In Austria, George Russell piazza la zampata. Al Red Bull Ring l’inglese fa tutto bene, dall’inizio alla fine: zero errori, ritmo costante e una gestione perfetta in ogni momento della gara. Stavolta non c’è nessuna polemica, come invece successo dopo la pole position conquistata con la questione bandiera gialla: c’è solo un pilota che si prende di forza la vittoria, la sua seconda stagionale, dopo un periodo piuttosto complicato.
Per un attimo si lascia tutto alle spalle, esulta e torna sorridere sul podio. È un successo che lo rilancia, significativo soprattutto per com’è arrivato: fino alle qualifiche sembrava in totale confusione, staccato da Kimi Antonelli, poi il reset, la gestione perfetta - se ci si attiene al regolamento sportivo - dei momenti concitati dopo l’incidente di Max Verstappen e alla fine la vittoria, meritata.
Cosa che, invece, stavolta non ha fatto Kimi Antonelli. Nessun dramma, finito comunque a podio alle spalle del compagno e della Red Bull di Max Verstappen, ma con troppi errori commessi che lo hanno estromesso dalla lotta per la prima posizione praticamente da subito, nonostante un ritmo da metà gara in poi infernale.
Tutto comincia alla prima curva, dopo la partenza: finisce largo nel caos del via, perdendo slancio prima del lungo rettilineo. Poi, qualche secondo dopo, stesso errore: stacca troppo in là, va oltre il cordolo e perde altro tempo. Il giro successivo accade di nuovo, sempre allo stesso modo. È in quei frangenti che perde la posizione su Max Verstappen, primo grosso problema della gara.
L’altro arriva poco dopo, stavolta non per colpa sua: le pastiglie dei freni della sua Mercedes si surriscaldano, ma in maniera non omogenea, costringendolo agli extra su una pista dove il giusto feeling in staccata è cruciale. Non può far nulla, se non aspettare e adattarsi. Così è, come confermato anche dal suo ingegnere di pista, Peter Bonnington, via radio. In due giri perde quasi cinque secondi, un’eternità.
Al traguardo, tagliato mentre era incollato a Max Verstappen, paga meno di due secondi da George Russell. Tolti i problemi, il distacco e la track position persa sono tutti racchiusi in quei primi due giri. Kimi lo sa benissimo e la delusione è evidente: pochi sorrisi nel retropodio, lo sguardo perso nel vuoto sul podio. Ma soprattutto, l’ammissione immediata una volta sceso dalla W17, prima a F1TV e poi a Toto Wolff.
A raccontarlo è proprio il team principal della Mercedes, intervistato da Sky Sport F1 una volta terminati i festeggiamenti. L’austriaco conferma le sensazioni di Kimi, ma prima decide di applaudire il suo pilota: “Il segreto del suo potenziale, che è il motivo per cui è in testa al campionato, è la sua capacità di fare autocritica”, spiega spiazzando un po’ tutti.
“Lui riflette, fa un’analisi introspettiva. Come prima cosa analizza dove ha sbagliato, non dove ha sbagliato la squadra. Mi ha detto: ‘Nei primi giri ho attaccato troppo, ho frenato troppo tardi’, ed è per questo, mi sembra, che abbia perso la gara. Questa introspezione è fondamentale per vincere un campionato del mondo”.
Parole di grande stima, oltretutto citando forse per la prima volta l’obiettivo mondiale e Kimi Antonelli nella stessa frase. Poi aggiunge: “Per i piloti è difficile dire ‘ho sbagliato io’, ma lui lo fa. È perfetto, ha tutte le caratteristiche di un grande”. Ne esalta il talento e la maturità, dando l’ennesima lezione manageriale in mondovisione. Che squadra, che pilota e che team principal.