Fin dai tempi più antichi dare una degna sepoltura ai propri cari era considerata una sacra forma di rispetto e devozione, l’ultimo gesto d’amore e di cura verso chi non c’è più, l’ultimo saluto all’anima di chi fisicamente abita un altrove sconosciuto ma continua a vivere nei ricordi e nella memoria di chi gli ha voluto bene. E questo è vero soprattutto per chi su questa terra ci è rimasto poco tempo, per l’infanzia violata e calpestata di quei bambini che hanno incontrato la morte per mano degli adulti, spesso purtroppo proprio quegli adulti che li hanno partoriti ma che non sono degni di essere chiamati genitori. Come è successo alla piccola Beatrice, la bimba di Bordighera che non trova pace nemmeno da morta dato che sua madre, Emanuela Aiello, e il compagno di quest’ultima, Manuel Iannuzzi, che si trovano in carcere con l’accusa di averla maltrattata e picchiata fino a provocarne il decesso, invece di prendersi le proprie responsabilità, ora stanno giocando ad un macabro scaricabarile addossandosi vicendevolmente le colpe di ciò che è accaduto quel maledetto 8 febbraio quando la bimba ha subito un colpo alla testa che le è stato fatale.
Ma Beatrice ha anche un papà biologico, Maurizio Rao, che ha affidato al suo legale Fabio Scaffidi Fonti, un’accorata lettera dove dice che Beatrice non c’è più e che lui non potrà più rivederla e abbracciarla, gioire dei suoi compleanni, del suo primo giorno di scuola, della sua crescita, dei suoi desideri e aspirazioni, delle sue prime confidenze sul fidanzatino, del futuro che aveva davanti e che le è stato per sempre strappato da chi le ha tolto la vita a soli due anni. Ora che il medico legale ha concluso gli esami autoptici, il papà di Beatrice vuole riavere il corpo di sua figlia per poterla salutare un’ultima volta e poterle dare, appunto, una degna sepoltura e per questo ha fatto formale richiesta di dissequestro della salma presso la Procura di Imperia. Anche lui si trova in carcere ma sta scontando una pena per reati minori che nulla hanno a che vedere con i maltrattamenti della piccola e l’unica cosa che lo tiene in vita è la speranza che le altre due figliolette di sette e nove anni possano essere affidate a sua sorella Sonia che ne ha fatto richiesta al tribunale dei minori.
Si tratta delle due sorelline di Beatrice che con le loro testimonianze sono state determinanti nella ricostruzione dell’accaduto, due bambine che gli psicologi hanno definito “adultizzate” per la sofferenza che hanno dovuto patire in una casa dove spesso venivano lasciate sole e dove erano costrette a svolgere lavori domestici e a badare alla bimba più piccola. Il papà di Beatrice fa sapere attraverso il suo avvocato di non aver mai conosciuto personalmente Manuel Iannuzzi e di non immaginare che le bimbe, in particolare Beatrice, fossero costrette a subire continui maltrattamenti e abusi fisici e psicologici anche perché la Aiello impediva alla zia e ai nonni paterni qualsiasi contatto con le nipoti relegandole ad un’esistenza che bambine della loro età non dovrebbero mai trovarsi a sperimentare.
Il papà di Beatrice vuole solo avere una tomba su cui portare un fiore per la sua bambina quando potrà uscire dal carcere e la certezza che le altre due figlie possano essere accudite e cresciute dalla sorella fino a quando non potrà pensarci lui. Intanto a Beatrice si continua a mancare di rispetto quando i difensori di Iannuzzi e della Aiello dicono in tv che nei suoi polmoni “c’era solo fuliggine o fumo passivo” mentre gli inquirenti hanno quel video dove Iannuzzi la obbliga a fumare una sigaretta mentre lei piange disperata, un video definito “goliardico” perché “serviva solo a far ridere la mamma e le sorelline”. E le si manca di rispetto soprattutto quando l’avvocato Laura Corbetta, difensore della Aiello, dice all’inviata di Morning News che “Beatrice era molto vivace, versava i barattoli di popcorn nei cassetti e a volte si rendevano necessari interventi correttivi ed educativi che qualsiasi genitore avrebbe posto in essere”! No avvocato Corbetta, qui non la seguiamo davvero più perché se una marachella autorizza un genitore ad ammazzare di botte una bambina di due anni (aveva emorragie anche nella pelvi e nel pancreas!) non siamo solo al di fuori di qualsiasi intervento educativo e correttivo, di qualsiasi regola o legge in senso giuridico, siamo proprio al di fuori di qualsiasi comportamento che possa ancora definirci esseri umani.