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Il killer di Ardea e il grande quesito
delle nostre società: come si colgono
i segnali di squilibrio?

  • di Matteo Merigo Matteo Merigo

15 giugno 2021

Il killer di Ardea e il grande quesito delle nostre società: come si colgono i segnali di squilibrio?
Lo psicologo Matteo Merigo prova a ricostruire i passaggi che hanno portato Andrea Pignani, 34 anni, a compiere un gesto estremo come quello di uccidere a sangue freddo due bambini e un anziano senza apparente motivo: «In psicanalisi l'acting out è la trasformazione del delirio, dell'allucinazione vissuta nella testa, nella realtà. Non è più un immaginario folle, ma la realtà che si trasforma in follia, dove “ciò che è precluso al simbolico, ritorna nel reale” (Lacan). E così, la domanda che dovremmo porci è come far in modo che i segnali di squilibrio vengano colti per tempo, ma non è così semplice, nemmeno per gli addetti ai lavori. In alcune circostanze, il passaggio tra “normalità” e “anormalità”, avviene in un arco di tempo ridottissimo, talvolta così ridotto da risultare estremo

di Matteo Merigo Matteo Merigo

L'omicidio dei due fratelli di 5 e 8 anni, nonché dell'uomo che ha cercato di far scudo per difenderli, avvenuto in un parco ad Ardea, alle porte di Roma per mano di Andrea Pignani, mette in luce una delle grandi difficoltà che la nostra società deve affrontare quando si presentano episodi così devastanti da sconvolgere giovani vite, famiglie e intere comunità: la gestione dei segnali dello squilibrio psichico.

Pignani è stato descritto come uno squilibrato che, in preda ad un raptus, ha preso la pistola e freddato due bambini ed un anziano che in quel momento stavano semplicemente vivendosi una domenica di giugno. Dopo quel folle gesto, si è barricato in casa e nonostante l'intervento dei Carabinieri e di uno specialista nelle negoziazioni, si è ucciso.

I motivi del gesto paiono diversi: l'avvocato del padre dei due bambini, in un articolo de “il Fatto Quotidiano” parla di “esecuzione” poiché il suo nome compare in una lista di famiglie legate ai clan romani della malavita, altri parlano più semplicemente di un folle, uno squilibrato che ha trovato la pistola del defunto padre e con quella ha minacciato già in passato i vicini per futili motivi. Altri lo descrivevano come un solitario, una persona senza amici, disoccupato che aveva già dato avvisaglie in passato del suo malessere, minacciando la madre con un coltello e che aveva subito un TSO, anche se poi è emerso che fu accompagnato "volontariamente" da un'ambulanza dopo una lite con la madre nel reparto di psichiatria.

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Andrea Pignani

Cos'è il TSO e quando viene applicato

Il TSO (trattamento sanitario obbligatorio) è un ricovero coatto applicato nei casi di estrema necessità e urgenza, qualora il paziente rifiuti il ricovero volontario e sussista "pericolosità per sé e per gli altri e/o pubblico scandalo".

Perché possa essere applicato il TSO devono sussistere tre condizioni:

· Deve esserci un’alterazione di natura psichica del soggetto, che determini un pericolo per sé o per gli altri, per la quale è necessario procedere con urgenti interventi terapeutici;

· Vi deve essere il rifiuto degli interventi proposti da parte del paziente;

· Deve esservi un’impossibilità di aiuti extraospedalieri per il soggetto

Il TSO è disposto con provvedimento del Sindaco (in realtà spesso è firmato dall'assessore alla sanità)  n qualità di massima autorità sanitaria del Comune di residenza o del Comune dove la persona si trova momentaneamente, dietro proposta motivata di due medici e il trasporto nei Servizi Psichiatrici di Diagnosi e Cura(Spdc), avviene con la collaborazione degli organi di polizia.

La durata massima del TSO è di 7 giorni, salvo diagnosi che preveda la continuità del trattamento in struttura e in quel caso, il medico curante deve notificare al Sindaco le motivazioni della misura di contenimento, che si noti bene è finalizzata alla cura del paziente, non alla neutralizzazione della persona.

Nei due giorni successivi, il Sindaco invia l'ordinanza di TSO al giudice tutelare per la convalida. Il Giudice, verificata la sussistenza dei presupposti, emette il provvedimento di convalida entro i due giorni successivi.

Nel caso di Pignani, dalla stampa è emerso che quest’ultimo minacciò di morte la madre con un coltello e che, dopo la segnalazione delle forze dell’ordine, avvisate dalla vittima, fu disposto un TSO durato 1 solo giorno, anche se dalle ultime ricostruzioni, non ci fu un vero TSO ma una volontarietà da parte dell'assassino del ricovero.

Acting out: dal pensiero al gesto.

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I genitori dei bambini uccisi si abbracciano dopo la tragedia

Il problema nel trattamento degli squilibri psichiatrici, sorge subito dopo il ricovero.

Infatti, nonostante la situazione fosse conosciuta anche alle forze dell'Ordine e ai Sanitari, Pignani ha continuamente minacciato i vicini di casa per futili motivi con quella che, secondo loro, appariva una banalissima scacciacani.

Ebbene, allo stato, non sappiamo se effettivamente ci furono altri controlli nei suoi confronti o se il giovane ingegnere avesse ricevuto una cura farmacologica e/o gli fosse stato proposto un percorso psichiatrico e psicologico che poi non ha seguito, ma sappiamo che la madre, subito dopo i tragici fatti di cronaca, ha dichiarato che “era solo, non aveva amici e non si curava”, anche se emerge che fu sottoposto a "consulenza psichiatrica" per uno "stato di agitazione psicomotoria” per l'episodio nei confronti della madre.

Difficile, anzi impossibile, conoscere il vero movente che ha spinto Pignani a freddare tre innocenti, ma il tutto sembra ricollegarsi ad uno squilibrio mentale che si trascinava da tempo, sfociato in quello che chiamiamo “acting out”, ovvero la trasformazione di pensieri e minacce verbali in azioni reali.

In psicanalisi l'acting out è la trasformazione del delirio, dell'allucinazione vissuta nella testa, nella realtà. Non è più un immaginario folle, ma la realtà che si trasforma in follia, dove “Ciò che è precluso al simbolico, ritorna nel reale” (Lacan).
In questa situazione, elementi paranoici e isolamento, hanno favorito il passaggio all'atto dove, secondo le ricostruzioni di Ansa “ era uscito di casa intorno alle 11 con felpa, zainetto e guanti e avrebbe percorso con la pistola in pugno alcune strade del comprensorio di Colle Romito”.

In questo contesto, non avendo i resoconti del ricovero e non sapendo se effettivamente era seguito o meno, se assumesse o dicesse di assumere una terapia (non sarebbe il primo che dice di prendere i farmaci e li butta nel water) diventa complesso fare una diagnosi di questo “giorno d'ordinaria follia” che, al pari del noto film con Kirk Douglas, descrive una persona arrabbiata, lucidamente incontrollabile, paranoica contro tutto e tutti e armato.

E come i grandi classici del cinema, tutta questa follia termina con il gesto finale dell'omicidio.

La premessa nella conclusione è d’obbligo: ci stiamo basando sulla cronaca degli eventi, dall’inizio degli spari, alla conclusione con il suicidio; dai racconti dei vicini di casa, al dubbio se ci fosse o meno (perché questo sappiamo: il dubbio) un periodo di cura che l’omicida/suicida ha svolto, ma gli elementi sono pochi e mediati dai giornali e servirà ancora tempo per comprendere se effettivamente durante la consulenza psichiatrica sono emerse tutte le difficoltà, ma anche se queste son state colte e Pignani ha rifiutato ogni tipo di trattamento.

Certo è, invece, che nel caso di Pignani, il ricovero con diagnosi “'stato di agitazione' - paziente urgente differibile che necessita di trattamento non immediato” (fonte “Il Tempo”) e le minacce con la pistola fossero elementi presenti, visibili e coglibili. E proprio quella diagnosi significa che si è agito con tempestività nell'urgenza, ma che è qui mancano dei dati sul colloquio che emergeranno più avanti, sembrava fosse tornata una lucidità tale da permettergli un percorso psichiatrico e psicologico funzionale.

La domanda che dovremmo porci è come far in modo che i segnali di squilibrio vengano colti per tempo, ma non è così semplice, nemmeno per gli addetti ai lavori. In alcune circostanze, il passaggio tra “normalità” e “anormalità”, avviene in un arco di tempo ridottissimo, talvolta così ridotto da risultare estremo.

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