Una strategia perfetta, un ritmo da hammer time e un po’ di fortuna avevano portato la vittoria a Barcellona. In Austria, invece, per la Ferrari è andato tutto diversamente: Lewis Hamilton quinto e staccato di ventisei secondi dalla Mercedes di George Russell, Charles Leclerc ottavo a quasi quarantasei secondi. Una debacle sportiva che, immediatamente, ha cancellato ogni speranza di battaglia che si era accesa dopo il Montmelò.
Magari potrà diventarlo vista la lotta sul fronte sviluppi, ma questa SF-26 per ora non è da titolo. È un’ottima monoposto, telaisticamente parlando, ma basta così. E poco può farci Hamilton, finito a -46 punti da Kimi Antonelli, il leader del mondiale. Un distacco limitato solo dalle magie che fin qui è riuscito a realizzare, al contrario di Charles Leclerc che, invece, ha pagato un feeling mai ottimale dal Canada in poi.
Il Red Bull Ring, quindi, è stato molto più che una batosta e a raccontarlo è proprio il 7 volte campione del mondo, riportando tutti coi piedi per terra: “Penso che sia più che altro un ritorno alla realtà. Non credo che sappiamo perché domenica a Barcellona siamo stati così competitivi”, ha spiegato ai media presenti in circuito, come riportato da RacingNews365.
Piuttosto, dietro quell’exploit c’è un insieme di fattori, dettati in primis da una confidenza che sempre l’inglese ha con il tracciato catalano: “Penso che sia un circuito su cui sono molto forte”, ha continuato scendendo poi ancor di più nel dettaglio. “Ho scelto una strategia che, in base alla mia esperienza, ritenevo potesse funzionare, vista la degradazione delle gomme che dovevamo affrontare. È stato come nel 2021, sapete”.
Un fine settimana che gli era valso il 98esimo successo in carriera, costruito esattamente come fatto in questo 2026, il suo primo con la Ferrari: un guizzo strategico, un pit mentre gli altri soffrivano con il degrado gomma e un ritmo infernale da quel momento in poi.
Tutte cose che a Spielberg non si sono viste e non per demeriti di Hamilton, o dei piloti in generale, ma per un ritmo lontano anni luce dai rivali, Mercedes e stavolta anche Red Bull e McLaren, l’unica con meno di 10 secondi di vantaggio sulle Ferrari al traguardo. “In Austria, credo che la realtà ci abbia colpiti più duramente: pur avendo ancora una buona vettura, siamo dietro alla Mercedes in termini di velocità pura”.
La W17 ha ribadito di essere il riferimento assoluto, tanto sul giro secco quanto sul passo gara ed Hamilton non ci ha girato intorno, pur rimanendo ottimista: “Loro sono semplicemente più veloci e noi dobbiamo continuare a sviluppare la vettura. Questo non significa che non possiamo colmare quel divario. È solo che una vittoria non significa che riusciremo a batterli sempre. Penso che sia proprio il contrario: abbiamo molto lavoro da fare per riuscirci. Dobbiamo continuare a migliorare le prestazioni della vettura, in particolare la potenza, ed è proprio su questo che dovremo continuare a lavorare e a spingerci oltre”.
L’Austria ha parlato chiaro, così come ha fatto Sir Lewis. Per tornare a vincere serve recuperare, anche perché a Brackley - e ormai è cosa certa - tolta l’incognita batteria, che fin qui ha colpito più di una volta, hanno concepito una vettura quasi perfetta.
Tanto che, a otto gare dall’inizio di questa stagione, con Antonelli e Russell le Frecce d’Argento hanno vinto dappertutto: circuiti lenti, veloci, misti, col freddo e con il caldo. A volte con un margine ampio, altre meno, ma alla fine, ciò che conta è sempre il risultato sotto la bandiera a scacchi. Mercedes sorride, Ferrari insegue.