“Amare una persona è come amare l’universo, e fare qualcosa per qualcuno è come farlo per il cosmo; non è forse vero, allora, che condividiamo ogni regalo con le stelle?
Così, mi auguro che questo libro si trasformi in un dono prezioso anche per te.”
Già, un dono prezioso. “Odissea stellare” di Kim Bo-young, pubblicato da ADD Editore, è proprio questo, un dono prezioso che l’autrice ha fatto a noi lettrici e lettori e che abbiamo il compito di, passatemi l’ardire, trasmettere agli altri. Penso questo dopo aver letto una raccolta di racconti di genere fantascientifico in cui si riflette di filosofia e di morte, di amore e astronomia, di fisica quantistica e di esplorazione spaziale ma, soprattutto, si riflette sulla nostra condizione umana, su come è oggi, su come sarà tra cento anni e centomila anni e su come saremo alla fine del tempo e ai confini dell’universo.
Questo è Odissea stellare, costituito da tre racconti che funzionano più o meno così: i primi due sono in dialogo, avendo per protagonisti due innamorati, promessi sposi destinati a non incontrarsi nelle pieghe dello spazio-tempo, ma comunque sempre innamorati, mentre il terzo, diviso a sua volta in quattro sezioni, ha al centro un altro protagonista, un esploratore del tempo e dell’universo. Come vedete, la struttura è molto peculiare e riflette bene la natura stessa del libro, nato per aggiunte di materiale diverso: “In viaggio verso il futuro”, il terzo racconto, è il più antico, scritto nel 2004, mentre “Ti sto aspettando” nasce nel 2015 su richiesta di un amico che voleva utilizzarlo per fare la proposta di matrimonio alla fidanzata e “Sto tornando” da te arriva nel 2020, come regalo dell’autrice alla coppia. Eppure, nella sua eterogeneità, il libro trova sempre una sua compattezza, anche narrativa: i due innamorati sono infatti legati proprio al giovane esploratore di In viaggio verso il futuro.
Kim Bo-young riesce sempre a infondere nelle pagine la sua personale filosofia di vita, fatta di relazioni, interconnessioni e aneliti costanti della specie umana a crescere, distruggersi e poi ricostruirsi, in un loop che si perpetuerà fino alla fine dei tempi. Una concezione del cosmo che però non viene mai appesantita da prolisse riflessioni di natura misteriosofica. No, qui tutto è tradotto nel dato reale: un amante che scrive lettere spaziali all’amata in viaggio nel cosmo, e le risposte di lei, oppure i “diari di bordo” di un ragazzo “figlio delle stelle” che per tutta la vita esplorerà l’universo. Un libro dolce, certo, ma non dolciastro, che ti lascia un senso di sfida per i concetti espressi ma anche di calore per il modo in cui viene fatto. L’autrice, che di solito si occupa di horror, trova un suo habitat naturale nella fantascienza, che non accenna ma che anzi abbraccia in toto, con tutti i tropi del genere, compresi anche “alieni”, paradossi spazio-temporali, teorie sul viaggio alla velocità della luce, civiltà altre e misteriose creature cosmiche.
Verso la metà della seconda parte si sente un po’ di stanchezza, e tutta la sezione in cui si rifonda la civiltà, quella ancorata a terra, diciamo, è senza ombra di dubbio quella meno riuscita e più meccanica. Tuttavia, con il finale, con l’incontro con Cluster, il libro va in orbita. L’ultima parte è infatti un conte philosophique di altissimo livello, senza spiegazioni accademiche ma con il cuore pulsante di un vagabondo delle stelle che incontra, alla fine dei tempi, la “coscienza dell’universo” e dialoga con “lei”. Da qui scaturisce il tutt’uno, tra il singolo e il plurale, l’approdo alla quarta dimensione e la ripartenza del Mulino di Amleto, la ruota del tempo.
E da qui sgorga il senso del dono di cui scriveva Kim Bo-young all’inizio. Perché questo libro è un dono, per noi e per gli altri. Leggerlo, ma ancora di più donarlo, significa viaggiare tra le stelle non da soli ma in compagnia di tutti noi.