L’incontro tra Giorgia Meloni e J.D. Vance si consuma in un clima particolare, quasi rarefatto. Caricato dai giornali di significati politici e simbolici, si è parlato di segnali ideologici e strategie internazionali, ma sul piano concreto l’appuntamento resta istituzionale. Molti titoli, pochi effetti reali. Non tanto per il peso politico dell’appuntamento in sé, quanto per il contesto emotivo che lo circonda: l’Italia è alla vigilia delle Olimpiadi Invernali, e l’attenzione collettiva sembra già proiettata altrove.
I media raccontano l’incontro come decisivo, ma l’impatto resta confinato alle pagine dei giornali. Per il Paese, l’evento ha scarso peso concreto. Dopo anni di promesse mancate, scandali e narrazioni politiche ripetitive, molte persone hanno interiorizzato una convinzione semplice e disarmante: “Qualunque cosa accada, non cambia nulla per me”. Il risultato è un ritiro emotivo e cognitivo dalla politica. I giornali continuano a parlare, ma il pubblico smette di ascoltare. Come aveva intuito Guy Debord, la politica mediatizzata rischia di diventare spettacolo, dove conta più la rappresentazione che l’effetto reale. Così gli incontri tra leader vivono soprattutto nei titoli, più che nella vita delle persone, come osservava Jean Baudrillard. Di fronte a questa distanza, il pubblico cerca esperienze più chiare e immediate.
In questo vuoto si inserisce lo sport come le Olimpiadi che parlano una lingua immediata: non promettono soluzioni politiche, non chiedono appartenenze ideologiche, offrono emozioni, identificazione, un senso di comunità temporaneo ma potente. Il cervello, sotto pressione, si difende selezionando ciò che è emotivamente gratificante. E così le Olimpiadi vincono perché sono narrative semplici, emotive, non ideologiche. Eventi come questo diventano spazi mentali sicuri, condivisi, non conflittuali. Non è una fuga dalla realtà, ma una ricerca di narrazioni comprensibili, di storie con un inizio e una fine. La politica mediatizzata, al contrario, appare infinita, ripetitiva, priva di conseguenze visibili.
Se un incontro politico produce più titoli che effetti, allora è informazione per i giornali, non per la vita delle persone. E mentre la stampa insiste, il Paese guarda già verso la pista, la gara, l’attesa di qualcosa che, almeno per un momento, sembri reale.