Se vivete a Milano e negli ultimi tempi avete avuto la sensazione che improvvisamente chiunque abbia cominciato a correre (compreso Tony Effe), tranquilli, non è una vostra impressione: i running club sono una mania tutt’altro che nuova, al punto che ormai è difficile capire dove finisca la passione per la corsa e dove cominci quella per la socialità. Perché nell’epoca della Tinder, Hinge e Bumble fatigue, mettersi un paio di scarpe e andare a correre insieme è diventato anche un ottimo sistema, soprattutto… per conoscere qualcuno.
Del resto, la corsa è inclusiva: bastano un paio di scarpe e un’ora di esercizio è più che abbondante. Più facile di così. Con la bici, il discorso cambia un bel po’: serve un attrezzo, costoso (potenzialmente costosissimo), serve tempo, conoscenza dei percorsi, abilità meccaniche. Eppure è dal lontano 2004 che il ciclismo ha smesso di essere solo una passione per gente che ama indossare completi bruttini e troppo attillati. Merito di Rapha, brand di abbigliamento tecnico londinese che, fin da subito, ha cercato di posizionarsi come marchio di riferimento per quanti del ciclismo abbiano fatto un vero e proprio stile di vita. A caratterizzarlo, un’estetica pulita, materiali di qualità e un immaginario che racconta il ciclismo come un qualcosa di raffinato, quasi epico, oltre che una disciplina atletica. Un brand attorno al quale sono nati concept store che hanno funzionato come punto di ritrovo e che ha contribuito alla fortuna del fenomeno fixed. Un approccio che si è consolidato in particolare dal 2014, anno di debutto sul mercato di brand come Pas Normal Studios, MAAP, Velocio, tutti caratterizzati da collezioni in grado di fondere performance e moda urbana. Grazie a loro e alla moda Gorpcore (un estetica ibrida, che fonde abbigliamento tecnico da montagna con un uso fashion, urbano e spesso streetwear-oriented), vestirsi “da” bici, andare in bici, frequentare gente che va in bici, è diventata una vera e propria sottocultura, qualcosa di figo. Tanto figo che, ad oggi, se hai un’età compresa tra il 30 e i 50 anni, è impossibile tu non abbia almeno un gruppo di conoscenti che non soltanto pratica questo sport con continuità, ma lo mostra pure, lo ostenta, sì, insomma, sembra lo faccia.. SoloPerModa.
Ed è precisamente dentro questo modo di vivere la bici che, nel 2022, è nato a Verona SoloPerModa Cycling Collective, un collettivo fondato da Francesco Corsi, Gabriele Gantes, Andrea Rossini, Niccolò Pavia Marchetto, Tommaso Stanizzi e Alberto Morelato (lui sì, già noto agli appassionati di moda per le sue creazioni a marchio Wooden). Un gruppo mosso dalla passione per il ciclismo, certo, ma anche dalla volontà di costruire attorno a questa passione qualcosa che vada oltre tempi, watt e classifiche. «Negli ultimi anni, abbiamo visto mutare molto l’approccio degli amatori a questo sport» sostiene Tommaso. «Anche se sei soltanto un amatore, l’unica cosa che conta sembra essere unicamente la performance, il risultato, il tempo da mostrare su Strava o sui social. È proprio per questo che abbiamo pensato a un nome che fin da subito rendesse palese la dimensione leggera, autorionica del nostro modo di intendere la bici». Anche per SPM però è molto importante l’immagine… «C’è indubbiamente una componente estetica molto forte. Componente già presente in particolar modo nei gruppi ciclistici dell’Europa del nord. Per noi fare le cose fatte bene o fatte male richiede lo stesso tempo. Per questo abbiamo deciso di affiancare all’aspetto sociale, di unione, di comunità quello più estetico, che si esprime attraverso la nostra linea di abbigliamento e - perché no - tramite quello che di noi raccontiamo sui social».
Quindi, meno performance, più senso d’appartenenza. «È l’aspetto più importante. Nessuno di noi può insegnare a qualcuno come si pedala o come si possa migliorare a livello prestazionale. Vogliamo solo ciclisti felici di far parte di un gruppo, per tutto quello che viene oltre la pedalata, oltre la bicicletta, oltre i propri risultati». E per dare forma a questa community (come direbbero in un’agenzia di comunicazione), organizzate periodicamente delle uscite. «Cerchiamo di organizzare almeno due “ride” ogni settimana. Una infrasettimanale e l’altra durante il week-end. Ma il bello è che tutti possono proporre un’uscita. Non esiste il concetto di leader. Il gruppo è un modo per dare a chiunque un’opportunità per fare sport e divertirsi in compagnia. Durante l’anno, organizziamo circa quattro o cinque eventi, con l’obiettivo di aggregare anche persone esterne al nostro collettivo».
Avete anche una squadra corse, però! «Un’idea nata quasi per gioco e che ci vede impegnati, attualmente, nel solo campionato italiano gravel. Speriamo di riuscire a portare un po’ di leggerezza anche tra i pro». In tutto ciò, avete creato una linea di abbigliamento, tecnico e non solo (per l’appunto). «Il percorso è stato parallelo alla nascita del gruppo. Chiamandoci “SoloPerModa” era quasi obbligatorio per noi affiancare alla nostra identità un logo che potesse essere riconoscibile. Non una vera e propria linea ad essere sinceri. Rilasciamo dei drop (come direbbero in un’agenzia di comunicazione, nda) annuali sia per la parte race che per la parte off-race in totale libertà. Niente collezioni, niente linee stagionali, niente moda “vera”, se è questo il punto…». Il design è di vostra creazione? «Le linee e lo stile sono di Alberto Morelato. Ha totale carta bianca in quello che fa. Il suo background e la sua passione per il ciclismo trovano forma naturalmente nel nostro modo di comunicare». Che feedback avete dal mercato? I vostri colleghi maniaci della bici si fidano di un brand nuovo come il vostro?
«Alterniamo prodotti tecnici per l’attività e prodotti off-race. Al momento stiamo sviluppando molto più la parte off-race. Quando si scende nella “giungla” dei capi tecnici, ovviamente, i player di riferimento diventano brand contro i quali, ad oggi, per visione, tempo e capacità non possiamo ancora competere. La risposta, in generale, è molto buona. Semplicemente chi prende uno dei nostri capi lo fa perché si riconosce nei nostri valori e nel nostro modo di vivere il ciclismo. SoloPerModa è diventato il simbolo di tutto questo». E quali sono questi valori? «Inclusività, rispetto, divertimento. Per noi il gruppo viene sempre prima di tutto e tutti. Indipendentemente dalle proprie capacità. A noi interessa che si creino amicizie». Argh, lo vedi?! Come degli Adidas Runners qualunque! «Ci piace pensare che chi pedala con noi si senta parte di una vera e propria famiglia. Soprattutto dopo essere scesi dai pedali». Tutto molto bello ma la domanda, alla fine è sempre: vestendo con e uscendo in compagnia di SoloPerModa, si trova l’amore? «L’amore per la bici, senza ombra di dubbio».