Dietro il 2025 di Pecco Bagnaia ci sono tante storie. È stato un anno durissimo, passato dall’essere uno dei favoriti alla vigilia del mondiale allo sconfitto numero uno al termine della stagione. Con la GP25 il feeling non è mai nato, e in pista le cose sono andate sempre peggio: dai podi di inizio anno si è passati ai risultati al limite della Top15, chiudendo persino in ultima posizione in occasione del GP di Indonesia. Pecco, tre volte campione del mondo, è diventato in un attimo il centro di ogni narrazione: c’è chi parlava di moto, chi di testa, chi di boicottaggio da parte del suo stesso team, la Ducati.
Sulle difficoltà di Bagnaia se ne sono dette di ogni, ma la spiegazione è molto più semplice: “Il mio errore è stato quello di convincermi che il mio potenziale con la GP24 fosse al top e quindi davo per scontato che avrei rifatto uguale”, ha spiegato in una lunga chiacchierata a tutto tondo con Gianluca Gazzoli al BSMT. “Invece, la moto è cambiata e ho cercato in tutti i modi di farla assomigliare alla 24 senza riuscirci. È stata un po’ una perdita di tempo”.
Una stagione di lezioni, fondamentali in vista di quella che è appena iniziata in Thailandia, peraltro con una prima gara difficile per quasi tutti i piloti Ducati: “Mi ha insegnato a essere più attento, a cercare di analizzare e spiegare meglio il problema”. Una situazione atipica, specie per un tre volte campione del mondo che, da un momento all’altro, si è ritrovato a lottare per delle posizioni mai occupate nella propria carriera: “È stato molto difficile a livello mentale per lo stress, ma non ho mai perso la mia identità. Dopo quattro anni in cui fai primo o secondo di colpo inizi a far fatica. È stato difficilissimo anche per la squadra, non sono mai riusciti a comprendere veramente quale fosse il problema. Eravamo tutti in estrema difficoltà”.
All’interno del box c’è stata una corsa irrefrenabile per cercare di migliorare, ma non ha portato a nulla se non a un maggior caos: “Nelle situazioni così tutti vogliono dire la propria, facendo più casino del necessario. Quando andavamo bene, io tornavo al box, parlavo con Cristian e Tommy, che sono il capo tecnico e il telemetrista, e mi ascoltavano gli ingegneri. Quest’anno invece arrivavo al box e tutti chiedevano, parlavo con tutti, facendo più casino di quello che ci sarebbe servito”.
Nonostante ciò, però, l’idea di Pecco su Ducati è chiarissima: “Mi ha supportato in tutto, hanno esaudito ogni mia richiesta, anche quelle più assurde. I miei meccanici meritano una statua per tutte le volte che hanno montato e smontato il tutto. Hanno provato a fare in modo che io andassi più forte, anche perché non ci sarebbe stato motivo di mettermi in difficoltà”.
Di speculazioni ce ne sono state, tutte però rispedite al mittente nonostante una difficoltà a livello umano non indifferente: “Vengo pagato da Ducati, sono un pilota Ducati, non avrebbero avuto motivo di mettermi in difficoltà apposta. Sentir parlare di boicottaggio nei miei confronti non è stato facile perché, anche se si tratta di pure invenzioni, la squadra è formata da persone che possono offendersi o comunque possono prendersela male, ed è sbagliato”.
Per affrontare un momento del genere sono servite le persone giuste, isolandosi da ogni chiacchiericcio superficiale: “Io sono quello che si mette più pressione di tutti da solo. Da fuori, onestamente, non sto dietro a troppe cose. Diciamo che questo è uno sport estremamente egoista e bisogna pensare a sé stessi. Ascolto le persone di cui mi fido, le altre non mi interessano”. E in questo caso, la cerchia è giustamente molto ristretta: “All’interno del box la mia squadra, tutti quanti, il team in generale. Fuori i miei riferimenti sono Carlo, Vale, Gianluca che è il mio manager. Ascolto anche molto Domizia e la mia famiglia”.
Tra questi, colpisce poi il passaggio sul supporto di Valentino Rossi, che Bagnaia l’ha visto crescere - e vincere - essendo parte della VR46 Riders Academy: “Vale è sempre presente in tutto quello che facciamo. Abbiamo avuto diversi pranzi o cene insieme. Lui personalmente è voluto venire anche a un pranzo con il mio tecnico Cristian per cercare di capire cosa poter fare. Ci tiene molto e molte delle nostre situazioni le ha già vissute, quindi sa perfettamente come andare avanti. Un suo consiglio che mi porto dietro? Di godermi di più i risultati. Alla fine ero arrivato in un loop dove un secondo posto non andava più bene”.
Legato alla figura di Valentino, poi, c’è anche il passaggio su Marc Marquez. Per tanti il primo nemico del torinese, nonostante di Marc Pecco ne sottolinei la capacità di integrarsi in squadra perfettamente. Tra loro non c’è nessun problema, ma almeno inizialmente il passato si è fatto sentire: “Mi sono portato sicuramente dietro ciò che è successo nel 2015, però non è giusto perché alla fine io sono un altro pilota e faccio il mio. Può essere che Marc sentisse questa cosa perché sono un pilota dell’academy. Lui è quello che ha discusso e litigato con Vale, quindi sì. Se si risolverà mai questa cosa? Non penso che ce ne sia bisogno alla fine. Così è, così è stato”.