Sono soltanto test, ma il quadro diventa sempre più chiaro. E alcune delle impressioni che avevano caratterizzato lo shakedown di Barcellona hanno trovato ulteriori conferme: su tutte, quelle che vedevano Mercedes in gran forma, nonostante a Sakhir qualche problema di troppo sia arrivato. Non è stato il test che Wolff, Antonelli e Russell speravano, con la W17 più volte rimasta ferma ai box, ma la velocità della macchina non si discute. Alla fine dei tre giorni i due della Stella sono primo e secondo, ma la sensazione è che finora si sia giocato a carte coperte considerata anche la partita politica sulla regolarità del motore.
Infatti, non stupirebbe se, finché una decisione definitiva non verrà presa, l’ordine sia quello di non svelare il vero potenziale della vettura, magari finendo per bastonare gli avversari. E un indizio di quanto buono sia effettivamente questo motore è arrivato, seppur indirettamente, dal direttore tecnico-ingegneristico della McLaren, che quella power unit la monta sotto la MCL40: “Penso che Mercedes abbia realizzato un motore termico davvero, davvero molto buono. Ovviamente, questo è un’evoluzione rispetto agli anni precedenti. Al momento è molto difficile distinguere tra potenza, resistenza aerodinamica e deployment. Ma sì, da quello che abbiamo visto, hanno fatto un ottimo lavoro”.
Ad avvalorare queste percezioni, poi, ci sono sopratutto le parole di Wolff e Russell: entrambi hanno indicato Red Bull come la favorita, sempre sminuendo il lavoro fatto fin qui nel proprio box. E conoscendo i due, le possibilità che quantomeno per ora si stia giocando non sono poche. Sta di fatto che, però, se questa Mercedes dovesse davvero essere una bomba il 2026 rappresenterebbe la prima grande occasione sia per Russell che per Antonelli di lottare per qualcosa di grande, quel titolo Mondiale che ogni pilota sogna sin dai propri primi passi sportivi.
Concluso il primo vero turno di test, però, qualche sorriso arriva anche dalla Ferrari. La SF-26 è sembrata indistruttibile, soprattutto considerato che in Bahrain si è girato con lo stesso motore che aveva già macinato quasi 450 giri a Barcellona, completando anche più di un long run. Nessun problema anche in quest’occasione, con altri 423 giri messi a referto: l’unico campanello d’allarme sembrava fosse arrivato a tre minuti dal termine dell’ultimo giorno, con Hamilton fermo lungo la pista, ma il team principal Frederic Vasseur ha chiarito come fosse semplicemente una prova programmata legata al sistema di pescaggio del carburante. In pratica, Sir Lewis ha girato fin quando non ha finito la benzina.
L’unica certezza, però, è che la Scuderia ha imparato la lezione dopo un 2025 disastroso: zero proclami, bocche cucite e testa bassa. E quando a parlare sono state le figure chiavi del team è sempre stata sottolineata la necessità di continuare a lavorare e che, seppur positiva, l’affidabilità sia soltanto uno degli ingredienti fondamentali in vista del 2026.
Chi ha sorpreso tutti quanti, invece, è la Red Bull, dimostrazione del livello estremo a cui è arrivata l’attuale Formula 1. Se per il telaio non c’erano dubbi, lato motore a Milton Keynes hanno realizzato un mezzo miracolo, portando in pista una power unit che, nonostante sia la prima progettata e costruita in casa, non solo ha macinato tantissimi chilometri senza grossi problemi, ma è anche sembrata parecchio competitiva: “In generale, Red Bull Ford Powertrains ha fatto un lavoro straordinario pur essendo una start-up”, ha spiegato Pierre Waché, direttore tecnico del team. “In tre anni e mezzo abbiamo creato un propulsore e lo abbiamo portato in pista, il che è fantastico. Il secondo passo è vedere dove siamo rispetto agli altri e migliorare”.
Un’impresa sottolineata anche da Verstappen: “Guardando i giri che abbiamo completato, l’inizio è stato buono. È esattamente quello che volevamo fare e non era scontato. Non sappiamo se sarà sufficiente per vincere le gare, ci concentreremo solo su noi stessi e cercheremo di fare del nostro meglio, ma c’è ancora molto margine di miglioramento”. Una notizia scontata, ma anche un segnale di grande forza in vista della stagione. E se al primo anno Red Bull dovesse vincere, non resta che tirare giù il cappello.
Da Sakhir, però, non sono arrivate solo buone notizie. Dei top team, al netto di McLaren per cui vale lo stesso discorso fatto per Mercedes, la delusione è Aston Martin, senza dubbi. Come in Spagna, anche stavolta i problemi sono stati parecchi e a preoccupare è soprattutto la competitività della power unit Honda, al momento lontana anni luce da Mercedes, Ferrari e Red Bull. E se è vero che, viste le vetture completamente nuove, la curva di miglioramento sarà ampissima, Aston parte con uno svantaggio enorme.
Stroll ha parlato di 4 secondi dai migliori, Alonso ha cercato di spostare l’attenzione esclusivamente sui nuovi regolamenti: sarà una stagione dura, molto più di quanto a Silverstone si aspettavano. E per migliorare non basteranno soltanto i miracoli di Adrian Newey.