno raggiunto risultati lavorando seriamente e senza truffare l’accademia. Ah, a scriverlo, tanto per dire, è un giornalista nero.
Allora sì, la sinistra non solo è razzista, ma è completamente incline ad alimentare storture e discriminazioni di vario genere, basate però sulle caratteristiche che scelgono loro. A quanto pare basta vincere alla lotteria della sfiga per diventare degli eroi meritevoli di fare carriera in qualsiasi ambito su cui la sinistra abbia ancora un potere effettivo, come appunto nel mondo culturale.
Siamo lontani dalla color blindness di Martin Luther King, cioè dalla speranza di vivere in una società in cui il colore della pelle non conta più. Il colore della pelle conta ancora. E chi dovrebbe combattere il razzismo vuole solo che a contare sia, stavolta, il nero.