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Davvero il maschilismo non esiste più? Fatevi un giro tra i commenti social della W Series per cambiare idea

  • di Giulia Toninelli Giulia Toninelli

30 giugno 2021

Davvero il maschilismo non esiste più? Fatevi un giro tra i commenti social della W Series per cambiare idea
Il weekend appena concluso al Red Bull Ring ha permesso di riunire Formula 1 e W Series, portando sullo stesso podio gli uomini e le donne più telentuose di questo sport. Bellissimo, no? A leggere i commenti social degli appassionati di F1 viene da pensare il contrario perché, tra accuse di plagio e insulti vari, la presenza delle donne su terreno maschile non sembra essere così apprezzata

di Giulia Toninelli Giulia Toninelli

Il maschilismo non esiste più, così come il razzismo, il sessismo e ogni ismo che vi passi per la testa. Perché siamo nel 2021 e siamo emancipati, belli, colorati, fluidi e le donne si possono far crescere i peli sulle gambe mentre si lamentano (sacrilegio) per qualche sfigato che urla apprezzamenti lungo la strada. Di che vi lamentate, signorine? Il femminismo ha vinto, potete fare tutto quello che volete e nessuno vi dirà più niente. Anzi forse ormai siete voi a comandare, mentre i ragazzi subiscono questo cambio generazionale al grido di “eh ma adesso non si può dire più niente”.

O forse no. Perché se nel primo weekend di W Series dell’anno - la competizione di Formula dedicata alle donne che vogliano scalare il mondo del motorsport - l’account Instagram della Formula 1 decide di pubblicare un post dedicato al podio di queste ragazze vittoriose, e il post viene riempito di commenti con insulti di tutti i tipi, forse un problema c’è ancora.

A qualcuno “non frega niente” di vedere le donne sul profilo della Formula 1, però sente il bisogno di scriverlo nei commenti, mentre altri dicono semplicemente che il campionato “fa schifo” o che è “una Formula 1 molto più noiosa” e nel frattempo si ricorre ai soliti luoghi comuni sul fatto che “le donne non sanno guidare” , “donne al volante = morte pubblica” e “perché devono fare una categoria solo per loro e non dimostrano di poter correre in F1?”.

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Tra gli insulti più stupidi c’è qualcuno che non apprezza i festeggiamenti, accusando la pilota Alice Powell di aver copiato l’esultanza di Lando Norris e il suo modo particolare di stappare lo champagne: “Un Lando Norris comprato su Wish” scrive un utente, alludendo alla scarsa qualità dei prodotti acquistati sul sito di shopping cinese.

Altri, trovando ingiusto che la categoria sia dedicata solo alle ragazze, chiedono malignamente “i maschi hanno accesso alla categoria?” mentre, dulcis in fundo, il premio per il commento più stupido va ad un hater che domanda “quando farete anche la categoria per i trans?”.

Solo commenti, solo haters, solo qualche cretino che scrive cose senza valore sotto ad un post sui social. Sento già i commenti sotto a questo, di post social, di gente che scrive “ma chissenefrega” e  “ma basta con sta roba”, come se l’argomento fosse forzato, insulso, spremuto da una non-notizia per poter parlare a tutti i costi di femminismo, di donne, di roba di cui va di moda parlare.

Forse ci siamo dimenticati dell’empatia, della tenerezza come pregio e non come difetto. Dei toni pacati e delle parole che contano. Ci siamo dimenticati che se una cosa non ci piace si può fare a meno di guardarla, senza dover trovare insulti per chi l'ha pensata, realizzata, amata. E che forse i problemi da qualche parte ancora ci sono, anche se facciamo finta di non vederli. 

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