La Formula 1 non gli sta dando quello che cerca, almeno per il momento. Così Max Verstappen il divertimento è andato a cercarselo altrove, sul tracciato che per definizione non perdona: il Nürburgring Nordschleife. Mercedes-AMG GT3, colori del suo team e una voglia di correre che l’inizio di mondiale e le difficoltà della sua Red Bull sembrano aver solo accentuato. Risultato: pole position e vittoria, almeno finché i commissari di gara non hanno squalificato il suo equipaggio per un errore procedurale commesso dal suo team.
Nell’intero fine settimana è stato utilizzato un set di gomme in più rispetto al numero concesso da regolamento, rendendo vana la prestazione di Max e compagni, con Mercedes costretta a scusarsi pubblicamente. Eppure, il bilancio della pista non cambia: due partecipazioni in categoria GT3, due successi. L’Inferno verde, per ora, non ha ancora trovato il modo di batterlo.
Sarebbe però sbagliato leggere il distacco finale, oltre un minuto sulla BMW #99 e sulla Porsche #44, e pensare che sia stata cosa facile. Per tutta la prima ora, con Verstappen al volante della Mercedes #3, il pubblico ha visto quello che sognava: una battaglia vera, ruota a ruota, contro l'Audi #16 di Christopher Haase.
La situazione era chiara fin dai primi giri: Verstappen dettava il passo nelle sezioni guidate, Haase recuperava tutto in rettilineo grazie a una velocità di punta superiore. Il tedesco si era preso la testa alla fine del primo giro e l’aveva tenuta quasi fino al primo cambio gomme.
Quasi, perché il momento più spettacolare della gara è arrivato proprio lì: Verstappen ha sfruttato un doppiato che ha costretto Haase a frenare, si è infilato dentro e si è ripreso la leadership pochi istanti prima di entrare ai box. Un sorpasso da manuale, nel posto giusto, al momento giusto, con la mente che va a quel duello tra Schumacher e Hakkinen a Spa nel 2000.
Da quel momento in poi la gara è cambiata. Daniel Juncadella, compagno di squadra di Max, ha fatto fuori definitivamente l'Audi, passata nel frattempo nelle mani di Nico Hantke. Jules Gounon, l’altro membro dell’equipaggio #3, invece, ha gestito la pressione della BMW #99 di Jordan Pepper e Dan Harper nella terza ora.
Quando Verstappen è rientrato per lo stint finale, il lavoro era fatto: danza tra i doppiati, amministra il vantaggio e taglia il traguardo per primo sotto la bandiera a scacchi prima di concedersi sorridente ai festeggiamenti, felice come quando l’anno scorso vinceva contro una McLaren dominante.
È stata una prova vera, anche perché contro non c’erano degli avversari qualsiasi. In pista c’erano piloti ufficiali GT di Audi, Lamborghini, Porsche e BMW, tra cui Raffaele Marciello - compagno di Valentino Rossi nel GTWC e tra i migliori piloti del mondo endurance -, fermato prima del tempo da problemi tecnici. Non una gara tra gentleman: a sfidarlo c’erano professionisti veri, ancor di più di quando aveva trionfato al volante della Ferrari 296 GT3 nel 2025.
È stata, però, una prova generale in vista del grande appuntamento, la 24 Ore del Nürburgring in programma nel weekend del 17 maggio, ancora con la Mercedes. Una partecipazione che diventa la fotografia di chi è Max: gli interessa poco del glamour, della popolarità del circus e di tutto ciò che il mondiale si porta con sé. Gli interessa correre, forse più di qualsiasi altro pilota presente sull’attuale griglia.
Nelle gare endurance ha trovato il suo habitat naturale, più della stessa F1, e il desiderio rincorso e raggiunto di partecipare alla regina delle 24 ore, la più difficile viste le caratteristiche del circuito, lo testimoniano.
Max vuole solo andare veloce, il resto conta poco. E l’Inferno verde, per adesso, è diventata la sua seconda casa. Un messaggio chiaro a tutto il mondo del motorsport: è sceso in pista, ha vinto e continuerà a spingere al massimo per battere chiunque, ovunque.