“Fa uno strano effetto, non sono ancora riuscito a realizzare del tutto”. A cuore aperto, dopo aver scritto la storia. A Interlagos, Kimi Antonelli ci arriva dopo una giornata intera passata con i Senna, persino calandosi nell’abitacolo della Lotus numero 12 con cui Ayrton corse nel 1986. Un weekend speciale, molto più del solito. A casa del suo idolo che omaggerà con un casco in suo onore, per la prima volta da campione del Mondo, davanti a quella gente che l’anno scorso l’aveva accolto come un proprio beniamino. Di giorni, dalle 23.24 italiane di domenica, quando si è laureato campione, ne sono passati appena quattro.
Troppo pochi per metabolizzare, come ha raccontato lui stesso nella prima intervista rilasciata dopo essersi preso il Mondiale, in occasione di un evento organizzato da uno sponsor di Mercedes: “Penso di aver bisogno di un po’ di tempo a casa, lontano dalla pista e con la mia famiglia, per processare quello che è successo. La verità è che ora l’attenzione è tutta sul Brasile e su come cercare di vincere il prossimo appuntamento”.
L’obiettivo non cambia. C’era da aspettarselo, anche perché, con quel sorpasso su Charles Leclerc che a Città del Messico gli era valso il podio, era chiaro a tutti come Mondiale o non Mondiale Kimi volesse solo finire più avanti possibile. “Potevo anche accontentarmi di finire nono, era sufficiente, ma non era quello che volevo”, spiega lui. “Non volevo conquistare il titolo facendo semplicemente il ‘compitino’ o restando quarto. Volevo una bella gara salendo sul podio, a tutti i costi”.
Di quella domenica, porterà con sé tante cose. Una di queste è la celebrazione sul podio, sulle spalle di Max Verstappen e Lewis Hamilton: “È surreale. Sarà uno dei ricordi più speciali della mia carriera insieme a Monza. Vedere così tanto rispetto e apprezzamento da parte di due piloti che hanno fatto, e stanno ancora facendo la storia di questo sport, è fantastico”. Un momento spontaneo, nato da uno scambio di sguardi: “Non me l’aspettavo, mi sono emozionato tantissimo. Quella foto la incornicerò sicuramente per appenderla al muro”.
Attimi da pelle d’oca, al termine di una stagione impressionante. La stessa definita “perfetta” da tanti dei piloti di questa F1 quando c’è stato da celebrare il successo di Kimi. Nove vittorie, quasi tutte una più bella dell’altra. Tra queste, però, ce n’è una che spicca: “Monza e la prima vittoria in Cina rimarranno indimenticabili, ma se devo giudicare la mia prestazione pura, quella di Montecarlo è stata la gara migliore della mia vita. Tra qualifica e gara, il feeling con la vettura quel weekend è stato semplicemente perfetto”.
Tutto bellissimo, ma prima di fare la storia non sono mancati nemmeno i momenti complicati. Soprattutto nella parte centrale della passata stagione, in Europa, quando tra ritiri ed errori tutto sembrava girare per il verso sbagliato: “Sono quasi contento che il Kimi dello scorso anno abbia dovuto affrontare tutti quei momenti difficili”, afferma Antonelli. “Mi hanno fatto crescere e maturare molto più velocemente, mettendomi di fronte a ogni tipo di situazione”.
Poi, anche una rivelazione senza nessun giro di parole: “Non mentirò, durante quel periodo complicato mi sono fatto molte domande e ho dubitato di me stesso, penso sia umano per ogni atleta. Saltare direttamente su una Mercedes ha rappresentato una scommessa enorme, con tutti i riflettori puntati addosso, ma superare quella tempesta mi ha plasmato. E non ce l’avrei mai fatta senza il supporto di tutta la famiglia Mercedes che, anche nei momenti peggiori, non ha mai smesso di credere in me”.
Lo stesso gruppo che in questo 2026 ha rappresentato la sua forza: “Mi hanno abbracciato per quello che sono, permettendomi di essere me stesso, di divertirmi e di guidare con la testa libera”. Guardando poi sempre alla squadra, l’italiano ha parlato anche del suo compagno, battuto a suon di vittorie pesanti. Nonostante ciò, la volontà è quella di apprendere il più possibile anche da lui: “Con George c’è un ottimo rapporto e un grande rispetto reciproco. Da lui sto cercando di imparare soprattutto la gestione delle qualifiche: è impressionante come riesca a entrare subito nel ritmo al sabato e a tirare fuori il giro perfetto dal nulla. In questa fase finale di campionato le prestazioni sono estremamente livellate, la qualifica diventa determinante”.
Parole che preannunciano la volontà di voler correre le prossime quattro gare con un solo obiettivo, che rimane la vittoria. Il Mondiale se l’è preso, ma la fame non è cambiata: “Essere il più giovane campione del mondo della storia e aver riportato l’Italia al titolo dopo 73 anni è un grande orgoglio. Tuttavia, questo traguardo non deve essere un punto d’arrivo, ma una nuova base da cui ripartire da zero. Ora dobbiamo mettere da parte i facili entusiasmi: mancano ancora tre punti per assicurarci il Mondiale Costruttori e vogliamo chiudere la stagione in bellezza già a Interlagos, il tracciato dove lo scorso anno ho corso il mio weekend più solido da rookie. Poi ci concentreremo sul 2027 per confermarci al vertice”. Se è vero che vincere aiuta a vincere, il 2026 potrebbe rappresentare davvero l’inizio della sua era. Quella in cui, tra i più temuti, c’è anche lui. Quante cose sono cambiate in appena 12 mesi.