Quella di Charles Leclerc nelle qualifiche è una quarta posizione che non vale nulla a Interlagos, ma che potrebbe valere tutto nelle gare bagnate che verranno. In Brasile conta poco, con le dieci posizioni da scontare in griglia di partenza per la sostituzione di parte della power unit, ma in prospettiva la situazione è assai diversa. Il perché è semplice e, sceso dalla sua SF-26, l’ha raccontato lui stesso col sorriso: nell’ora spezzettata tra Q1, Q2 e Q3 ha trovato, per la prima volta da quando è in Ferrari, un buon feeling sotto la pioggia battente.
Fa strano dirlo, lui che una delle sue imprese più grosse prima di arrivare a Maranello l’aveva costruita proprio a San Paolo, sotto la pioggia. Un giro matto al volante della Sauber mentre tutti rientravano ai box, con gli ingegneri lasciati increduli. Gli era valso l’entrata in Q3, ma aveva soprattutto mandato un messaggio a quella che, da lì a qualche mese, sarebbe stata la sua nuova squadra.
Peccato però che, di magie come quella, da quel giorno non se ne sono più viste. Il Leclerc della Ferrari, infatti, in praticamente tutte le occasioni in cui si è girato o corso sotto la pioggia ha fatto fatica, senza mai entrare in perfetta sintonia con la sua vettura. E se sul bagnato ti manca la fiducia puoi essere anche il pilota migliore al mondo, a poco servirà.
Ecco perché, vederlo sorridente una volta arrivato al ring delle interviste, ha colpito un po’ tutti. Perché va bene la quarta posizione al termine del Q3, ma davanti a sé Norris, Russell e Antonelli sono lontani. Lui, però, spiazza tutti: “È stata una qualifica molto più positiva di quanto non dica il risultato finale”, spiega a Sky Sport. “Del piazzamento in sé non sono soddisfatto, ma penso sia stata una di quelle sessioni da cui io e la squadra abbiamo imparato di più. Sapendo di avere 10 posizioni di penalità, ho deciso di essere molto più aggressivo nelle direzioni in cui andavo durante i turni, lavorando sull’ala e sui vari tool al volante”.
Una qualifica in formato laboratorio, praticamente. E forse, una svolta potrebbe essere finalmente arrivata: “È un esperimento che pagherà. Sono nove anni che sono in Ferrari e devo dire la verità: non ho mai avuto il feeling che avevo nelle categorie minori. Nelle categorie inferiori il bagnato era forse il mio punto di forza assoluto, mentre in F1, o meglio, in Ferrari, ho sempre fatto fatica. Dobbiamo ancora trovare la quadra, ma la giornata di oggi è positiva perché abbiamo provato tante cose. In certi momenti della qualifica, in condizioni in cui di solito non c’è alcun feeling con questa macchina, il feeling era molto buono”.
Soprattutto, c’è anche un motivo dietro agli otto decimi incassati in Q3: “Continuando a sperimentare siamo finiti dal lato sbagliato, ma devo dire che è stato molto interessante. Spero che tutto questo ci porti ad avere più consistenza e più feeling in condizioni del genere. Anche perché alla fine, avendo una penalità, partire decimo, dodicesimo o quattordicesimo non cambiava granché”. Dopo qualifiche opache, gare passate a lottare con la sua Ferrari anziché con gli avversari, o addirittura chiuse in barriera, per la prima volta in nove anni ha intravisto uno spiraglio di luce. Quando nessuno se lo sarebbe aspettato, verrebbe da dire.