A Sepang, intorno a Toprak Razgatlioglu c’era tantissima curiosità. E alla fine del suo primo test in MotoGP l’unica certezza è che per essere veloce c’è ancora tanto lavoro da fare. Ad ammetterlo è lui stesso, consapevole delle differenze enormi tra la Superbike, che per anni ha domato meglio di chiunque altro tra derapate e frenatoni, e la MotoGP. È tutta questione di moto diverse e stili di guida opposti: adesso serve essere puliti, lineari, tutti aggettivi che finora non hanno mai contraddistinto il turco.
Toprak ne è consapevole, anche se passare dall’essere il riferimento della categoria al pilota che deve imparare è tosta: “Non è facile guardare il monitor e vedere il mio nome giù, soprattutto dopo la Superbike. Ma sto provando a imparare velocemente”. In tal senso, però, i primi quattro giorni a Sepang in sella alla M1 hanno restituito un quadro complicato: “Ho imparato qualcosa, ma non molto perché sto ancora provando a cambiare il mio stile di guida. E mi sono anche un po’ arrabbiato perché il tempo veloce non arrivava”. Un primo passo in avanti è arrivato sul finale dell’ultima giornata, ma non è ancora abbastanza per ritenersi soddisfatti: “Con gomme usate abbiamo trovato un bel setup e mi sono sentito un po’ meglio. Con la gomma nuova ho anche seguito Jack Miller solo per capire le curve, perché lui è molto forte negli angoli lunghi. In frenata va bene, freno forte e fermo la moto perfettamente, ma i curvoni ancora non li capisco”.
Oltre alle differenze di natura delle due moto, a rendere tutto più complicato sono le gomme. In Superbike c’era Pirelli, in MotoGP - per ora - Michelin. E le reazioni della moto sono tutta un’altra storia: “La gomma anteriore ora va bene, ma sul posteriore è difficile perché è molto sensibile. Non è facile comprendere il grip, ho bisogno di più tempo e sarà importante farlo in Thailandia”.
È concentrato, analitico, e ci conferma che per adesso il focus è solo sulla sua guida, mentre a Buriram inizieranno a vedersi i primi cambiamenti di setup sulla sua Yamaha: “In questi test non abbiamo toccato le sospensioni, abbiamo provato solo alcune parti nuove e ci siamo concentrati sul guidare la moto. Ora, però, abbiamo bisogno di un setup delle sospensioni diverso per far girare la moto e sentire più grip”.
Alla fine dei quattro giorni, visto che uno è stato perso da tutti i piloti Yamaha per i presunti problemi al nuovo V4, il cronometro non ha sorriso. Era uno degli obiettivi e Toprak non lo nasconde, ma il feeling con la M1 ancora è tutto da affinare: “Mi aspettavo di fare 1'57. Ma non l’ho fatto nonostante pensassi di arrivare almeno a un 1’57.7 o 1’57.6. Quando ho iniziato era così difficile che anche la mia motivazione è calata, guidavo al mio meglio ma il tempo non mi veniva”. Il ritmo è arrivato solo nelle ultime ore, ma non è bastato a raggiungere l’obiettivo: “Con gomma nuova ho fatto solo 1’58.3, ma l'ideale sarebbe 1'58.1 o zero. Ma ancora non 1'57. Se oggi l’avessi fatto sarebbe stato davvero buono”.
Un attimo dopo Toprak si ferma, riflette, e poi torna a parlare di stile guida e gomme, i due ostacoli più grossi in questo suo inizio di avventura in MotoGP: “Forse, ho solo bisogno di tempo per capire perché quando guido la moto con gomme nuove è difficile aspettare per aprire il gas. In Superbike usavo sempre la gomma posteriore per girare, scivolare, rialzare e avere buona accelerazione. Ora in MotoGP è l'opposto. Devi aprire il gas molto delicatamente perché questa gomma è molto sensibile, la posteriore soprattutto. Gli altri piloti conoscono questa gomma, forse per loro è facile da gestire, ma per me non lo è”.
Parlando di avversari, dice di aver seguito da vicino Alex Marquez sul finale di test, notando differenze impressionanti: “La sua moto gira in modo incredibile e con davvero una buona accelerazione, anche il grip è maggiore. Ho provato a guidare come lui, ma la moto non gira e perdiamo un po’. Forse è anche il setup e non solo il mio stile di guida, ma penso che per le prime 5 gare per me sarà molto difficile”.
È consapevole del lavoro da fare, quasi come una montagna che a poco a poco dovrà essere scalata con grandissima umiltà, a testa bassa. L’unica consolazione, se così può definirsi, è che il posteriore che spinna non lo avverte soltanto lui: è il problema con cui Yamaha combatte da anni, lo stesso che lamentano tutti gli altri piloti.
Guardando la Yamaha numero 7, però, colpisce un dettaglio: Toprak utilizza un manubrio diverso dalle altre M1, più grande. Glielo facciamo notare, lui ci scherza su: “Sì, ora sto guidando una touring bike”. È una scelta che almeno in questa fase lo avvicina alla Superbike, ma dai tanti lati negativi: “In frenata sono davvero forte, ma con questa configurazione perdo sul dritto e forse anche un po' in curva perché questo manubrio è molto alto. Non è facile piegarsi e andare giù. E normalmente questo non è il mio stile. Sto provando ad adattarmi”.
Quella di Toprak è una sfida tutt’altro che semplice, soprattutto per uno che dopo aver conquistato tre Mondiali di colpo si ritrova a quasi quattro secondi dai migliori. Ha deciso però di cambiare tutto e di giocare al tavolo dei più grandi al mondo, consapevole delle batoste che almeno all’inizio potrebbero arrivare (e che di fatto sono arrivate). Il lavoro è tanto e la prima gara è vicina. L’approccio, però, è quello giusto.