No, quanto successo nelle qualifiche dell’Austria non può essere dimenticato così semplicemente. È il Q3, Max Verstappen sta dando tutto per agguantare una pole position insperata. Accende un fucsia, è lanciatissimo, ma in entrata della penultima curva perde il posteriore della sua Red Bull. La macchina ruota su se stessa e va a finire nelle barriere come un proiettile, il tutto a causa di un cedimento strutturale.
Ed è qui che accade l’impensabile: con l’olandese ancora nella RB22, sulle tabelle luminose compare il simbolo di una bandiera gialla. Una bandiera, non due, ciò significa che chi è in pista, alzando minimamente il piede, può chiudere tranquillamente il suo giro. Lo fa alla perfezione George Russell che, rallentando un po’ in ingresso, si va poi a prendere la pole position. E chiariamo: l’inglese, da un punto di vista sportivo, ha agito perfettamente.
Il fatto che abbia rallentato è testimoniato dai dati, gli stessi che però evidenziano come di lì sia passato comunque a velocità alta. È polemica e, se sul momento tutto ruota intorno alla pole strappata a Charles Leclerc e la Ferrari, poco dopo si inizia ad andare molto più a fondo. Cosa sarebbe potuto succedere se, malauguratamente, anche la Mercedes fosse finita fuori pista in quello stesso punto?
Ve lo diciamo noi: avrebbe potuto centrare in pieno Verstappen e la Red Bull, magari mentre l’olandese scendeva dalla monoposto. Una follia, direttamente firmata dalla direzione gara. Perché in quel momento, come sempre è successo, le bandiere gialle sventolate avrebbero dovuto essere due imponendo ai piloti di rallentare per davvero, non com’è successo con George, o addirittura la bandiera rossa.
Anche perché, poi passa il messaggio del “Ho sbagliato a rinunciare al giro” come affermato da Antonelli subito dopo la sessione, a caldo.
Sulla questione, spinosa, a voler esporsi è stato anche l’ex Ferrari Jean Alesi. Il suo commento, formulato come al solito sulle prime pagine del Corriere della Sera il martedì, è stato durissimo: “Gara decisa da una qualifica falsata”, ha esordito il francese. “Non esporre bandiera rossa con una macchina incidentata a bordo pista a me fa rizzare i capelli. Si tratta di un pessimo messaggio per chi corre in F1 e soprattutto per i più giovani. Qui non si tratta di adattarsi ad un atteggiamento della direzione gara ma di pretendere che non si ripetano mai più situazioni del genere. Come se la tragedia di Jules Bianchi non fosse accaduta. Scandaloso”.
Il riferimento è chiaro. Una macchina che, seppur a velocità tecnicamente controllata, come fu nel caso di Bianchi, finisce fuori pista durante una situazione di pericolo e alla fine succede il peggio.
Stavolta è andata bene, ma non si può far finta di niente. E se tante volte la direzione gara ha agito in nome della sicurezza, talvolta scegliendo la via della prudenza - giustamente -, cose come queste non possono accadere. Perché oltre all’immagine del campionato, di mezzo ne va la vita dei piloti. E con quella non si scherza, mai.