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19 giugno 2020

Auguri Schwantz e Frankie Chili,
i due piloti che mi hanno fatto morire
(dal piangere e dal ridere)

  • di Emanuele Pieroni Emanuele Pieroni

19 giugno 2020

Tanti auguri al pilota che m’ha fatto versare le lacrime più amare e tanti auguri pure a quello che m’ha fatto fare la risata più grassa. Chi è chi? E perché piangere e ridere?
Auguri Schwantz e Frankie Chili, i due piloti che mi hanno fatto morire (dal piangere e dal ridere)

Tanti auguri al pilota che m’ha fatto versare le lacrime più amare e tanti auguri pure a quello che m’ha fatto fare la risata più grassa. Fanno entrambi 57 anni. Uno - il supereroe della mia infanzia (secondo solo a mio nonno, primo sempre e Primo pure di nome) - li compie oggi, 19 giugno. L’altro - il superantieroe che purtroppo ricorderemo tutti per il suo epicafail piuttosto che per la gran carriera che ha avuto - li compirà invece domani, 20 giugno. Il supereroe e il superantieroe della mia infanzia, nati a poche ore di distanza l’uno dall’altro, condividono, oltre all’anno di nascita, al segno zodiacale e alla passione per le motociclette, anche gli occhi di ghiaccio. Senza farla troppo lunga: uno è Kewin Schwantz e l’altro è Pierfrancesco Chili. Ma perché il pianto e la risata?

Quella volta che Schwantz mi ha fatto morire dal piangere

Era il 1995 e nella sala stampa del Mugello Kevin Schwantz, accompagnato dal dottor Costa, dice “non posso più continuare con questa vita”. Me lo ricordo come se fossero passati 25 secondi invece di 25 anni. Poi la sua mano sinistra si porta sul mento, sembra darsi una carezza, ma in verità cerca di riparare un’emozione. Ma una mano non basta a contenere cose, figuriamoci emozioni. E sugli occhi di ghiaccio del mio supereroe compaiono le lacrime. Schwantz, Kevin Schwantz, stava dicendo che avrebbe lasciato le corse. E stava piangendo. Le lacrime più contagiose mai conosciute in vita mia. Basta, altrimenti piango ancora. Perchè se sei nato a pochi chilometri da Franco Uncini nello stesso anno in cui ha vinto il mondiale Lucchinelli, se il mito assoluto della tua vita (quello che era Primo di nome e primo in tutto) ama le motociclette, tu, ragazzino, t’appassionerai alle corse. È inevitabile! E se piomba nel mondiale un funambolo americano tutto cuore e poca tecnica quando hai solo cinque anni, quel pilota lì diventa il tuo idolo e se poi lo vince un Mondiale, da idolo diventa supereroe. E’ inevitabile! E per me è stato inevitabile. Figuriamoci quanto è stato inevitabile, in quel maledetto giorno del 1995, versare tutte le lacrime che avevo dentro. Non avrei più visto il 34. Quel 34 che ha segnato la maledizione del +12: perché piangerò anche quando smetterà il 46 (34+12) e ho pianto, e tanto, anche quando ha smesso il 58 (34+12+12). Sono un piagnone (ormai l’ho fatto capire), ma al di là di questo e dei ricordi personali, noi di MOW, innamorati persi dei fuorigiri e dei fuoriditesta come siamo, non potevamo mica far passare liscio il compleanno di Kevin Schwantz. Tanti auguri 34!

Quella volta che Frankie Chili m'ha fatto morire dal ridere

E tantissimi auguri anche a Pierfrancesco Chili, un altro grandissimo del motorsport che oggi si spacca la schiena nel suo stabilimento balneare di Misano, ma che ha avuto una carriera pazzesca. Fatta di risultati nel Mondiale (una vittoria in 500 e 4 in 250) e pure in Superbike (legando il suo nome a Ducati e sfiorando la vittoria del Campionato del Mondo nel 2004), ma anche di momenti indimenticabili non solo per le performance sportive. Perché Chili era, ed è ancora, uno di quelli che non puoi non amare: pane al pane e vino al vino. Uno che minacciava cazzotti se gli facevi girare le palle e che, magari, era capace pure di dartela una pigna sul naso. Istintivo e sanguigno sopra la moto e giù dalla moto. Insomma: un grande senza filtri che avrebbe meritato maggior gloria. Ma il giorno in cui lui ha versato più lacrime sportive corrisponde anche con quello in cui io ho fatto la risata più grassa. Il suo è ormai da due decenni l’epicfail del motociclismo. Era il Gran Premio di Spagna e era il 1992: Chili buttò via un secondo posto scambiando il penultimo giro per l’ultimo e finendo superato dagli altri mentre festeggiava il suo nonrisultato. Mi resi conto del dramma personale di un pilota che mi piaceva. Ma poi, la sera stessa o comunque poco dopo, la Gialappa’s Band tirò fuori un servizio di “Mai dire gol” che resterà negli annali della televisione, raccontando in chiave comica quell’errore maledetto. Ridere, e ridere di brutto, era inevitabile. Magari non da lasciarci quasi la pelle. Ma questo l'ho capito anni dopo, quando, leggendo le pagine dedicate a Chili su Motorcycle Rockstar (il libro di un certo, e allora per me sconosciuto, Moreno Pisto, vi dice qualcosa?), ho avuto voglia di andare a chiedergli scusa al mitico Frankie.

Dal minuto 13:00!

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