Come Cell in Dragon Ball - il personaggio che si evolve ogni volta che viene sconfitto o distrutto - anche Elodie sembra trasformare ogni “fine” in un nuovo inizio. Non necessariamente musicale, ma mediatico. La pausa diventa rebranding, il silenzio si trasforma in immagine. Nulla di nuovo per un’artista contemporanea, ma su Elodie c’è qualcosa in più.
Dopo l’annuncio di uno stop un po’ incerto, il ritorno passa attraverso collaborazioni e campagne, come quelle recente con L'Oréal, che la proietta in una dimensione sempre più internazionale e iconica. Iniziamo a vedere lo spot tra una pubblicità del Festival di Sanremo 2026 e l’altra: lei splendente, in viola con trucco e parrucco impeccabili. Anche senza musica, quello di Elodie è tutt’altro che un ritiro.
Inoltre, la mossa preventiva dell’annuncio del tour quasi due anni in anticipo - ufficializzato già a dicembre 2025 - risulta quantomeno insolita nel mondo della comunicazione discografica e forse tradisce la paura di cadere nell’oblio. C’entrerà niente la vecchia storia dei biglietti svenduti a 10 euro? Magari Elodie (o il suo team per lei) avrà pensato che sarebbe stato meglio giocare d’anticipo per evitare “vuoti” nei palazzetti, salvo poi dover rimediare con la svendita dei biglietti.
Elodie è la pop star italiana, così è deciso: non c’è spazio per altre polemiche che potrebbero insinuare dubbi su questa verità. Bisogna riempire tutto, pena la perdita di credibilità.
Ma come si fanno i sold out restando fermi nel 2026, mentre tutto corre e gli artisti scalpitano per prendersi le luci della ribalta? Si dovrebbe essere dei colossi ed Elodie, per quanto talento e seguito possa avere, rimane anche molto legata al mainstream e al mondo del gossip, fattori che innegabilmente contribuiscono ad alimentare il successo oggi.
Dalla storia con Marracash non ancora superata dai fan, alla recente relazione conclusa con Andrea Iannone; ieri, dopo mesi di rumors, ha ufficializzato la sua nuova relazione con la ballerina Franceska Nuredini. Ma il tempo e il modo sembrano tutt’altro che casuali.
Lei e la Nuredini appaiono in un post della cantante: uno scatto in idromassaggio, entrambe nude. Un’immagine che fa tremare le onlyfansers e che non lascia spazio all’ambiguità. Il tutto si inserisce perfettamente in una narrazione costruita negli anni: quella della provocazione come linguaggio, dello scandalo come veicolo di successo.
Ma la domanda è: chi dovrebbe scandalizzarsi oggi per una relazione omosessuale? Da parte di Elodie poi, che si è sempre professata paladina dei diritti civili. Era previsto e prevedibile, altro che trasgressione! Il suo pubblico è in gran parte composto da persone che gravitano attorno alla comunità LGBTQ+; l’annuncio di una relazione omosessuale soddisfa il suo pubblico e fa indignare i suoi hater: e voilà, l’attenzione è tutta sua, scacco matto!
Attenzione però: non è necessario mettere in dubbio l’autenticità del sentimento. Il punto non è se Elodie ami davvero questa persona. Il punto è che, nella sua carriera, la dimensione privata e quella pubblica coincidono sempre di più. Ogni gesto intimo diventa anche un atto comunicativo e nella comunicazione il tempismo non è un dettaglio. Annunciare una relazione omosessuale oggi - purtroppo - fa ancora discutere e indigna. E questo Elodie lo sa bene. Farlo con uno scatto provocatorio e durante una fase di stallo musicale è una prova incontrovertibile: il gossip ha bisogno di Elodie, come Elodie ha bisogno del gossip. Nulla di condannabile, ma forse il vero atto di trasgressione non è cosa si fa, ma come.
Elodie anni fa aveva dichiarato di svestirsi per “atto politico”.
Svestirsi può essere un atto artistico o anche politico, come dice la cantante stessa, ma non potrebbe essere anche solo semplicemente un modo sfacciato di dire: “mi piace piacere”, punto? Nulla sarebbe più trasgressivo di quella onestà intellettuale di cui avvertiamo una certa nostalgia. Inoltre, l’intenzione con la quale la cantante “si spoglia” è quantomeno opinabile.
Elodie ha basato gli ultimi anni della sua carriera sul suo corpo: più che simbolo di libertà, pare essere diventato una gabbia, o almeno un’estensione delle sue doti artistiche.
Riusciamo ad immaginarci la musica di Elodie senza le sue forme ben in vista? No. E non perché lei non sia una cantante valida, ma perché semplicemente la sua musica è ormai costruita sul suo corpo, le sue canzoni sono plasmate dalla sua fisicità. I suoi ultimi album sono legati da un fil rouge che più rouge non si può: sensualità, relazioni leggere, trasgressione. Ma c’è qualcosa di più noioso della trasgressione millantata come tale? Eppure in Italia, a giudicare dalle vendite, questa formula funziona ancora bene: il problema non è Elodie, e altre come lei, che sfruttano le tendenze, siamo noi. L’Italia è ancora il Paese degli scandali facili. E la musica è anche saper sfruttare cosa funziona, e non solo in termini musicali.
È qui che emerge una chiave di lettura interessante: Elodie sembra incarnare una forma di provocazione permanente, quasi sistemica. Non episodica, ma strutturale. Ogni fase della sua carriera è accompagnata da un elemento che rompe, spiazza e divide.
In questo senso, si potrebbe azzardare un parallelismo - più culturale che politico - con una certa estetica “berlusconiana”, legata alla figura di Silvio Berlusconi: centralità dell’immagine, spettacolarizzazione del privato, capacità di trasformare qualsiasi attenzione (anche controversa) in capitale simbolico.
Se vogliamo forzare una lettura teorica, si potrebbe dire che Elodie rappresenta una perfetta espressione del capitalismo contemporaneo: il sé come prodotto, l’identità come merce e la provocazione come strategia di mercato. In termini marxisti, potremmo parlare di “mercificazione totale”: non solo il lavoro artistico, ma anche il corpo, le relazioni e la trasgressione che li accomuna, diventano parte del suo valore.
La foto in idromassaggio con la nuova partner, allora, non è solo un gesto personale o politico: è anche un contenuto. Un asset. Un momento perfettamente allineato con le logiche dell’attenzione.
Come Cell, Elodie non torna mai uguale a prima. Ogni “distruzione” - che di pausa o crisi si tratti - diventa un upgrade. E paradossalmente diviene un momento che le regala più visibilità e più controllo e che - presumibilmente - aumenta le vendite.
La domanda non è più se stia provocando. Ma se dalla sua comunicazione - e quindi anche dalla sua musica - ormai, ci si possa aspettare altro.