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Alberto Trentini è libero e dobbiamo ringraziare Trump. Evidentemente l’uso della forza ha ancora un posto in questo mondo

  • di Riccardo Canaletti Riccardo Canaletti

  • Foto: Ansa

12 gennaio 2026

Alberto Trentini è libero e dobbiamo ringraziare Trump. Evidentemente l’uso della forza ha ancora un posto in questo mondo
È tornato l’hard power. Le dimostrazioni di forza funzionano ancora e il caso di Alberto Trentini lo dimostra. Dopo 423 giorni di prigione e qualche sforzo diplomatico non andato a buon fine, la deposizione di Maduro da parte dell’America di Trump ha realmente smosso le cose e ora il Paese libero dalla dittatura ha capito che deve ricominciare a rispettare i paesi occidentali

Foto: Ansa

di Riccardo Canaletti Riccardo Canaletti

Alberto Trentini è libero. C’è poco da fare, la forza ha ancora un suo ruolo in questo mondo. Nel nostro mondo, quello in cui la libertà è una questione di equilibri di potere: economico, politico e simbolico. Potere economico: le mire al petrolio venezuelano degli Usa. Politico: la legittimazione della forza nel dibattito pubblico (scalzare un dittatore; anche per questo è fondamentale distinguere tra ciò che è accaduto in Venezuela, per esempio, e ciò che è accaduto con il caso dell’agente dell’Ice). Simbolico: le tempistiche e l’efficienza, a dimostrazione che sì, il gioco vale la candela. 

L’ultimo è il più semplice da capire. Trentini viene liberato dopo 423 e dopo che gli Stati Uniti hanno deposto il dittatore Nicolás Maduro. Come dichiara Tajani: “Un forte segnale da parte della presidente Rodriguez che il governo italiano apprezza molto”. Un segnale di distensione, della serie: abbiamo capito che aria tira. O le cose cambiano, o le cose cambiano. È la legge del più forte, piaccia o meno. L’operazione americana è stata particolarmente veloce ed efficiente, un successo militare e di intelligence, come lo fu, ad esempio, quello di Israele contro Hezbollah in Libano, quando fecero esplodere i cercapersone dei militanti. Anche in quel caso, chiaramente, una dimostrazione di forza. 

Il primo è tanto banale che nessuna critica basata sul movente economico porta da qualche parte. Non solo perché da sempre le guerre si fanno per interessi, ma perché gli interessi in Venezuela, come in Groenlandia, non sono solo quelli americani, ma anche quelli cinesi e russi. E dunque indignarsi perché un nostro alleato (almeno per ora) ha allontanato i nostri avversarsi (Russia e Cina) dal bottino è autolesionismo. Il punto di mezzo, quello politico, è stato poi gestito benissimo ma, anche qui, con molta facilità. L’attacco era contro una dittatura accusata di torture, incarcerazioni, persecuzioni, rastrellamenti. Una dittatura comunista, con Maduro erede dello chavismo, e cioè quella cosa tragica, sanguinaria e depravata che fa bagnare i militanti di Potere al Popolo. 

Trump
Donald Trump Ansa

Sul punto politico il Venezuela ha perso su tutta la linea. Certo qualche piazza si è riempita, ma nell’era social, a differenza di quanto avvenuto per Gaza, lo sputtanamento è arrivato in simultanea. Non solo per le piazze venezuelane piene di persone in festa per la fine della dittatura, ma per i venezuelani che si sono scontrati durante le manifestazioni con la sinistra occidentale, capace senza vergogna di trattare gli esuli, gli emigrati, i rifugiati politici, perché questo erano, da traditori della patria (a futura memoria: va bene difendere gli immigrati che scappano dalle dittature, purché non siano dittature socialiste). 

Cosa ancora più importante, la “diplomazia degli ostaggi” di Maduro ha fallito. Con ogni probabilità Trentini era dentro per spingere l’Italia a fare uno scambio o un accordo con il Venezuela. Le ipotesi sono varie e poco interessanti. Più interessante è notare come il castello barbaro di Maduro sia crollato nel giro di pochi mesi. Con la forza, è chiaro. È l’hard power bellezza, che non solo non se ne è mai andato, ma che è possibile sia l’espressione sociale di un istinto naturale, quello verso la guerra. Insomma, Trentini è libero e non (solo) grazia alla diplomazia, questo è evidente. Dobbiamo chiederci se sia davvero immorale pensare che talvolta l’uso della forza, se porta alla liberazione di un popolo e persino di prigionieri innocenti, sia in fondo necessario. 

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