Non è un buon momento. Non serve essere un ingegnere per rendersene conto e Gigi Dall’Igna è uno che sta nelle corse da talmente tanto tempo, e con talmente tanti successi, da poterlo ammettere con la semplicità di un qualsiasi esercizio di onestà intellettuale. Nel box di Ducati ci si aspettava di poter soffrire un po’ di più del solito, ma non di soffrire così tanto. Merito sicuramente di una Aprilia che è cresciuta oltre il prevedibile e “demerito” – le virgolette sono d’obbligo per una parola che è funzionale ma non certamente del tutto corretta – di una serie di eventi sfavorevoli per Ducati. Sfavorevoli e, purtroppo, pure sovrapposti.
Anche a Austini, spiega Dall’Igna, è stato “un GP che ha riflettuto i veri valori in pista, una gara poco entusiasmante che si è svolta in un weekend con risultati contrastanti per Ducati, e che dovrà essere interpretata con grande attenzione”. Ecco, c’entra niente il giudizio e meno che mai il lamentarsi, c’entra, semmai, la capacità di analizzare tutto e trasformare in numeri la delusione. “Il sabato – aggiunge nel suo post race - è iniziato con Diggia in Pole Position e Pecco e Marc partiti dalla seconda fila in griglia. Purtroppo, l'errore di Marc nella Sprint Race gli è costato una gravosa penalità nella gara principale, costringendolo a una significativa perdita di posizioni contro i suoi inseguitori più vicini che gli ha impedito di lottare per il podio. Come sempre, è stato persistente e determinato, riuscendo a risalire fino a chiudere quinto, dando il massimo con la generosità e il carattere di un campione che non si trattiene mai”.
Insomma, Marc Marquez ha di nuovo guidato sopra i guai. Prima di tutto i suoi guai. In quel “non si trattiene” c’è l’ammissione, da parte di Dall’Igna, che il nove volte campione del mondo è lontano dalla perfetta condizione fisica che serve per vincere con certe moto, soprattutto nell’anno in cui quelle moto non sono più così tanto superiori a tutte le altre. “Marc – prosegue l’ingegnere della Ducati - non era al cento per cento a causa della caduta di venerdì, e con sensazioni dalla moto ancora incerte, senza poter quindi essere il Marc Marquez che conosciamo così bene e da cui ci aspettiamo tanto. Se a questo si aggiunge il costante miglioramento dei nostri avversari, oserei dire che la situazione diventa molto chiara”. E’ la presa d’atto di una situazione, ma pure il modo per spiegare a tutti che le preoccupazioni, ammesso che si possano già chiamare così, non riguardano Marc Marquez, ma un quadro intero che deve solo essere corretto in qualche dettaglio e nella fortuna.
“Bagnaia – conclude infatti Dall’Igna - è andato vicino a vincere lo Sprint: è stato fantastico e gratificante vederlo correre in testa per così tanto tempo. Domenica non è partito bene, ma si è rapidamente rifatto con una corsa determinata e aggressiva, con una prima metà di gara veloce e sicura. Ha mostrato la giusta determinazione di chi vuole essere protagonista, ma ha poi subito un netto calo di prestazioni che lo ha fatto perdere sempre più posizioni, fino al decimo posto. Diggia è stato solido come una roccia e ha chiuso quarto: ancora una volta migliore pilota della Ducati. Talento e maturità. Quello che è chiaro come il cristallo è che dobbiamo lavorare duramente per migliorare e mettere i nostri piloti nelle condizioni di dare il massimo, soprattutto ora che gli avversari si stanno dimostrando così competitivi. Negli USA abbiamo faticato più di quanto avremmo dovuto: è stato un campanello d'allarme che deve spingerci a tornare a vincere”.