“Una bella carriera l’ho avuta, un libro l’ho scritto e, adesso, ho pure una canzone. Temo mi manchi solo l’epitaffio, ma non ho alcuna fretta”. Eh niente: Carlo Pernat sa sempre come spiazzarti. Anche se l’hai appena chiamato per parlare un po’ della canzone che Francesco Baccini ha scritto per lui, nel segno di Genova, di un’amicizia e – come dice Pernat – di “un modo di sbattersene le scatole per prendere la vita con serietà, ma senza prendersi sul serio”.
Nella presentazione, Baccini scrive queste parole: “Carlo è uno di quelli che non hanno mai chiesto il permesso di essere se stessi. Con questa canzone non volevo raccontare il manager o il personaggio pubblico, ma un uomo che ha sempre vissuto a modo suo, senza preoccuparsi mai di quello che gli altri si aspettavano da lui. Uno che non ha mai smesso di divertirsi, di buttarsi in nuove avventure e di godersi la vita. Forse è anche per questo che Carletto, per me, è soprattutto un amico”. C’è qualcosa da aggiungere?
Sì, c’è da aggiungere che lo ringrazio. Quella con Baccini è una amicizia autentica e poi oh, è genoano anche lui e la fede calcistica per la parte buona di Genova, quella blu e rossa, è una cosa seria e che unisce di brutto. Sarà che sono diversamente giovane, sarà che non sono stato bene negli ultimi tempi e quindi qualche pensiero l’ho fatto, però devo dire che Francesco mi ha commosso con questa canzone. Mi racconta e racconta un modo di vivere che forse non possiamo neanche più permetterci, ma anche alla fine è l’unico che può farti stare bene veramente.
E’ di leggerezza che parli?
Sì, ma di quella leggerezza che è pure serietà. Scusa il gioco di parole, ma la serietà è una cosa seria: è prendersi sul serio, invece che non è affatto serio. Ultimamente, non stando più continuamente in giro per il mondo, penso molto: vivere e amare sono i due verbi che contano. Poi, tornando alla canzone, forse dovremmo chiederci un po’ tutti se ce lo ricordiamo ancora.
La vita non è più quella di una volta come la MotoGP?
La vita può essere ancora quella di una volta, nel modo di intenderla, anche se dentro il tempo che c’è. Il passatismo è una roba che non fa per me. Sulla MotoGP, invece, ho molta meno fiducia e, te lo dico senza girarci intorno, non lo so dove stiamo andando davvero.
Che intendi?
Su MOW ne ho già parlato: i piloti non sono più il centro di tutto e questo mi fa schifo. Non fosse altro che perché la pelle è la loro. Anche di recente sono state prese decisioni senza renderli minimamente partecipi: sono carne da macello. O, se non vogliamo dire “da macello”, sono pedine per lo show. Ho l’impressione che questa cosa non piaccia affatto neanche a Carmelo Ezpeleta, ma ormai Dorna è venduta e credo che anche lui possa più poco da quel punto di vista.
Sul “patto della concordia” che dici?
Altra follia. Fanno una mega conferenza stampa per annunciare che hanno fatto un patto senza spiegare quali sono i termini di quel patto, cosa hanno deciso, quale è la direzione che si vorrà prendere. Hanno firmato tutti in bianco solo per poter fare i test a Brno con Pirelli e consentire alle case di annunciare i piloti? Io un dubbio ce l’ho: è assurdo, ma non ce la faccio a non avere il dubbio.
Cosa vedi nel futuro?
Tante ca*zate e poca sostanza. Tutto orientato allo show, ma già che si facciano le Sprint ogni fine settimana di gara è a mio avviso una follia. Non si può chiedere ai piloti di fare 44 gare l’anno, perché di questo stiamo parlando. Temo, poi, che anche Moto2 e Moto3 saranno fortemente depotenziate, forse ci saranno solo poche date che si alterneranno magari con la Bagger Cup o altre trovate simili. Boh, non ce la faccio a vedere un bel futuro. Anche perché sembra ci sia tanta confusione: prendi queste nuove regole, ad esempio, sugli abbassatori e la partenza con più distanza tra le caselle. I cambiamenti in corsa sono sempre il segno di grande confusione, anche se poi raccontano che lo fanno per la sicurezza.
Sulla squalifica di Bezzecchi a Brno che mi dici?
L’ha fatta grossa. La pena è stata pesantissima, ma non parliamo di due spinte: l’ha proprio colpito e due volte. Sicuramente qualcuno ne avrà “approfittato” per rinfrescare le possibilità di spettacolo, ma c’è poco da protestare: lui il pretesto l’ha dato. Detto questo, credo che Bezzecchi abbia la forza interiore e la squadra per voltare pagina e andare a prendersi questo mondiale.
La lotta sarà con Marc Marquez?
Escludere Marquez da una lotta mondiale è da matti. Ma se devo puntare un Euro0 lo metterei quasi su Jorge Martìn: ha niente da perdere e guida la sua stessa moto. Secondo me le proverà tutte per diventare quello che passerà alla storia come colui che vince i titoli e se ne va. Con Marco Bezzecchi, però, avrà vita difficilissima, perché ho l’impressione che quel ragazzo sia proprio entrato, a parte la gran cavolata di Brno, in quello stato mentale che rende i piloti quasi imbattibili.