Una gara da dimenticare. Hamilton quinto a ventisei secondi da George Russell, Leclerc ottavo a quasi quarantasei, su una pista dove si gira in un minuto e dieci. Dopo la vittoria di Barcellona, che aveva acceso la Ferrari, l’Austria è un colpo durissimo. Senza dubbio, la Scuderia è stata la sorpresa in negativo di Spielberg, anche perché se parti secondo e terzo e alla fine del GP sei così distante non può essere altrimenti.
Che sarebbe stata una gara più complicata rispetto a quella della Spagna ce lo si aspettava, visto il layout del tracciato che certamente non si sposa con il gap di potenza del motore della SF-26, ma alla fine è andata anche peggio del previsto. Talmente tanto che, una volta arrivati nel retropodio, a rimanere sorpresi sono persino i rivali: “Non avevano un gran ritmo”, ha detto Russell commentando gli highlights della gara che nel frattempo venivano riproposti. A rispondergli è Antonelli, con un tono ancor più duro: “Erano davvero lenti e il loro deploying era davvero strano. Ho rischiato di scontrarmi con Leclerc alla curva 1 a causa della differenza di velocità. Andavo circa 30 km/h più veloce”.
Quando l’italiano parla di deployment, fa riferimento al modo in cui la SF-26 utilizzava l’energia ricavata dalla parte elettrica della power unit durante il giro. Un qualcosa che va oltre la semplice potenza e che, di gara in gara, viene definito da ciascuna squadra in base ai dati a disposizione.
A confermarlo, senza giri di parole, è stato anche Charles Leclerc nel dopo gara: “Il gap di motore rispetto ai Mercedes è colmabile, ma al momento facciamo tanta fatica”, ha raccontato a Sky Sport F1. “In tutte le battaglie che ho avuto con Red Bull e con i motorizzati Mercedes c’era poco da fare”.
Per il monegasco, addirittura, il discorso va ben oltre potenza ed energia: “Oggi il passo non c’era, particolarmente con me. Penso che anche con il team abbiamo fatto più fatica rispetto a Barcellona e io ancora di più. Quindi, in questi momenti devo solo tenere la testa bassa, continuare a lavorare e provare a trovare la quadra di questa macchina visto che, anche oggi, ho fatto fatica”.
Tradotto, lottare in gara era semplicemente impossibile e c’è da fare un grosso step in avanti. È la fotografia di una gara passata sempre a inseguire e che a tratti ha ricordato quelle del 2020 e del 2021: battaglie tante, ma sempre perse senza poter mai dire la propria. È successo subito dopo il via, poi dopo ogni pitstop fino alla bandiera a scacchi.
Dello stesso umore è Hamilton, passato dal vincere a dover gestire una batosta in meno di due settimane: “L’avevamo visto già venerdì: eravamo i più veloci in curva, ma poi perdevamo 6 decimi solo in rettilineo dai motorizzati Mercedes”, ha spiegato sempre a Sky Sport F1. “In qualifica siamo riusciti a colmare il divario e a fare un ottimo lavoro in nottata, ma oggi c’è stato anche il surriscaldamento: la macchina scivolava e il bilanciamento era molto difficile. Io pensavo di poter tenere il ritmo di Russell all’inizio, ma poi le gomme hanno cominciato a degradare”.
Ed è proprio in quel momento che ogni speranza è andata perduta: “In rettilineo ci andavano via, dunque dovevi spingere di più in curva per colmare quella differenza, ma non mi aspettavo che fosse così grande. Qui siamo in altitudine e pensavamo magari di avere una possibilità migliore, ma invece non è andata così”.
Sul motore invece è lapidario, almeno guardando a questo 2026: “Penso che il divario sia molto molto grande. Non so se sia colmabile in una stagione. Ci vogliono mesi e mesi per sviluppare, per testare l’affidabilità e apportare i cambiamenti necessari, e non ho informazioni al riguardo. Io penso che potremo fare un altro progresso più avanti nel corso della stagione, per cui ci aspettano alcune gare molto impegnative”.
Un incubo dall’inizio alla fine, che spegne tutte quelle speranze che, seppur minime, erano nate dopo Barcellona. Anche quest’anno, al netto di un miracolo, toccherà inseguire guardando al prossimo.