Dopo il casino del Messico, ma soprattutto quello del giovedì a Interlagos, tutti volevano ascoltare le parole di Frederic Vasseur. Sono arrivate con un giorno di “ritardo”, quando il francese ha fatto un punto sull’inizio di fine settimana della Ferrari in Brasile. Del venerdì, comunque, si è parlato poco, anche perché l’argomento non poteva che essere l’ennesimo attacco di Hamilton ai danni del compagno dopo la vittoria buttata nello scorso GP. Tutto per colpa di quell’attacco in Curva 4 del monegasco che, il sette volte campione del Mondo, pare proprio non aver digerito.
Sir Lewis l’ha ribadito senza mezzi termini, prima in conferenza stampa e poi con i media digitali e della carta stampata. Non è arretrato di un millimetro, tuonando soprattutto sull’atteggiamento mostrato dal compagno, non soltanto in Messico. Un qualcosa che, per lui, si era già visto “con Vettel e Sainz”, ma questa volta è diverso perché allora non si lottava per vincere.
A provare a rasserenare gli animi ci ha pensato giustamente il team principal della Scuderia, appena atterrato in Brasile dopo essere tornato a Maranello per prendere parte ad alcuni impegni programmati. “Ci siamo seduti ieri sera ed è andata bene”, ha esordito come riportato da Motorsport.com. “È stato utile per chiarire la mia posizione e la loro. Ora giriamo pagina e ci concentriamo su questo weekend. Le linee guida non cambiano: sono due agonisti con uno spirito competitivo feroce ed è normale che accumulino frustrazione partendo sempre l’uno accanto all’altro, ma devono rispettarsi. E soprattutto, devono portare rispetto al marchio, alla squadra, alle persone che lavorano a casa e a quelle in pista. Abbiamo profuso uno sforzo enorme per tornare davanti e il messaggio era chiaro: la Ferrari viene prima di tutto”.
Un concetto, questo, che era stato rimarcato ampiamente anche da Hamilton. Vasseur, però, su una cosa non ci sta:“Dire che non sono capaci di correre in modo pulito mi sembra eccessivo. Non c’è stato neanche un contatto tra le due vetture. Certo, non è stata una manovra felice perché quando sei primo e secondo ti aspetti di rimanerlo anziché perdere la leadership e prendere una penalità che ci è costata la gara. Abbiamo fallito collettivamente ed era doveroso reagire. Ma siamo comunque il team che ha raccolto più punti nel weekend e dobbiamo restare calmi, facendo un passo alla volta”.
Il punto della questione, per il manager transalpino, ruota tutto intorno alla competitività - altissima - dei due piloti. Messa in conto, peraltro: “È il rovescio della medaglia quando ne hai due che lottano sempre per le stesse zolle di asfalto. Se oggi siamo secondi nel mondiale, è anche grazie alla loro spinta quotidiana. È una scelta aziendale, ha i suoi lati positivi e i suoi contro. Io sono qui per gestire gli aspetti negativi”.
“Non mi interessa che siano migliori amici, anzi, potrebbe persino essere controproducente”, aggiunge. “Pretendo solo che agiscano e lavorino da professionisti. Quello che ci siamo detti resta privato, per rispetto verso di loro e verso il team. Il miglioramento che abbiamo visto dopo Madrid non è caduto dal cielo, è il frutto del duro lavoro delle centinaia di dipendenti in fabbrica. Tutti dobbiamo ricordarcelo ogni volta che abbassiamo la visiera: in pista si corre per chi quella macchina l’ha progettata e costruita”.
Un confronto positivo, ma che probabilmente non porrà fine a tutto ciò che in pista - e anche fuori - si è visto. Anche perché, a sentire Hamilton, sembra che Ferrari debba ascoltare soltanto lui per vincere. C’è chi sostiene che esponendosi faccia il leader, chi invece crede che sia soltanto un’occasione per mandare messaggi. In fondo, gli stessi che seppur con toni e modalità diverse rimarca da inizio anno, una volta ritrovata la velocità.
Andrà gestito anche questo. D’altronde, non è un caso che con Sir Lewis dentro al box ci sia andato d’accordo soltanto Valtteri Bottas. Hamilton porta qualità, tanta, ma richiede anche la totale attenzione: la stessa che, in questo momento, non può avere con Leclerc di fianco.