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1 febbraio 2026

Angelica Bove fa tutto giusto: nella sua “Tana” solo buona musica, gente che suona davvero. E Sanremo 2026 come un gioco e nulla di più

  • di Riccardo Canaletti Riccardo Canaletti

1 febbraio 2026

Alla Premiata Trattoria Arlati Angelica Bove presenta il suo primo album, “Tana”, da cui è tratto il singolo con cui andrà a Sanremo 2026. È tutto un gioco, tranne la sua musica. Lo dice la voce, lo dicono i testi, lo dice l’attitudine sul palco. Una giovane artista che non cerca il successo scontato, ma srotola la sua arta fatta di raso e spilli verso i giornalisti che per un’ora o quasi, bellissima sensazione, rimangono zitti
Angelica Bove fa tutto giusto: nella sua “Tana” solo buona musica, gente che suona davvero. E Sanremo 2026 come un gioco e nulla di più

“Come ho vissuto Sanremo? Come un gioco, con leggerezza”. Angelica Bove sale sul palco nel “sotto” (nel sottosopra) della Premiata Trattoria Arlati, nata per le tute blu della Pirelli, che sorgeva lì vicino, poi diventata il ristorante della dirigenza e, infine, il locale prediletto da tantissimi musicisti, a partire da Lucio Battisti che voleva rendere il piano inferiore la sua sala prove. Angleica arriva, saluta tutti, sale sul palco, ringrazia, e canta Mattone, la canzone con cui ha vinto Sanremo giovani e con cui tornerà all’Ariston. 

Nella versione con orchestra pubblicata su YouTube Angelica ricorda una giovane Florence Welch con una voce sporca e disordinata. Il suo modo di cantare è anarchico, teatrale, sentito. Sul palco è delicata ma per nulla inibita, nonostante sia, confessa, al suo primo live effettivo. Su quel palco che, pare, sia stato il primo a ospitare un concerto milanese di Renato Zero. I giornalisti, una ventina, sono seduti ai tavoli mentre la ascoltano cantare alcuni dei brani del nuovo album, Tana. 

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Angelica Bove

Tana ha strumenti veri, parole vere, voce vera, tutto giusto. In Lui Angelica Bove canta non della ricerca costante di un uomo, ma di come si senta attratta da un “lui”. Più che una ricerca un magnetismo, qualcosa che capita, che si avverte, che “tira”. Eccolo, il muro di suono, la voce che al ritornello sbatte contro gli strumenti, chitarra, basso, tastiera e batteria. Una formazione elementare, suonano tutti bene, lei ci mette il resto. 

La sofferenza, e l’antipatia, quella che non dimostra di avere ma che crede venga percepita quando, in un mondo disciplinato, si rifiuta di rispettare meccanicamente le regole. È nell’impasto della voce, live, che Angelica Bove cresce. Una voce che viene srotolata come un nastro di raso verso la sala pieno di buchi e spilli. 

La musica, i colori della voce e quel suono fisico, materico, che la rende diversa da tutti. E diversa, soprattutto, da chi cerca il successo per vie facile, attraverso campionature standardizzate e sintetiche. Nella Tana di Angelica Bove c’è tutto, lo scherzo, il dolore e la vita che va raccontata.  

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