Le qualifiche a Interlagos sono appena terminate. A prendersi la pole position è Lando Norris, il migliore prima che un secondo acquazzone si abbattesse sul tracciato, costringendo i piloti a tornare ai box e a scendere dalle rispettive vetture a metà della Q3. Alle sue spalle un furioso George Russell che, proprio quando aveva il giro della pole in mano, ha ascoltato il suo muretto - che gli diceva di rallentare - e poi non ha più avuto occasione di migliorarsi.
Talmente tanto incazz*to che per placarlo è dovuto intervenire Toto Wolff via radio, con un lapidario “George sei secondo” che, in verità, sembrava più uno “zitto e non lamentarti”. L’inglese voleva la pole nonostante in gara partirà dalla sesta posizione, costretto a scontare 5 posizioni di penalità per la sostituzione di parte della sua power unit. Alle sue spalle Kimi Antonelli, quindi secondo in griglia, poi Leclerc - che invece partirà 14esimo con dieci posizioni di penalità per il medesimo motivo - e Liam Lawson.
Approfittando della pioggia, in Q3 c’è anche Fernando Alonso con la sua Aston Martin, mentre più indietro ci sono Hamilton e Verstappen, in Q2 senza rischiare visto che, come Russell e Leclerc, anche loro sconteranno penalità in griglia. Scatteranno dalla ventesima e ventunesima, chiamati a qualche magia per rimontare.
Al di là della classifica, però, a colpire è anche un altro aspetto. Era da tempo che non si vedeva la F1 sotto la pioggia, a tratti torrenziale, con tutti in pista a infiammare la qualifica giro dopo giro. Il Q1 sembra una gara mentre le condizioni sono al limite e le macchine scodano, alcune addirittura in rettilineo. Aquaplaning ovunque, con una visibilità quasi nulla. Ogni tanto la regia internazionale manda in diretta qualche on board, con gli sterzi che non fanno altro che muoversi in continuazione. Eppure, sono tutti lì a spingere come dei dannati rischiando a ogni curva. Danno spettacolo, dal primo all’ultimo, soprattutto quando la confidenza inizia ad aumentare e i tempi iniziano a scendere.
Le macchine escono di curva completamente di traverso, ma loro tengono giù il piede come se niente fosse, come se stessero guidando a 40 km/h sotto una leggerissima pioggerella. È un’occasione e lo sanno benissimo perché, con queste condizioni, a fare la differenza è il manico più che la macchina. D’altronde, le sorprese sono tante e tra queste, nonostante l’incidente finale, c’è anche Rafa Camara, in Q2 con la Haas al primo weekend di F1. Un battesimo di fuoco, verrebbe da dire.
Bastano quei 18 minuti iniziali per capire perché questi 22 piloti vengano considerati i migliori al mondo. Pennellano ogni centimetro di pista guidando oltre un limite che, chi li guarda, non sarebbe nemmeno in grado di immaginare. Con pochissime sbavature, soprattutto, nonostante a guardare quelle immagini verrebbe da pensare che non riescano a stare in pista per più di quattro o cinque secondi di fila.
Le stesse immagini invocate e adesso a disposizione di tutti quanti. Se pensate che guidare una F1 significhi solo muovere dei pedali e girare uno sterzo di una vettura in cui si sta seduti, senza alcuna fatica, o che questi piloti vengano pagati milioni per nulla, allora andatevi a riguardare le immagini regalateci dal sabato del Brasile.
E no, al contrario di quanto qualcuno possa pensare, questi 22 non hanno nulla in meno rispetto a quelli che li hanno preceduti. Perché anche loro sanno realizzare quelle stesse magie che non si vedevano da tempo. Stavolta ci sono state le condizioni, nonostante fossero al limite, e lo spettacolo è stato servito. Adesso, anche i passatisti sfegatati, quelli del “non sanno più correre sotto la pioggia”, potranno ricredersi.